
Cronaca
Indagine su palazzo Broquier, nota della Curia arcivescovile
«Il nostro atteggiamento libero interiormente ed esteriormente». Diramata una nota ufficiale in merito ai tre avvisi di garanzia
Trani - sabato 30 luglio 2011
Travolta dal clamore dei tre avvisi di garanzia per Arcivescovo, vicario generale ed economo, la Curia arcivescovile ha diramato una nota ufficiale in merito alla questione della compravendita del palazzo Broquier-D'Amely, oggetto dell'attenzione della procura di Trani e del pm Antonio Savasta.
«La comunicazione mediatica che ci vede coinvolt i- si legge nel documento - non ci lascia indifferenti e nel contempo non ci sconvolge. La vicenda ha avuto un iter (che si snoda negli anni 2005 e 2006), nella piena applicazione della legge civile e canonica, interlocutorio e giuridico molto attento, serio e sereno, giunto a conclusione il giorno 4 ottobre 2006 con la stipula del relativo rogito nella forma richiesta dalla legislazione italiana e redatto da comprovata professionalità notarile. Il contenzioso, ancora in atto, è stato aperto dagli ex proprietari molti mesi dopo, il 31 maggio 2007, consegnando all'autorità ecclesiastica un atto di citazione. Sin da questo periodo, agli ex proprietari dell'immobile in questione è stata data la possibilità di rescissione del rogito sottoscritto precedentemente. Tale disponibilità è stata successivamente resa in forma pubblica il 17 giugno 2010, con la concessione di procura a vendere l'immobile in parola. Ciò al fine di ricondurre la controversia nei binari dell'etica e in maniera tale da consentire la rivendita dello stesso bene al prezzo asseritamente superiore».
«Il nostro atteggiamento - prosegue la nota - è stato decisamente libero interiormente ed esteriormente. Assistiti dal legale, ci siamo rimessi al giudizio della Magistratura in cui riponiamo piena fiducia. Rimaniamo in attesa di un giudizio secondo verità».
«La comunicazione mediatica che ci vede coinvolt i- si legge nel documento - non ci lascia indifferenti e nel contempo non ci sconvolge. La vicenda ha avuto un iter (che si snoda negli anni 2005 e 2006), nella piena applicazione della legge civile e canonica, interlocutorio e giuridico molto attento, serio e sereno, giunto a conclusione il giorno 4 ottobre 2006 con la stipula del relativo rogito nella forma richiesta dalla legislazione italiana e redatto da comprovata professionalità notarile. Il contenzioso, ancora in atto, è stato aperto dagli ex proprietari molti mesi dopo, il 31 maggio 2007, consegnando all'autorità ecclesiastica un atto di citazione. Sin da questo periodo, agli ex proprietari dell'immobile in questione è stata data la possibilità di rescissione del rogito sottoscritto precedentemente. Tale disponibilità è stata successivamente resa in forma pubblica il 17 giugno 2010, con la concessione di procura a vendere l'immobile in parola. Ciò al fine di ricondurre la controversia nei binari dell'etica e in maniera tale da consentire la rivendita dello stesso bene al prezzo asseritamente superiore».
«Il nostro atteggiamento - prosegue la nota - è stato decisamente libero interiormente ed esteriormente. Assistiti dal legale, ci siamo rimessi al giudizio della Magistratura in cui riponiamo piena fiducia. Rimaniamo in attesa di un giudizio secondo verità».
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