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«Per far fare un bagno a mio padre ho dovuto lasciare Trani»: la lettera di una figlia sull'accessibilità al mare
L'appello di una lettrice dopo l'esperienza vissuta con il padre 84enne
Non sono abituata a scrivere ai giornali o alla politica. Lo faccio oggi perché in questi giorni ho vissuto un'esperienza che mi ha fatto riflettere e che vorrei condividere. Mio padre ha 84 anni. Molti pensano che faccia fatica a camminare solo perché è anziano, ma non è così. Tanti anni fa si è sottoposto a un intervento alla caviglia e al piede che avrebbe dovuto migliorargli la vita. Purtroppo è andata diversamente e oggi convive con dolori molto forti che lo costringono a camminare con l'aiuto delle stampelle. Nonostante tutto, c'è una cosa che non ha mai smesso di amare: il mare. Quest'estate mi ero ripromessa di riuscire a fargli fare almeno un bagno. Pensavo di dover cercare un lido privato con la sedia Job, perché a Trani, che è la nostra città, non conoscevo una spiaggia libera attrezzata per chi ha difficoltà motorie. Cercando su internet ho scoperto, invece, una spiaggia libera a Bisceglie, a pochi chilometri da noi, gestita da un'associazione di volontari. Hanno due sedie Job, una passerella che arriva fino al mare e, soprattutto, una disponibilità e una sensibilità che mi hanno profondamente colpita.
Vedere mio padre entrare in acqua è stata un'emozione difficile da spiegare. Era felice. E io lo ero con lui. È lì che ho capito una cosa che forse, finché non la vivi da vicino, non riesci davvero a comprendere: la disabilità se ne frega dell'età. Può riguardare un ragazzo, un adulto, un anziano. E tutti hanno lo stesso diritto di godersi una giornata al mare. Non avevo mai preso davvero coscienza di quanto possa essere difficile anche un gesto che per molti di noi è così normale. Basta una passerella che manca, una sedia che non c'è e, improvvisamente, il mare diventa un posto che non puoi più vivere. Ed è proprio questo che mi dispiace. Trani è una città bellissima. Abbiamo un mare meraviglioso e un lungomare che tutti ci invidiano. Eppure, per permettere a mio padre di fare un bagno, ho dovuto portarlo in un'altra città.
Non scrivo queste righe per criticare qualcuno o per fare polemica. Scrivo perché ho visto con i miei occhi che un'alternativa è possibile. A Bisceglie ci sono persone che, con impegno e volontariato, hanno reso una spiaggia libera davvero accessibile. Perché non possiamo riuscirci anche noi? Non sto chiedendo qualcosa solo per mio padre. Oggi è lui, domani potrebbe essere un'altra persona, un anziano, un ragazzo con una disabilità, qualcuno che dopo un incidente ha perso la possibilità di camminare normalmente. L'accessibilità non serve a pochi: prima o poi riguarda tutti noi, direttamente o attraverso una persona che amiamo. Spero davvero che questa mia riflessione possa essere raccolta da chi amministra la nostra città. Non come una protesta, ma come un invito a guardare un po' più lontano e a prendere esempio da chi ha già dimostrato che tutto questo si può fare. Perché il mare dovrebbe essere un diritto, non una fortuna. Con stima, Francesca Ancona
- Una riflessione sulla questione del nostro caporedattore Tonino Lacalamita
Le sue parole ci ricordano una verità spesso dimenticata: l'accessibilità non è un servizio destinato a una ristretta categoria di persone, ma una condizione che rende una città davvero inclusiva. La disabilità può essere permanente o temporanea, può riguardare un giovane, un adulto o un anziano. E quando si parla di mare, di spiagge e di spazi pubblici, il diritto di tutti a poterli vivere dovrebbe rappresentare un obiettivo condiviso. Per questo abbiamo scelto di pubblicare integralmente la sua lettera.
Una riflessione che riguarda tutti . La lettera non punta il dito contro qualcuno e, proprio per questo, assume ancora più forza. Non parla soltanto di una passerella o di una sedia Job, ma del significato concreto della parola inclusione. Negli ultimi anni Trani ha investito nella valorizzazione del proprio litorale e del suo patrimonio turistico. Il passo successivo potrebbe essere quello di rendere il mare davvero accessibile a tutti, affinché nessuno sia costretto a spostarsi in un'altra città per vivere un momento di normalità. L'accessibilità non è un privilegio né un favore: è un indice di civiltà. Una spiaggia libera attrezzata non serve esclusivamente alle persone con disabilità permanenti, ma anche agli anziani, a chi affronta una riabilitazione dopo un incidente o un intervento chirurgico, alle famiglie che accompagnano un proprio caro con difficoltà motorie. Le grandi trasformazioni, spesso, nascono da storie semplici. Quella raccontata da Francesca Ancona è una di queste. Non contiene accuse, ma una proposta. Non chiede trattamenti speciali, ma pari opportunità. Ed è forse questo il messaggio più importante: una città è davvero accogliente quando permette a tutti, senza distinzione, di vivere i suoi luoghi più belli. Perché il mare, come scrive la lettrice, dovrebbe essere di tutti.



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