Eventi e cultura

Domenica a Trani raccolta di foto-adesioni per "ControlArms"

La campagna di Amnesty International sul commercio delle armi

Domenica 6 Novembre, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, presso l'ingresso principale della Villa Comunale di Trani, Amnesty International Gruppo Italia 180 e Legambiente Circolo di Trani, organizzano la raccolta di foto-adesioni a sostegno della campagna internazionale di disciplina del commercio mondiale delle armi "ControlArms"
IL PROGETTO CONTROL ARMS
Il 9 ottobre 2003 Amnesty International, Oxfam e International action network on small arms (Iansa, una rete di oltre cinquecento associazioni in cento paesi) hanno lanciato la campagna mondiale "Control Arms," che ha per obiettivo l'adozione di un trattato internazionale sul commercio di armi ATT (Arms Trade Treaty) entro il 2006. Strumento principale per diffondere l'obiettivo dell'ATT è la foto-petizione, che intende raccogliere un milione di volti in tutto il mondo. La galleria di immagini raccolta sul sito internazionale www.controlarms.org sarà presentata ai rappresentanti dei governi di tutto il mondo, in occasione della seconda Conferenza dell'ONU sui traffici illeciti di armi leggere, che si terrà a New York nel luglio 2006.
Ancora oggi la maggioranza dell'opinione pubblica non è adeguatamente informata e non ha la possibilità di dare il proprio contributo e appoggio alle organizzazioni che si battono per istituire controlli efficaci sul traffico di armi. A livello internazionale, il "Programma d'azione delle Nazioni Unite per prevenire, combattere e sradicare il traffico illecito delle piccole armi e delle armi leggere in tutti i suoi aspetti" si è dato l'obiettivo di ottenere dagli Stati dei criteri rigorosi di natura internazionale, regionale e nazionale conformi al diritto internazionale per non dare via di scampo ai traffici di armi. I governi che esportano armi e quelli che le ricevono hanno l'autorità e il dovere sia di garantire la sicurezza e i diritti dei propri cittadini che di gestire i trasferimenti di armi in modo che i diritti dei cittadini di altri paesi non vengano violati. Questo in teoria. Ma nella realtà, questi governi fanno poco o nulla per questo obiettivo. Il bagno di sangue e la miseria provocati dall'assenza di controlli efficaci li chiamano direttamente e inesorabilmente in causa.

La diffusione incontrollata delle armi, soprattutto di quelle leggere, è pericolosa per la sicurezza del mondo. Ogni giorno milioni di donne, uomini e bambini vivono nel terrore della violenza armata: ogni minuto, un essere umano rimane ucciso. Ogni anno in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina vengono acquistate armi per una somma equivalente a quella necessaria per ridurre la mortalità infantile ed eliminare del tutto l'analfabetismo.
Ogni anno, le armi uccidono mezzo milione di donne, uomini e bambini. Molte altre migliaia di persone vengono ferite, torturate o costrette a lasciare le proprie abitazioni. Dagli scontri tra bande a Rio de Janeiro e Los Angeles, alle guerre civili del Sudan e del Nepal, l'impatto della proliferazione globale delle armi e del loro abuso ha raggiunto un punto critico.

Il "business" delle esportazioni mondiali di armi autorizzate si aggira sui 28 miliardi di dollari l'anno;

- l'88% delle armi è fornito dai paesi membri del Consiglio di Sicurezza: Usa, Russia, Cina, Francia e Regno Unito;

- nel 2001 gli Usa hanno venduto armi per un valore di quasi 10 miliardi di dollari; seguono il Regno Unito con 4 miliardi di dollari, la Russia con 3,6 miliardi di dollari, la Francia con 1 miliardo di dollari e la Cina con 6 miliardi di dollari;

- nello stesso anno, i paesi in via di sviluppo sono stati destinatari del 67,6% del valore di tutte le armi commercializzate: gli Usa sono i primi fornitori di armi a paesi di Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina (41,7% del totale, per un valore di 6 miliardi di dollari); seconda la Russia (23,6%, 3,4 miliardi di dollari), terzo il Regno Unito (22,9%, 3,3 miliardi di dollari);

- sono in circolazione 689 milioni di armi leggere, una ogni dieci persone, prodotte da oltre 1100 aziende in 98 paesi;

- ogni anno muoiono per cause riconducibili all'uso delle armi, 500.000 persone, 1300 al giorno, una al minuto;

- ogni anno vengono prodotti otto milioni di armi leggere e sedici milioni di munizioni;

- almeno il 60% delle armi finisce nelle mani di civili;

- 300.000 bambini e bambine soldato sono coinvolti in conflitti armati.Gli Stati hanno il diritto di ricorrere alle armi per garantire la protezione della vita, della libertà e dell'integrità fisica dei propri cittadini contro attacchi militari dall'esterno o imminenti minacce alla vita durante lo svolgimento di attività di applicazione interna della legge. La Carta delle Nazioni Unite concede (art. 51) a tutti gli Stati il diritto legittimo di autodifesa e richiede loro (art. 1) di rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali. Le forze armate possono essere usate per finalità positive, quali il rastrellamento e la distruzione delle armi nel corso di operazioni di peacekeeping. Questi diritti non vanno mai disgiunti dalla responsabilità internazionale, sia legale che morale, di controllare e limitare la proliferazione degli armamenti. Le operazioni di polizia condotte con le armi devono essere conformi ai Principi di base delle Nazioni Unite sull'uso della forza e delle armi da fuoco da parte dei funzionari incaricati dell'applicazione della legge del 1990.

Gli attuali controlli esercitati dagli Stati, purtroppo, non impediscono che le armi finiscano nelle mani di chi abusa dei diritti umani. Per questo, Amnesty International chiede un controllo più rigoroso sui trasferimenti che alimentano i conflitti armati e acuiscono la sofferenza umana. La "guerra al terrore" avrebbe dovuto far emergere la volontà politica di porre dei limiti al commercio di armi. Invece molti governi, a partire da quello degli Usa, hanno allentato i controlli sulle esportazioni verso i "nuovi alleati", senza tener conto della situazione dei diritti umani all'interno di questi paesi. Tutto questo ci pone di fronte a rischi ancora maggiori rispetto al passato.

La situazione sta peggiorando. A dirlo è la gente che, nei paesi in via di sviluppo e nei centri urbani dei paesi avanzati, osserva come la diffusione della violenza armata abbia avuto un'escalation nell'ultimo decennio: il possesso e l'uso di armi ad alto potenziale si stanno diffondendo sempre di più; le forze di polizia che usano le armi commettono gravi abusi, dando l'esempio sbagliato; le vite e i beni di sussistenza vengono distrutti). Ovunque, i conflitti sono sanguinosi e indiscriminati. Nel Kenya del Nord e in Uganda i pastori hanno sostituito le loro lance con le mitragliette Ak-47. In Europa la criminalità ricorre sempre più ad artiglieria di tipo bellico piuttosto che alle armi leggere. Ciò cui stiamo assistendo non è solo l'aumento degli omicidi nella violenza urbana, delle rapine che finiscono in tragedia, delle rese dei conti tra gang giovanili, delle uccisioni nel corso delle guerre. Le forniture militari e di sicurezza vengono utilizzate, in tempo di pace, da eserciti, forze di polizia e gruppi paramilitari per uccidere, ferire e commettere atrocità.
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