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Penetrazione mafiosa: nella Bat risulta connessa con gli appalti pubblici, l’edilizia e la tutela dell’ambiente

I risultati nella relazione semestrale sui risultati della Direzione Investigativa Antimafia

Nello scenario criminale della provincia di Barletta-Andria-Trani "agiscono mafie diverse (autoctone e non), attratte da un vivace tessuto economico. La presenza di più autonome associazioni mafiose operative nel territorio negli ultimi trent'anni è attestata da plurime sentenze definitive di condanna per associazioni di stampo mafioso. Sentenze che sono anche il risultato dell'impegno investigativo della DDA di Bari nel corso degli anni": comincia così il capitolo dedicato al nostro territorio nella relazione semestrale del Ministro dell'Interno al Parlamento sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia.

Pubblichiamo lo stralcio relativo appunto al territorio della sesta provincia pugliese: "Nel senso, si è espresso il Presidente della Corte d'Appello di Bari, Francesco Cassano, delineando il panorama mafioso nella provincia BAT "ove le locali organizzazioni criminali presentano connotazioni particolari anche in ragione del loro coinvolgimento nelle dinamiche delinquenziali di altri sodalizi quali quelli foggiani e cerignolani. Al riguardo, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Renato Nitti, ha specificato come il circondario di Barletta-Andria-Trani "sia divenuto terreno fertile per alleanze criminali di livello che coinvolgono consorterie mafiose del territorio della Capitanata ma anche realtà di criminalità organizzata calabrese".

Emerge, infatti, "il ruolo di pregiudicati locali quali trait d'union" tra le consorterie 'ndranghetiste e quelle del territorio foggiano e, in particolare, di Cerignola. Ne consegue, quindi, uno scenario criminale connotato da instabili equilibri in cui la peculiare autonomia dei locali clan storici, tesa a mantenere il controllo delle tradizionali attività illecite (es. estorsioni, traffici di stupefacenti, usura e contraffazione), deve necessariamente coniugarsi con gli interessi e l'influenza delle più strutturate consorterie foggiane e baresi.

Nella sesta provincia pugliese i settori in cui la penetrazione mafiosa è più pervasiva risultano quelli connessi con gli appalti pubblici, l'edilizia e la tutela dell'ambiente. L'attenzione costante delle Istituzioni e le iniziative avviate per prevenire tali rischi hanno trovato un momento di sintesi nel primo degli incontri del progetto M.A.S.I.I.P.163 convocato, al Palazzo del Governo di Barletta il 27 ottobre 2022, proprio per sensibilizzare e orientare i principali attori del monitoraggio antimafia sul tema del contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore delle infrastrutture. In quel consesso, cui ha anche partecipato la DIA, il Prefetto di Barletta-AndriaTrani, Rossana Riflesso, ha sottolineato come il territorio della provincia rappresenti un terreno fertile "perché gode di un tessuto economico particolarmente attivo e ricco, caratterizzato da piccole e grandi imprese, attività commerciali, industriali ed agricole, che ne fanno una delle province più ricche della Puglia. Proprio il settore agroalimentare è quello che subisce una considerevole ingerenza da parte delle organizzazioni criminali, la cosiddetta agromafia". Le maggiori criticità potrebbero interessare sia il litorale Margherita di Savoia, Barletta, Trani, Bisceglie sul quale insistono le prevalenti attività turistiche e di ristorazione, sia l'entroterra rurale della provincia caratterizzato da una significativa incidenza di reati predatori, rapine, danneggiamenti ed estorsioni nel comparto agricolo.

A Barletta l'analisi delle dinamiche delittuose conferma l'assenza di significativi segnali di effervescenza tra i locali sodalizi grazie all'efficacia dell'azione repressiva condotta dalle Forze di polizia e dalla Magistratura che ha depotenziato il clan Cannito-Lattanzio. Risulterebbero operativi anche altri 4 gruppi criminali 169dediti prevalentemente allo spaccio di stupefacenti. Riguardo a quest'ultimo ambito illecito, l'8 settembre 2022 la Guardia di finanza, a conclusione delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Brescia, ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un legale nell'ambito di un più ampio procedimento instaurato a carico di 6 indagati. I successivi sviluppi dell'inchiesta, avviata già nel 2019, hanno permesso di acquisire nuovi elementi probatori circa il ruolo svolto dagli stessi che, da creatori di una piattaforma e-commerce gestivano poi anche "il commercio illecito sul darkweb di sostanze stupefacenti, armi, oggetti contraffatti e beni di provenienza delittuosa o comunque illecita".

Ad Andria la locale criminalità organizzata, in rapporti privilegiati con la malavita cerignolana, intrattiene, soprattutto nell'ambito degli stupefacenti e in quello dei reati predatori, contatti qualificati con esponenti della criminalità regionale ed extraregionale come comprovato dall'indagine conclusa l'11 luglio 2022 dalla GdF che, nel disvelare l'esistenza di una nuova compagine criminale nel capoluogo pugliese, ha documentato il suo stretto "stretto legame" con l'organo direttivo barese del traffico di droga e due fornitori andriesi, uno dei quali "broker" particolarmente dotato di "pragmatismo e capacità imprenditoriale nel trattare diversi tipi di sostanze stupefacenti" e l'altro avente il ruolo di "grossista". Quanto, invece, alle interazioni con altre compagini di diversa matrice mafiosa sovvengono gli esiti dell'indagine conclusa il 16 novembre 2022 dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di finanza che ha consentito di disarticolare un sodalizio, con base operativa in provincia di Napoli, facente capo ad un noto narcotrafficante, storicamente vicino al clan camorristico Amato-Pagano di Secondigliano, dedito all'introduzione nel territorio nazionale e all'esportazione verso altri Paesi di ingenti partite di cocaina.

In tale quadro, è emerso come la citata consorteria camorrista si avvalesse della cosca calabrese Morabito - Palamarabruzzanti, egemone nel locale di Africo (RC), "per il recupero degli ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina importati via mare, dal Sud America e in arrivo presso scali portuali europei ed italiani, tra cui il Porto di Gioia Tauro…", mentre per le operazioni di deposito, trasporto e consegna della cocaina, avrebbe incaricato un altro gruppo "operativo su Roma, Andria e Pescara" facente capo ad un elemento della cosca Mammoliti (RC). Nello scenario andriese agirebbero ancora taluni elementi di spicco dell'ex clan Pastore Campanale mentre non viene segnalata, allo stato, l'operatività del gruppo Griner-Capogna. In città l'unico sodalizio tuttora attivo nella sua struttura clanica e familistica rimane quello dei Pistillo-Pesce, contiguo agli Strisciuglio baresi. Sebbene non direttamente collegati alla locale criminalità organizzata, particolare interesse rivestono gli esiti dell'operazione conclusa il 15 luglio 2022 dalla Polizia di Stato in ragione del "contesto criminale, la caratura delinquenziale dei soggetti coinvolti e le concrete modalità della condotta evocativa della forza di intimidazione tipicamente mafiosa". L'indagine, infatti, ha riguardato atti di violenza e maltrattamenti, fisici e psicologici, subiti dalla moglie di un boss del clan Lapenna di Andria, inserito nella più vasta compagine dei Pastore. Parimenti significativi anche gli episodi delittuosi emersi nell'indagine "Madre terra" conclusa, il 3 novembre 2022, dai Carabinieri disvelando l'esistenza di due gruppi criminali organizzati i quali, mediante l'impiego di metodi violenti, si contendevano il controllo del territorio murgiano e pre-murgiano tra i Comuni di Andria e Minervino delle Murge e con propaggini fino ai Comuni lucani dell'Alto Bradano.

Uno dei gruppi era composto da soggetti di Andria e Canosa di Puglia tra loro indipendenti "i quali, attraverso la violenza quale strumento per il controllo del territorio fondiario, cercavano di imporre servizi di guardiania abusiva o a contratto, oltre che essere direttamente implicati nella commissione di reati contro il patrimonio e di illecita detenzione di armi". L'altro gruppo, invece, era composto da andriesi e minervinesi dediti prevalentemente alla commissione di reati contro il patrimonio, ad ulteriore conferma di come l'entroterra risulti segnato dalla notevole incidenza di reati predatori e danneggiamenti commessi in danno del settore agricolo. Tuttora presenti, nel territorio andriese, le rapine in danno di autotrasportatori ed i furti di autovetture. Al riguardo rileva l'operazione conclusa dalla Polizia di Stato nel semestre, i cui esiti hanno messo in luce un'organizzazione operante nei territori del Basso Tavoliere e della provincia BAT, caratterizzata da una precisa ripartizione di compiti tra i sodali, da una capillare conoscenza del territorio e da una vasta disponibilità di veicoli. Gli associati, durante l'esecuzione dei delitti, utilizzavano apparati ricetrasmittenti ed utenze telefoniche attivate a nome di soggetti inesistenti, mentre, con la complicità di taluni commercianti di Cerignola (FG), provvedevano anche alla successiva ricettazione dei veicoli rubati. Sempre nel settore dei reati contro il patrimonio, si evidenzia la misura di prevenzione patrimoniale eseguita, il 6 dicembre 2022 dalla DIA, a carico di un locale pluripregiudicato privandolo di beni per un valore stimato di 1 milione e 900 mila euro.

A Trani, le numerose operazioni di polizia concluse negli ultimi anni hanno significativamente colpito, tra gli altri, i sodalizi criminali dei Corda-Lomolino e dei Colangelo. Nel comunque fluido contesto criminale, in cui sembrerebbe confermarsi la presenza del gruppo Fiore-Risoli, compagine satellite del clan Parisi di Bari, storiche figure dell'ex clan Annacondia potrebbero continuare ad esercitare una forte influenza soprattutto nel settore degli stupefacenti188.

A Trinitapoli, persisterebbe la datata contrapposizione tra i clan De Rosa-Miccoli Buonarota e Gallone-Carbone già segnata dalla nota, faida scaturita dall'omicidio dei due rispettivi boss, che porta il nome della cittadina ofantina, oggi attenuata dopo le operazioni Nemesi (2019) e Turn Over (2020) con le quali sono stati ridimensionati, rispettivamente il clan Carbone-Gallone e quello dei De Rosa-Miccoli-Buonarota. Quest'ultimo sodalizio, sino a quel momento, aveva mantenuto il monopolio delle attività illecite, in primis spaccio di stupefacenti ed estorsioni, acquisendo così quella rilevante capacità finanziaria che gli aveva anche consentito di avviare rapporti con la malavita cerignolana e con la criminalità organizzata andriese. In tale quadro, si inserisce il sequestro anticipato eseguito, l'11 ottobre 2022191 dalla DIA, a carico di un esponente di spicco dei Buonarota indagato nella menzionata operazione "Turn Over" (2020) che, tra l'altro, aveva messo in luce il ruolo preminente nel traffico di droga assunto dai De Rosa-Miccoli Buonarota a discapito dei contrapposti Carbone-Gallone.

A Margherita di Savoia, l'assenza di strutturate formazioni autoctone continua a esporre il territorio alle mire espansionistiche dei clan operanti nei centri limitrofi che lo considerano un obiettivo altamente remunerativo per la sua vocazione turistico-termale e per la presenza di esercizi commerciali e di strutture balneari e ricettive.

Nello scenario criminale di San Ferdinando di Puglia sembrerebbe ancora attivo un gruppo capeggiato da un elemento referente della malavita cerignolana per l'intera valle dell'Ofanto. Nella provincia non risultano stabili presenze di organizzazioni criminali straniere. Sembrerebbero tuttavia emergere talune interazioni con compagini estere tra le quali spicca la "predominante" criminalità organizzata albanese nel settore del narcotraffico. Numerosi in tutto il territorio i sequestri e i rinvenimenti di armi. In tale ambito, rilevano, tra le altre, le motivazioni contenute nella sentenza di primo grado emessa nell'ambito processo a carico di 3 pubblici ufficiali arrestati il 13 maggio 2021 per aver trasportato e detenuto in una masseria di Andria un vero e proprio arsenale di armi ed esplosivi. Nelle motivazioni, il GUP ha ritenuto che la tipologia ed anche "l'inimmaginabile e spaventosa disponibilità di armi" sia prova dell'inserimento dei tre imputati "in circuiti delinquenziali, di criminalità organizzata anche transnazionale, sì da procurarsi agevolmente scorte di armi, comprese quelle da guerra e clandestine, da mercati e comunque contesti sicuramente illeciti".
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