
Cultura e spettacoli
1861-2011. L'Italia dei Libri
lunedì 5 settembre 2011
Ore 17.00 Ingresso libero
Bari - Via Pietro Oreste 45
080.2173449 bn.ba@beniculturali.it www.salonelibro.it
Nell'ambito della mostra "1861-2011. L'Italia dei Libri", allestita a Bari dalla Biblioteca Nazionale, lunedì 5 settembre alle ore 17, il dott. Luciano Carcereri, funzionario-bibliotecario, parlerà sul tema: "Vecchi, Croce e Laterza: virtuose triangolazioni". L'allestimento barese della mostra offre uno sguardo panoramico ma completo sul panorama nazionale dei grandi libri, autori ed editori che, attraverso le pagine, hanno fatto la cultura unitaria del nostro Paese.
Valdemaro Vecchi. Una vita operosa e intelligente - Il titolo è ripreso da una lettera di encomio del conte Mossa, segretario capo della provincia di Terra di Bari, indirizzata a Vecchi in seguito alla pubblica-zione, nell'ottobre 1894, del numero unico "La Puglia" diretto da Giuseppe Alberto Pugliese, pubblicato in occasione del Congresso di studi danteschi celebrato a Bari.
Perché inserire una sezione dedicata a Valdemaro Vecchi nella mostra L'Italia dei libri? Una citazione tratta da uno suo scritto del 1880 ci viene in soccorso: «Le memorie sulla tipografia sono le più proprie ad illustrare la vita politica, morale e civile di un popolo». Proporre un momento di riflessione su questo personaggio di alto profilo nella storia della cultura e dell'imprenditoria culturale pugliese è un atto dovuto e una sollecitazione di forte contenuto civile, etico e morale proposta a tutti i visitatori della Mostra. Anche per questo motivo il titolo della sezione si richiama all'operosità e intelligenza del tipografo-editore, emiliano di nascita, lombardo per formazione professionale, piemontese negli esordi imprenditoriali e pugliese di adozione.
Qual è l'importanza di Vecchi nella storia della tipografia e dell'editoria pugliese? Fondamentale e imprescindibile. Si può affermare che non ci sarebbe Laterza, se prima non ci fosse stato Vecchi; che Laterza non avrebbe raggiunto i traguardi conquistati senza l'influsso dell'esempio trainante della tipografia tranese di Vecchi, anche attraverso gli stimoli di Benedetto Croce, che di entrambi, di Valdemaro Vecchi e di Giovanni Laterza, è stato per lunghi anni sodale e collaboratore. Croce era un devoto ammiratore della professio-nalità nitida e dell'acribia operativa della tipografia Vecchi e a questi valori oggettivi e fondanti richiamava insistentemente il giovane Laterza.
Quale era la condizione della tipografia quando Valdemaro Vecchi giunse in Puglia negli ultimi mesi del 1868 (prima a Barletta e dopo una decina d'anni a Trani)? Ce lo dice lo stesso Vecchi nel già citato scritto del 1880, pubblicato nella miscellanea per nozze Beltrani-Jatta: «Le tipografie in Puglia erano pochissime, si stampava male, anzi pessimamente, ma allora non si guardava tanto pel sottile, ed i tipografi proprietari, più che il progresso dell'arte, curavano l'utile proprio». Il tipografo, originario di Borgo San Donnino (oggi Fidenza) in provincia di Parma, aveva alle spalle una formazione professionale sicuramente influenzata dalla tradizione di Giambattista Bodoni, il più grande tipografo italiano, attivo a Parma tra la fine del Settecento e il primo Ottocento. Vecchi conosceva anche l'importanza dell'aggiornamento tecnologico dell'officina tipografica, sapeva dove e come dotarsi delle migliori macchine da stampa, aveva maturato la consapevolezza che l'arte tipografica non avrebbe dovuto adagiarsi sulle glorie del passato, che bisognava ammodernare continuamente gli impianti e formare pazientemente i propri collaboratori ad una operosità professional-mente qualificata.
Vecchi è inoltre uomo di cultura, nel senso più alto e nobile del termine, e i prodotti della sua attività nel campo della promozione di iniziative editoriali di ampio respiro nazionale ed europeo meritano di essere illustrati e descritti nel loro contesto storico-culturale. Le riviste ("La Rassegna Pugliese di scienze, lettere ed arti", "La Rivista di Giureprudenza", "Napoli nobilissima", "La Critica" di B. Croce), le grandi opere così come le numerose iniziative editoriali di interesse locale sono così cospicue, così fuori del comune, se confrontate con la scarsità e l'inconsistenza contenutistica delle imprese editoriali dei decenni precedenti, che si può affermare, senza tema di smentita, che Valdemaro Vecchi è stato un pioniere dell'editoria ed un grande animatore della cultura pugliese.
Il punto di vista di Vecchi non prescindeva da un obiettivo fisso e costante di inserimento della cultura del territorio in cui operava, la Terra di Bari e la Puglia, in un più ampio contesto nazionale ed europeo, mediante il coinvolgimento della classe dirigente e degli intellettuali della regione in un progetto di apertura alle istanze della modernità. Citando Eugenio Garin si concorda con l'affermazione che «uno storico accorto potrebbe scavare più a fondo in questo incontro fra un colto operaio del Nord e le possibilità di un Sud ricco non solo di tradizioni, ma anche di energie in cerca di mezzi atti ad esprimerle. Nella esemplare vicenda di Valdemaro Vecchi sembra infatti riflettersi questa dialettica "fra la Nazione e la Regione, fra il generale e il particolare, fra la fertilità della terra e la luce del cielo", di cui ha parlato con tanta efficacia Carlo Dionisotti a proposito delle "differenziazioni spaziali" della cultura e della vita italiana, una tensione risolta a vari livelli dall'umanità, dall'intelligenza e dal lavoro di uomini degni del nostro ricordo».
Valdemaro Vecchi. Una vita operosa e intelligente - Il titolo è ripreso da una lettera di encomio del conte Mossa, segretario capo della provincia di Terra di Bari, indirizzata a Vecchi in seguito alla pubblica-zione, nell'ottobre 1894, del numero unico "La Puglia" diretto da Giuseppe Alberto Pugliese, pubblicato in occasione del Congresso di studi danteschi celebrato a Bari.
Perché inserire una sezione dedicata a Valdemaro Vecchi nella mostra L'Italia dei libri? Una citazione tratta da uno suo scritto del 1880 ci viene in soccorso: «Le memorie sulla tipografia sono le più proprie ad illustrare la vita politica, morale e civile di un popolo». Proporre un momento di riflessione su questo personaggio di alto profilo nella storia della cultura e dell'imprenditoria culturale pugliese è un atto dovuto e una sollecitazione di forte contenuto civile, etico e morale proposta a tutti i visitatori della Mostra. Anche per questo motivo il titolo della sezione si richiama all'operosità e intelligenza del tipografo-editore, emiliano di nascita, lombardo per formazione professionale, piemontese negli esordi imprenditoriali e pugliese di adozione.
Qual è l'importanza di Vecchi nella storia della tipografia e dell'editoria pugliese? Fondamentale e imprescindibile. Si può affermare che non ci sarebbe Laterza, se prima non ci fosse stato Vecchi; che Laterza non avrebbe raggiunto i traguardi conquistati senza l'influsso dell'esempio trainante della tipografia tranese di Vecchi, anche attraverso gli stimoli di Benedetto Croce, che di entrambi, di Valdemaro Vecchi e di Giovanni Laterza, è stato per lunghi anni sodale e collaboratore. Croce era un devoto ammiratore della professio-nalità nitida e dell'acribia operativa della tipografia Vecchi e a questi valori oggettivi e fondanti richiamava insistentemente il giovane Laterza.
Quale era la condizione della tipografia quando Valdemaro Vecchi giunse in Puglia negli ultimi mesi del 1868 (prima a Barletta e dopo una decina d'anni a Trani)? Ce lo dice lo stesso Vecchi nel già citato scritto del 1880, pubblicato nella miscellanea per nozze Beltrani-Jatta: «Le tipografie in Puglia erano pochissime, si stampava male, anzi pessimamente, ma allora non si guardava tanto pel sottile, ed i tipografi proprietari, più che il progresso dell'arte, curavano l'utile proprio». Il tipografo, originario di Borgo San Donnino (oggi Fidenza) in provincia di Parma, aveva alle spalle una formazione professionale sicuramente influenzata dalla tradizione di Giambattista Bodoni, il più grande tipografo italiano, attivo a Parma tra la fine del Settecento e il primo Ottocento. Vecchi conosceva anche l'importanza dell'aggiornamento tecnologico dell'officina tipografica, sapeva dove e come dotarsi delle migliori macchine da stampa, aveva maturato la consapevolezza che l'arte tipografica non avrebbe dovuto adagiarsi sulle glorie del passato, che bisognava ammodernare continuamente gli impianti e formare pazientemente i propri collaboratori ad una operosità professional-mente qualificata.
Vecchi è inoltre uomo di cultura, nel senso più alto e nobile del termine, e i prodotti della sua attività nel campo della promozione di iniziative editoriali di ampio respiro nazionale ed europeo meritano di essere illustrati e descritti nel loro contesto storico-culturale. Le riviste ("La Rassegna Pugliese di scienze, lettere ed arti", "La Rivista di Giureprudenza", "Napoli nobilissima", "La Critica" di B. Croce), le grandi opere così come le numerose iniziative editoriali di interesse locale sono così cospicue, così fuori del comune, se confrontate con la scarsità e l'inconsistenza contenutistica delle imprese editoriali dei decenni precedenti, che si può affermare, senza tema di smentita, che Valdemaro Vecchi è stato un pioniere dell'editoria ed un grande animatore della cultura pugliese.
Il punto di vista di Vecchi non prescindeva da un obiettivo fisso e costante di inserimento della cultura del territorio in cui operava, la Terra di Bari e la Puglia, in un più ampio contesto nazionale ed europeo, mediante il coinvolgimento della classe dirigente e degli intellettuali della regione in un progetto di apertura alle istanze della modernità. Citando Eugenio Garin si concorda con l'affermazione che «uno storico accorto potrebbe scavare più a fondo in questo incontro fra un colto operaio del Nord e le possibilità di un Sud ricco non solo di tradizioni, ma anche di energie in cerca di mezzi atti ad esprimerle. Nella esemplare vicenda di Valdemaro Vecchi sembra infatti riflettersi questa dialettica "fra la Nazione e la Regione, fra il generale e il particolare, fra la fertilità della terra e la luce del cielo", di cui ha parlato con tanta efficacia Carlo Dionisotti a proposito delle "differenziazioni spaziali" della cultura e della vita italiana, una tensione risolta a vari livelli dall'umanità, dall'intelligenza e dal lavoro di uomini degni del nostro ricordo».
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