Tommaso Laurora
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Politica

Contributi per l'efficienza energetica degli edifici comunali: interviene Laurora

«No ai finanziamenti al Palazzo di città: intervenire su edifici scolastici»

Il consigliere Tommaso Laurora è intervenuto sulla delicata questione che ha visto qualche giorno fa protagonisti il consigliere Altamura e l'assessore ai lavori pubblici Marco Capurso sulla rivendicazione di paternità del Programma Operativo Interregionale per le Energie Rinnovabili relativo a concessione di contributi per edifici di proprietà comunale.

«Pochi giorni fa - scrive l'esponente dell'opposizione - abbiamo assistito ad una piccola scenetta fra il consigliere Altamura e il neo assessore ai lavori pubblici, Marco Capurso. I due potevano tranquillamente parlarsi nei corridoi di Palazzo di Città o nella stanza del neo assessore, ma hanno preferito interagire attraverso gli organi di stampa. La cosa e' strana, perché sono entrambi elementi della coalizione che governa la città. Per spiegarmelo, ho immaginato che il consigliere Altamura, avendo perso l'assessore di riferimento del suo partito, il dott D'Amore, volesse recuperare pubblicamente un po' della cosiddetta "visibilità", e quindi con un "io scrivo a te e tu rispondi a me", volesse attribuirsi la paternità di un finanziamento, a futura memoria. Si tratta del finanziamento del Programma Operativo Interregionale per le Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico, relativo alla concessione di contributi a fondo perduto per progetti di efficientemento energetico di edifici di proprietà comunale. Alla stimolazione di Altamura affinché si partecipasse al bando ministeriale, il neo assessore Capurso, con prontezza, ha scritto di non preoccuparsi, perché pare che la città di Trani abbia presentato da giugno 2013 la cosiddetta "diagnosi energetica" relativamente al palazzo municipale (fatta da chi?) quale condizione abilitante per accedere alla richiesta di contributo. Fosse stato per me, avrei chiesto il contributo per qualche edificio scolastico».

«A questo punto vorrei intervenire sull'argomento – controbatte il consigliere - e, adeguandomi al collega consigliere e al neo assessore, evidenzio che, in ogni caso, bisogna tener presente che il bando ministeriale esclude espressamente dalla possibilità del finanziamento gli immobili comunali vincolati. Ora è vero che il Palazzo di Città, al momento, non è direttamente vincolato, ma lo è potenzialmente, perché dovrebbe essere sottoposto, per legge, a procedimento di "verifica di culturabilita". Infatti il Codice dei Beni Culturali, approvato con D. Lgs. 42/2004, modificato poi dalla legge 106/2011, prevede che i Comuni richiedano alla Sovrintendenza territorialmente competente, di verificare se i propri immobili costruiti da più di settanta anni possano o meno rivestire caratteristiche tali da condurre ad un vincolo di bene culturale. Tale verifica, a mio parere, diventa obbligatoria quando, a maggior ragione, si debba usufruire di un finanziamento per il quale il comune deve categoricamente attestare che si tratta di un immobile non vincolato. Cosa accadrebbe infatti se il vincolo dovesse intervenire dopo la scadenza del bando e prima dell'erogazione del finanziamento?».

«Allora, volendo essere propositivo - conclude Laurora - io consiglierei al neo assessore, per non far arrabbiare il consigliere Altamura, o di cambiare immobile facendo fare una nuova diagnosi energetica, (affidandola, spero, con incarico pubblico), oppure attivare immediatamente la procedura di verifica di culturabilità del bene alla Sovrintendenza di Bari, anche alla luce delle caratteristiche di pregio architettonico e storico del Palazzo di Città, sperando, cosa che non credo, che l'immobile non venga dichiarato degno di vincolo».
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