Apatheia

Lavoro e licenziamenti, vi piace vincere facile

Che idea. Poi hanno paura del terrorismo

Licenziamento facile per risolvere il problema della disoccupazione. Che idea. Poi hanno paura del terrorismo. È come se si volesse eliminare la Juventus dal campionato per far vincere l'Inter e, continuando l'Inter a collezionare sconfitte, si dovrebbero, di conseguenza, eliminare tutte le squadre lasciando l'Inter sola e vincente nel campionato. L'Inter, il suo problema, lo risolverebbe. Le altre squadre no. Non so se mi spiego.

Un lavoratore che non abbia la certezza di continuare a percepire lo stipendio dopo sei mesi, non comprerà nulla di quello che il suo amorevole, vessato, premuroso padrone produce e quindi, il padrone dovrà, potendolo fare con facilità, licenziarlo e questo, secondo i nostri geniali governanti, risolverà sia il problema del lavoratore licenziato che il problema del padrone.

Sì, lo so. Non è chiaro. E' contorto. A parte il fatto che il lavoratore dipendente è l'unico che paga sempre le tasse fino all'ultimo centesimo, quindi mantiene i politici e garantisce loro la pensione, ma vi sembra lineare, invece, il concetto che con il licenziamento facile si possa debellare la disoccupazione?

Slogan: «Licenziamo per assumere». È il secolo degli ossimori. Nessuno ricorda quella bella parolaccia di un marziano («Plusvalore») che è la differenza tra il valore della merce e quello del salario di chi la produce. Di questa differenza si appropria il padrone ed è un valore irriducibile, immutabile perché altrimenti potrebbe scalfirsi il suo status quo. Egli non potrebbe cambiare repentinamente il suo sacro tenore di vita, passare da una Maserati ad una Mercedes. Il lavoratore invece sì. Può violentemente cambiare il suo stato da schiavo a nullatenente senza troppi discorsi. Il plusvalore, oggi, è costituito dal valore sottratto alla libertà dei cittadini per la potenza e la prepotenza di pochi. Sono gli stipendi dei politici e dei dirigenti. È la condizione di operaie che lavorano a nero e malpagate in una cantina e vi muoiono sepolte. È quella inenarrabile convinzione che se si fanno troppi controlli per garantire la sicurezza e i diritti dei lavoratori, si ledono gli interessi dei padroni i quali, per mettersi in regola, non possono mantenere l'azienda. Sono gli investimenti con tassi inverosimili, preda dei ricchi, che lo Stato non potrà pagare. Sono i paradisi fiscali e le ricchezze accumulate dei nostri imprenditori e politici che poi succhiano il sangue dalle nostre inarrivabili pensioni e dal futuro dei nostri figli.

È come se uno che abbia la sindrome del pene piccolo risolvesse il suo problema andandosene qua e là saltando tra fanciulle minorenni che non abbiano il termine di paragone. Lui il suo problema lo risolverebbe. Le fanciulle no. Non so se mi spiego.

Un lavoratore che non abbia la sicurezza di preservare il suo posto di lavoro potrà mai denunciare il padrone che non rispetta le norme che garantiscono la sicurezza sul lavoro o i suoi diritti più elementari? È come se per risolvere il problema della sovrappopolazione del pianeta trovassimo ogni tanto una guerra da fare per portare pace e prendere petrolio. No, scusate: questo esempio non va bene. Quando il sistema non funziona più, secondo alcuni illustri luminari dell'economia e della politica, la colpa è del lavoratore, non del sistema capitalistico che sta mostrando in pieno la sua debolezza strutturale. Ragion per cui, la crisi si risolve licenziando, costringendo a lavorare i nonni, devastando pensioni, cultura, ricerca. Mai si mette in discussione il sistema, mai si guardano i guadagni di imprenditori, politici e dirigenti, mai si guarda la spesa delle aziende pubbliche spesso spropositata perché finalizzata solo ad avvantaggiare qualcuno o qualcosa. No, la spesa, il plusvalore resta quello ma si risolve tutto mandando a casa il lavoratore, il nuovo agnello sacrificale che prende su di lui tutti i peccati del mondo.

Licenziamento facile. Ma un povero padrone che licenzia i suoi dipendenti decentrando la produzione o investendo la sua ricchezza nelle banche, continuando a mangiare e a dar da mangiare ai suoi figli potrà diventare un violento terrorista? Un lavoratore con una famiglia, un mutuo, le bollette, la scuola ed altre spese che all'improvviso si trova senza un lavoro potrà mai diventare violento? È come se uno mi da uno schiaffo ed io, per non spaventarlo (altrimenti penserebbe di me che io sia un terrorista) devo porgergli l'altra guancia. Chi governa, il problema, per lui, lo risolve, ma a me il dolore resta. Non so se mi spiego.

Potrebbero esserci tanti poveri imprenditori che non decentrano, chiudono e basta. Per esempio mille. Potrebbero esserci tanti uomini poveri, affamati, sofferenti, che non possono garantire un futuro ai propri figli e diventano violenti. Per esempio 6.900.000.000. Mentre ne parliamo potrebbe capitare una rivoluzione. È capitato altre volte.
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