Sequestro della Guardia Costiera
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Cronaca

La procura di Trani fa sequestrare il depuratore di Molfetta

Prosegue l'attività giudiziaria sugli impianti mal funzionanti del nord barese. Ci sono 8 indagati. La Capitaneria continua le operazioni di analisi delle acque

Nella mattina odierna, in esecuzione di decreto emesso dall'ufficio del giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Trani e su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Savasta, personale militare del nucleo di polizia giudiziaria della Capitaneria di porto di Bari ha sottoposto a sequestro preventivo l'impianto di depurazione della città di Molfetta. Il provvedimento autorizza la facoltà d'uso dell'impianto, esclusivamente ai fini dell'immediata attuazione delle misure minime di esercizio prescritte dall'Acquedotto pugliese. Complessivamente risultano indagate 8 persone tra le quali dirigenti del Comune di Molfetta (gestore e stazione appaltante dell'impianto), legali rappresentanti della società Eurodepurazione SpA (affidataria della conduzione dell'impianto), nonché dirigenti della Regione Puglia e dell'autorità idrica pugliese.

I reati contestati attengono a gravi illeciti ambientali (quali il danneggiamento aggravato delle acque pubbliche, il getto pericoloso di cose, il deturpamento di bellezze naturali, il superamento dei valori tabellari nello scarico in acque superficiali, il deposito e trattamento in assenza di autorizzazione dei fanghi prodotti dall'impianto di depurazione, l'impiego di fanghi privi dei requisiti di legge direttamente su suolo agricolo, l'emissione in atmosfera ed in assenza di autorizzazione di gas prodotti dall'impianto di depurazione), reati contro la pubblica amministrazione (l'interruzione di un servizio di pubblica necessità, la frode nelle pubbliche forniture e la turbata libertà degli incanti), violazioni delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro (omissione di cautele contro gli infortuni).

Le indagini, coordinate dalla procura di Trani sono state svolte da militari specializzati del nucleo di polizia giudiziaria della Capitaneria di porto di Bari e si sono avvalse delle risultanze tecniche emerse dal lavoro svolto dai consulenti nominati dalla stessa Procura tranese. La corposa ed articolata attività investigativa ha consentito di accertare l'attuale e persistente stato di degrado ed abbandono dell'impianto di depurazione di Molfetta che, di fatto, non riesce a garantire il trattamento delle acque reflue ricevute, sicché vi è una sostanziale identità tra le acque in entrata nel processo depurativo e quelle scaricate in mare. Questa situazione determina un perdurante inquinamento delle acque marine del litorale. Tutto ciò a fronte del pagamento alla società conduttrice, da parte dell'amministrazione comunale, di un canone annuo di circa 170.000 euro e l'erogazione di ingenti risorse pubbliche (oltre 2 milioni e 700.000 euro) finalizzate alla realizzazione delle necessarie opere di adeguamento ed ammodernamento le quali, tuttavia, non sono mai state portate a termine e non risultano mai essere state collaudate.

Nell'ambito della stessa indagine, su espressa richiesta della procura di Trani, nelle scorse settimane gli operatori subacquei della guardia costiera (primo nucleo subacquei della guardia costiera di San Benedetto del Tronto) hanno proceduto ad un'ispezione approfondita dei fondali prospicienti lo scarico di Molfetta, nonché di quelli relativi ad altri impianti depurativi del litorale nord barese, allo scopo di accertare e documentare gli effetti impattanti di eventuali fonti inquinanti. Le risultanze degli accertamenti, tuttora in fase di elaborazione ed analisi, verranno sottoposte al vaglio dell'autorità giudiziaria inquirente.
Sequestro del depuratore di MolfettaSequestro del depuratore di Molfetta
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