Antonio Azzollini
Antonio Azzollini
Cronaca

Casa Divina Provvidenza, chiesto il processo per il senatore Azzollini

Davanti al Gup di Trani saranno 18 gli imputati per il crac del Don Uva

La Procura di Trani ha chiesto il processo per il senatore molfettese Antonio Azzollini e altre 17 persone, coinvolte nell'inchiesta sul crac della Casa Divina Provvidenza di Bisceglie. L'udienza per decidere sul rinvio a giudizio è fissata per il 31 gennaio prossimo: davanti al Gup di Trani, Angela Schiralli, dovranno comparire 18 imputati. Per altre 10 persone, alle quali era stato notificato nei mesi scorsi l'avviso di conclusione delle indagini, è stata chiesta l'archiviazione. Ma è soprattutto caduta la contestazione più grave a carico dell'ex presidente della commissione Bilancio del Senato, ovvero quella di associazione a delinquere.

È sicuramente la conseguenza della decisione del Tribunale del Riesame di Bari, che nell'aprile scorso ha dichiarato la non sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza proprio per l'associazione per delinquere e per un episodio bancarotta in relazione alla posizione di Antonio Azzollini, per il quale il gip del Tribunale di Trani, Rossella Volpe, aveva chiesto l'autorizzazione all'arresto ai domiciliari nel giugno 2015. Provvedimento, però, mai eseguito perché il Senato votò contro l'arresto. I giudici baresi del Riesame, ad aprile, confermarono i gravi indizi di colpevolezza in relazione ad altre tre contestazioni, compresa quella di 'induzione indebita a dare o promettere utilità' nei confronti della madre superiore suor Marcella Cesa, ex responsabile legale dell'ente, a cui il parlamentare pugliese si sarebbe rivolto con "un atteggiamento di prevaricazione, compendiato, tra l'altro, nella frase: 'Da oggi in poi comando io, se no, vi piscio in bocca'". La contestazione rimane, infatti, confermata tra i capi di imputazione.

Nella richiesta di rinvio a giudizio nell'ambito dell'inchiesta Casa Divina Provvidenza, l'ipotesi di associazione a delinquere è caduta, oltre che per il senatore Antonio Azzollini, anche per Angelo Belsito (considerato amministratore di fatto, vicino ad Azzollini); gli ex direttori generali dell'ente, Antonio Albano, Giuseppe De Bari e Giuseppe D'Alessandro; i consulenti Rocco di Terlizzi e Augusto Toscani; e Adrijana Vasiljevic (originaria di Belgrado e dipendente dell'ente a Foggia). Rimane invece in piedi per la madre superiora della congregazione Ancelle della Divina Provvidenza, Marcella Cesa, e per suor Assunta Puzzello, quest'ultima a capo della Casa di procura Istituto Ancelle della Divina Provvidenza (considerata la cassaforte dell'ente), nonché per il consulente Antonio Battiante e per l'ex direttore generale Dario Rizzi. Contestati, a vario titolo, i reati di bancarotta fraudolenta (anche aggravata e continuata) e fatti di bancarotta fraudolenta.

Alla sbarra anche Agatino Lino Mancusi (ex assessore regionale della Basilicata), Antonio Damascelli (avvocato tributarista), Luciano Di Vincenzo (amministratore delegato dell'Ambrosia Technologies, società fornitrice di pasti e servizi di pulizia della Cdp), Michele Perrone (rappresentante sindacale), Arturo Nicola Pansini (revisore contabile), Lorenzo Lombardi (direttore amministrativo sede di Foggia). In forme diverse - secondo le contestazioni formulate dal procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella, e dalla pm Silvia Curione - avrebbero contribuito alla bancarotta fraudolenta con assunzioni ritenute non necessarie o costose consulenze, molte su indicazioni di noti politici. Tra le consulenze spiccano quelle date ad Antonio Battiante e Rocco di Terlizzi (considerati dalla Procura amministratori di fatto dell'ente) e al figlio dell'ex assessore regionale lucano, Agatino Lino Mancusi, per la sede di Potenza. Mentre nella sede di Foggia Adrijana Vasiljevic 'si assentava sistematicamente dal posto di lavoro per esigenze personali di tipo voluttuario, contando sulla connivenza di altri dipendenti che timbravano il cartellino segnatempo al suo posto e grazie alla copertura di Dario Rizzi', l'ex direttore generale.

Le indagini dei finanzieri di Bari sulla Casa Divina Provvidenza di Bisceglie sono partite parallelamente alla richiesta di fallimento avanzata dalla Procura di Trani nel giugno 2012, a fronte di debiti per 500 milioni di euro accumulati dall'ente nei confronti di vari creditori tra cui l'Inps e l'Agenzia delle Entrate. Il Don Uva di Bisceglie – che gestisce anche gli ospedali di Foggia e Potenza – è stato ammesso all'amministrazione straordinaria a fine 2013.

Il fallimento è stato scongiurato il 10 ottobre 2016 con provvedimento del Tribunale fallimentare di Trani, che ha dichiarato improcedibili le istanze di Procura di Trani e Cofely Italia. Sotto la guida dell'amministratore straordinario nominato dal ministero dello Sviluppo economico, Bartolo Cozzoli, è stata avviata la procedura per la vendita del complesso aziendale. L'offerta migliore è risultata quella di Universo Salute srl, che fa capo agli imprenditori foggiani Paolo Telesforo e Michele d'Alba. Ma la cessione non è formalmente avvenuta, perché per la sottoscrizione bisognerà attendere che il soggetto con diritto di prelazione eserciti, eventualmente, tale diritto. In ogni caso il contratto dovrà essere sottoscritto entro il 17 febbraio, data di scadenza della gestione del commissario straordinario.

Diversi i sequestri eseguiti su conti riconducibili alla Divina Provvidenza nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura di Trani. Tra questi anche i 27 milioni di euro della Casa di procura Istituto Ancelle della Divina
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