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Come far rinascere Trani? «Investendo nell'innovazione»

Lettera in redazione di Mauro Spallucci

La rinascita della città riparte se la nuova classe dirigente sarà capace di selezionare, valutare e sviluppare progetti da finanziare con risorse pubbliche (europee e regionali) ancora disponibili innanzitutto dopo un chiaro indirizzo politico di chi è stato chiamato ad amministrare la città. La scossa passa per un nuovo modello organizzativo nella gestione dei fondi supportandolo con competenze tuttora carenti. In sostanza serve un gruppo formato da uomini e da donne capaci di trasformare i fondi europei in rilancio. Un gruppo di persone capaci di valutare fattibilità e soprattutto impatti potenziali dei progetti presentati scartando ciò che non produce sviluppo ed è solo clientelismo. Ricostruendo dall'alto verso il basso e dal basso verso l'alto. Serve una politica piena di ideali e di sagge iniziative. Oggi la politica necessaria non può più assolutamente essere soltanto emanazione di un atto oppure gestione clientelare di risorse sempre più scarse ma deve essere la capacità di attivare le energie positive peraltro già presenti in città. È necessaria anche questa lucida consapevolezza di diradare il buio per accendere il riscatto.

Per esempio se è vero che negli anni '50 la nostra città con parte dell'Italia era ancora terra di agricoltori, poi diventati operai e, nel giro di 20 anni, impiegati, i cui figli, nel passaggio di due generazioni, in un periodo di crisi, scelgono in buon numero di tornare alla terra, allora ripartiamo anche dalla terra. L'agricoltura, un settore dimenticato, all'ultimo grado sul piano sociale, ora diventa un settore cruciale in cui nascono nuovi modelli come la vendita diretta. Con trasparenza e informazione perché il cibo non è una cosa qualsiasi, è bene comune. Quasi sinonimo di legalità. Perché al di sotto di un certo prezzo bisogna sapere che c'è sfruttamento del lavoro e dell'ambiente. E senza legalità non c'è sviluppo. Se è vero che ben 23 sono i prodotti - pasta, pomodori, aceto, olio, fagioli, ecc - in cui l' Italia detiene il primato in assoluto, allora - anche a Trani - ripartiamo anche dai campi, dalla terra che rappresenta la speranza.

Mettendo insieme sviluppo della cultura, paesaggio e patrimonio storico ed artistico ed i prodotti della terra. Ripartiamo dall'economia civile perché il profitto non basta, se non crea bene comune. Se il mercato anziché sorreggere le comunità le polverizza, se anziché creare valore lo volatilizza, se anziché rispettare l'ambiente lo distrugge, esso viola la sua identità, diventando letteralmente incivile. La nostra città può provare ad investire sullo spirito di cooperazione e reciprocità. Sulle persone ed in particolare sulla vocazione lavorativa. Si può provare a sostenere un'associazione che promuove un'agricoltura di qualità. Ed anche un' artigianato di qualità. Non si può ancora aspettare perché soprattutto molti giovani stanno andando via, e non sono più gli emigranti con le valigie di cartone, ma laureati che non torneranno più. Si deve puntare a diffondere una cultura della cooperazione, del rischio, rispettano la vocazione della nostra città.

Bisogna investire quanto prima nell'innovazione. Che in sostanza è un processo di scoperta. Come? Anzitutto creando l'aspettativa che l'innovazione sia in grado di spostare i confini. Bisogna ritrovare valori e motivazioni riappellandosi a tempi importanti dal forte valore etico. Trasparenza, regole chiare e condivise, allargamento e diversificazione delle competenze, flessibilità, etica, apertura mentale. Temi e valori antichi, da valorizzare, riscoprire e rispettare per poter guardare con fiducia. Un'ottica innovativa al mondo del lavoro con la L maiuscola, dove interagire con le persone con la P maiuscola, andando oltre - pur senza dimenticarla - la logica dei numeri. Investiamo nelle persone e nel futuro con il saper costruire e mantenere un rapporto fortemente valoriale con le persone. Ecco il patto di chiarezza politica necessario per capire dove si vuole andare e cosa manca per poterlo fare. Guardiamo insieme avanti. La storia cittadina è fatta di persone , di sentimenti e di passione che dimostra una sola cosa: realizzare un sogno è possibile. Un sogno: passare dalla Perla dell'Adriatico alla Perla del Mediterraneo. Facciamoci affascinare insieme dalla sfida del cambiamento possibile. Consapevoli che le strutture come le imprese non possono costruire il buon carattere delle persone o dei cittadini. Perché se lo fanno non generano persone libere e felici come dicono o forse vogliono, ma solo tristi strumenti di produzione.

Le strutture come le imprese, possono solo accogliere, rafforzare, non distruggere le virtù. Non possono fabbricarle. Le virtù fioriscono se sono più grandi de più libere ei nostri obiettivi, anche di quelli più nobili e grandi. Quando - a causa di crisi e fallimenti - le imprese cadono qualcuno deve iniziare a ricostruire. Come quello che accade nelle foreste. Quando le foreste cadono qualcuno deve iniziare a piantare alberi. E l'albero dell'economia crescerà bene se sarà affiancato da tutti gli alberi della foresta. Ne vogliamo parlare? Se non ora quando? La nostra città ha bisogno di un rilancio che può passare solo attraverso un nuovo protagonismo dei cittadini. a rinascita passa attraverso un'assunzione di responsabilità da cui nessuno può sentirsi esonerato. Perché la comunità è un intreccio di doni e di obblighi. Non bastano i doni, lo sappiamo, ma non bastano neanche gli obblighi, perché sono entrambi coessenziali. Se manca il volto del dono la comunità implode, collassa, si autodistrugge. Chi ragiona esclusivamente di costi e burocrazia vive di standard. Noi possiamo e dobbiamo osare di più. Sperare di migliorare è lecito, impegnarsi doveroso, crederci opinabile.

- Mauro Spallucci - Omi Trani, Organismo a Movente Ideale
  • Turismo
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