
Politica
Trani, comincia l'era di Marco Galiano: il giuramento del "sindaco del grembiule" sulla soglia del Palazzo
Proclamato ufficialmente dopo la vittoria al ballottaggio su Guarriello. Discorso denso di simboli tra Rodari, Don Milani e Don Tonino Bello. Bottaro passa le consegne: «Ho portato la nave in un porto sicuro, la affido a un capitano valido»
Trani - venerdì 12 giugno 2026
21.32
C'è un preciso momento in cui la narrazione elettorale si fa storia amministrativa. Quel momento, per Trani, è scattato venerdì 12 giugno 2026, quando il professor Marco Galiano è stato ufficialmente proclamato Sindaco della città, avendo superato al turno di ballottaggio il candidato del centrodestra, il dottor Angelo Guarriello. Ma più delle cifre e dei dati, a colpire è stata la grammatica politica scelta dal neo sindaco per il suo insediamento. Galiano non ha scelto la solennità ovattata di Palazzo Palmieri; ha voluto posizionarsi fisicamente e simbolicamente sulla soglia di Palazzo di Città, sul confine esatto tra l'istituzione e la strada, circondato dalla gente e dai sindaci che lo hanno preceduto (da Bottaro a Di Marzio ed a Riserbato), per lanciare un messaggio di radicale vicinanza e corresponsabilità.
Il discorso di insediamento: la "Politica del Grembiule"
Con la fascia tricolore sul petto – «un simbolo che ha un peso enorme, difficilmente paragonabile a qualcos'altro» –, Galiano ha pronunciato un discorso privo di accenti muscolari o promesse da vecchio comizio, attingendo invece a piene mani alla sua sensibilità di pedagogista e richiamando tre grandi maestri: Gianni Rodari, Don Milani e Don Tonino Bello. «Ho sempre pensato che insegnare, essere un dirigente scolastico, avesse una sola vera grande regola fondamentale: essere esemplari», ha esordito Galiano. «E questo non significa essere dei moralisti. Ho fatto eliminare da tutti i documenti politici della nostra coalizione qualunque cosa potesse avere il profumo di moralismo. Mi interessa invece ricordare il ruolo pedagogico della politica, che è fatta di simboli e di esempio».
Il primo obiettivo programmatico e culturale dichiarato è l'innalzamento della partecipazione, partendo dal dato del ballottaggio (50,69% di affluenza): «Angelo Guarriello ed io abbiamo fatto un percorso straordinario portando al voto il 50% della popolazione. Ma io non mi accontento. Significa che una persona su due è rimasta a casa. Dobbiamo aumentare la partecipazione e dobbiamo farlo per strada».
Il momento più alto e commovente del discorso è arrivato quando il neo sindaco ha fatto propria la celebre metafora di Don Tonino Bello, invitando la città a guardare alla carica non come a un privilegio, ma come a un servizio assoluto: «Vorrei pensare a questa fascia come a un grembiule. Una politica del grembiule, che per la cristianità è stato il primo paramento sacro, usato per la lavanda dei piedi. Il grembiule profuma di gesso, di inchiostro e di carta, è il paramento dei nostri alunni; ma è anche il profumo della casa, di quando ci si mette al servizio per fare in modo che la nostra comunità, intesa come una grande famiglia, abbia qualcuno che sta preparando il pranzo per te. Il mio è il sogno di un bambino che desiderava indossare la fascia tricolore, e oggi lo realizzo senza gridare, ma accogliendo».
L'intervista a TraniViva: i primi 100 giorni e il "ponte" con Guarriello
A margine della proclamazione, ai microfoni di TraniViva, Galiano ha tracciato la rotta per le prossime settimane, confermando di avere le idee chiare sulla "straordinaria ordinarietà" che attende la città.
Accanto al nuovo sindaco, visibilmente orgoglioso e alleggerito dal peso del mandato, c'era Amedeo Bottaro, che ha rivendicato con forza l'esito politico di una scommessa su cui in pochi, alla vigilia, avrebbero puntato.
«È una grande soddisfazione», ha dichiarato l'ormai ex sindaco. «Dopo undici anni ci facevano tutti morti, mi addebitavano una spaccatura che avrebbe portato il centrosinistra a morire. La fortuna aiuta gli audaci: siamo stati audaci nel portare avanti questo progetto intorno a Marco. Oggi diciamo che l'asse lo abbiamo spostato definitivamente. Questa non è più la città delle chiusure di Tatarella; questa è una città che il centrosinistra amministrerà per sedici anni come minimo».
Sulla pesantezza della fascia appena ceduta, Bottaro ha concesso una battuta finale carica di ricordi: «Undici anni sono tanti e la responsabilità l'ho sentita tutta. Penso ai terremoti, all'allarme tsunami, alla più grossa pandemia della nostra esistenza, a una scuola che stava per crollare e che ho dovuto chiudere... È chiaro che è pesante. Ma sono felice perché ho finito questo cammino portando la nave in un porto sicuro, il porto del centrosinistra, e affidandola a un capitano coraggioso e valido come Marco Galiano».
Un bilancio e un augurio per il futuro di Trani
Con l'abbraccio tra il sindaco uscente e il subentrante sul limitare della porta del Palazzo, Trani si mette alle spalle una campagna elettorale intensa e si consegna a un uomo della società civile che ha promesso di non mentire, di non fare demagogia e di far parlare i fatti attraverso il filtro dell'esemplarità («che la tua parola sia sì, sì, no, no»). A Marco Galiano, che oggi smette i panni del fine intellettuale e del dirigente scolastico per assumere la guida di una comunità complessa, bellissima e ricca di sfide, va il più sincero e caloroso augurio di buon lavoro. La città ha scelto la strada della "gentilezza" e del "servizio"; ora non resta che allacciare il grembiule e cominciare a scrivere, insieme, questo nuovo capitolo di storia tranese. Buon vento, Sindaco Galiano.
Il discorso di insediamento: la "Politica del Grembiule"
Con la fascia tricolore sul petto – «un simbolo che ha un peso enorme, difficilmente paragonabile a qualcos'altro» –, Galiano ha pronunciato un discorso privo di accenti muscolari o promesse da vecchio comizio, attingendo invece a piene mani alla sua sensibilità di pedagogista e richiamando tre grandi maestri: Gianni Rodari, Don Milani e Don Tonino Bello. «Ho sempre pensato che insegnare, essere un dirigente scolastico, avesse una sola vera grande regola fondamentale: essere esemplari», ha esordito Galiano. «E questo non significa essere dei moralisti. Ho fatto eliminare da tutti i documenti politici della nostra coalizione qualunque cosa potesse avere il profumo di moralismo. Mi interessa invece ricordare il ruolo pedagogico della politica, che è fatta di simboli e di esempio».
Il primo obiettivo programmatico e culturale dichiarato è l'innalzamento della partecipazione, partendo dal dato del ballottaggio (50,69% di affluenza): «Angelo Guarriello ed io abbiamo fatto un percorso straordinario portando al voto il 50% della popolazione. Ma io non mi accontento. Significa che una persona su due è rimasta a casa. Dobbiamo aumentare la partecipazione e dobbiamo farlo per strada».
Il momento più alto e commovente del discorso è arrivato quando il neo sindaco ha fatto propria la celebre metafora di Don Tonino Bello, invitando la città a guardare alla carica non come a un privilegio, ma come a un servizio assoluto: «Vorrei pensare a questa fascia come a un grembiule. Una politica del grembiule, che per la cristianità è stato il primo paramento sacro, usato per la lavanda dei piedi. Il grembiule profuma di gesso, di inchiostro e di carta, è il paramento dei nostri alunni; ma è anche il profumo della casa, di quando ci si mette al servizio per fare in modo che la nostra comunità, intesa come una grande famiglia, abbia qualcuno che sta preparando il pranzo per te. Il mio è il sogno di un bambino che desiderava indossare la fascia tricolore, e oggi lo realizzo senza gridare, ma accogliendo».
L'intervista a TraniViva: i primi 100 giorni e il "ponte" con Guarriello
A margine della proclamazione, ai microfoni di TraniViva, Galiano ha tracciato la rotta per le prossime settimane, confermando di avere le idee chiare sulla "straordinaria ordinarietà" che attende la città.
- La squadra di Giunta: «Spero che non ci voglia molto. Mi auguro di presentarmi al Consiglio Comunale di insediamento già con la giunta nominata per andare tranquilli sulle nomine, a cominciare dal Presidente del Consiglio. Spero di chiudere la partita entro un paio di settimane, forse meno».
- I primi 100 giorni: «Ho già guardato con la dirigente dell'Ufficio di Ragioneria gli assestamenti di bilancio per vedere le risorse disponibili. I primi interventi fortemente simbolici saranno sul decoro delle scuole e sull'abbattimento delle barriere architettoniche. Subito dopo faremo la prima riunione di Giunta nel quartiere Sant'Angelo, perché la giunta di quartiere è un obiettivo prioritario».
- La solitudine del ruolo: «Una città non può essere amministrata da una persona sola. La solitudine è insita nel ruolo e può essere una debolezza se non è accompagnata da tante persone che camminano sulla stessa strada. Questa è una corresponsabilità che comincia dai consiglieri e si estende a tutti i cittadini».
- Il rapporto con il centrodestra: «Lancio un ponte nei confronti dell'intera città e della sua storia. Con Angelo Guarriello ci siamo scritti all'inizio della campagna elettorale dicendoci che non ci saremmo mai trattati da avversari, e abbiamo mantenuto la promessa. È un amico, una persona a cui voglio bene e sono convinto che lavoreremo bene insieme».
Accanto al nuovo sindaco, visibilmente orgoglioso e alleggerito dal peso del mandato, c'era Amedeo Bottaro, che ha rivendicato con forza l'esito politico di una scommessa su cui in pochi, alla vigilia, avrebbero puntato.
«È una grande soddisfazione», ha dichiarato l'ormai ex sindaco. «Dopo undici anni ci facevano tutti morti, mi addebitavano una spaccatura che avrebbe portato il centrosinistra a morire. La fortuna aiuta gli audaci: siamo stati audaci nel portare avanti questo progetto intorno a Marco. Oggi diciamo che l'asse lo abbiamo spostato definitivamente. Questa non è più la città delle chiusure di Tatarella; questa è una città che il centrosinistra amministrerà per sedici anni come minimo».
Sulla pesantezza della fascia appena ceduta, Bottaro ha concesso una battuta finale carica di ricordi: «Undici anni sono tanti e la responsabilità l'ho sentita tutta. Penso ai terremoti, all'allarme tsunami, alla più grossa pandemia della nostra esistenza, a una scuola che stava per crollare e che ho dovuto chiudere... È chiaro che è pesante. Ma sono felice perché ho finito questo cammino portando la nave in un porto sicuro, il porto del centrosinistra, e affidandola a un capitano coraggioso e valido come Marco Galiano».
Un bilancio e un augurio per il futuro di Trani
Con l'abbraccio tra il sindaco uscente e il subentrante sul limitare della porta del Palazzo, Trani si mette alle spalle una campagna elettorale intensa e si consegna a un uomo della società civile che ha promesso di non mentire, di non fare demagogia e di far parlare i fatti attraverso il filtro dell'esemplarità («che la tua parola sia sì, sì, no, no»). A Marco Galiano, che oggi smette i panni del fine intellettuale e del dirigente scolastico per assumere la guida di una comunità complessa, bellissima e ricca di sfide, va il più sincero e caloroso augurio di buon lavoro. La città ha scelto la strada della "gentilezza" e del "servizio"; ora non resta che allacciare il grembiule e cominciare a scrivere, insieme, questo nuovo capitolo di storia tranese. Buon vento, Sindaco Galiano.

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