
Politica
Gettoni di presenza, il centrosinistra difende la sua scelta
Ma Loconte (Riva Destra) invita Nenna (Pd) a rinunciare ai suoi emolumenti
Trani - mercoledì 16 marzo 2016
06.30
Si è trascinato per 24 ore, dopo l'approvazione in Consiglio comunale, il dibattito sui gettoni di presenza nelle commissioni. Lo schieramento di centrosinistra che fa capo al sindaco Amedeo Bottaro, ha proposto di incrementare il numero delle commissioni (con relativi gettoni di presenza).
La decisione è stata fortemente osteggiata dalle consigliere del Movimento 5 Stelle Di Lernia e Papagni, sostenute da tutta l'opposizione. La capogruppo grillina si è così sfogata sul suo profilo Facebook: «Avevamo proposto di non abrogare l'articolo 15.3 del regolamento del Consiglio comunale che prevedeva il limite di una sola commissione a settimana. Lo hanno bocciato! Avevamo proposto, in subordine, che venissero pagate solo 4 commissioni al mese e che le altre fossero senza compenso. Lo hanno bocciato! Volevamo mettere un freno allo spreco di denaro pubblico. Volevamo che quei soldi fossero destinati ad interventi più seri di cui la città ed i cittadini hanno bisogno. Ed invece no! Da domani commissioni tutti i giorni. Come prima peggio di prima» - ha infine aggiunto.
La consigliera Pd Marina Nenna, che ha votato "sì", ha invece aggiunto: «Non amo inseguire il populismo. Penso che il denaro pubblico quando è speso per una politica che dà risposte concrete è il miglior investimento che l'amministrazione possa fare. Detto questo, ieri ho votato a favore dell'emendamento del Movimento Cinquestelle affinché si continuasse a pagare una sola commissione a settimana. L'emendamento non è passato. Ma come presidente di commissione cercherò sempre di condensare l'attività in un un'unica seduta, salvo urgenze improrogabili. Certi vergognosi abusi del passato non dovranno più ripetersi». Non si è fatta attendere la risposta di Antonio Loconte, coordinatore cittadino di Riva Destra. «Visto che la consigliera comunale del Pd -ha scritto - "non ama inseguire il populismo", sono certo che (ovviamente insieme a chi ha votato no per l'aumento delle commissioni consiliari) rinuncerà formalmente al gettone di presenza delle riunioni del Consiglio comunale e delle commissioni consiliari. Basta andare all'ufficio preposto e comunicare per iscritto la volontà di non ricevere alcun tipo di compenso per il ruolo di consigliere comunale».
Ed in serata anche i commenti di Fabrizio Ferrante (Pd) e Francesca Zitoli (Lista Emiliano). «Commissioni consiliari, sgomberiamo il campo dalle ipocrisie: il limite di una sola commissione settimanale ha creato diversi disagi», ha scritto il primo sul suo profilo Fb. «Era un limite introdotto dal commissario, organo monocratico, che in maniera incomprensibile si è cimentato nella modifica delle regole di un organo collegiale. Per quanto riguarda i costi, ricordo ai populisti dell'ultima ora che nel corso di questi anni ciò che percepisce un consigliere comunale si è praticamente dimezzato per effetto delle leggi finanziarie (ora di stabilità) che si sono succedute nel tempo: nel 2007 un consigliere comunale della Città di Trani percepiva a titolo di indennità di funzione oltre 1.200 euro netti mensili potendo anche non mettere mai piede in Comune. Invece, con l'abolizione delle indennità di funzione in favore dei gettoni di presenza , lo stesso consigliere comunale della città di Trani potrà percepire somme poco superiori ai 500€ mensili (calcolando una media di 8 presenze tra commissioni e consiglio). Quindi i costi per ogni singolo consigliere comunale per la collettività si sono drasticamente ridotti, al contrario invece di quelli dei parlamentari regionali, nazionali ed europei in costante ascesa nel corso degli anni».
«Sì, ho votato sì per eliminare il limite restrittivo delle 4 sedute mensili di commissione – ha rincarato Francesca Zitoli -. Il limite di una seduta a settimana era stato giustamente posto dal commissario prefettizio a seguito delle note vicende giudiziarie che hanno coinvolto proprio chi ora grida allo scandalo. Eliminare tale restrizione serve per accelerare l'iter amministrativo degli atti da portare in consiglio, così da rendere più efficace l'azione e la funzione delle stesse commissioni. Personalmente non ritengo di dover pagare le colpe della superficialità e dell'irresponsabilità altrui, soprattutto perché sono consapevole del fatto che se la cittadinanza volesse davvero controllare l'operato dei suoi rappresentanti, potrebbe procurarsi i verbali delle sedute rendendosi conto di volta in volta del lavoro svolto, ma fare pura demagogia e processi alle intenzioni non ha mai fatto bene a nessuno, soprattutto a chi è in buona fede».
La decisione è stata fortemente osteggiata dalle consigliere del Movimento 5 Stelle Di Lernia e Papagni, sostenute da tutta l'opposizione. La capogruppo grillina si è così sfogata sul suo profilo Facebook: «Avevamo proposto di non abrogare l'articolo 15.3 del regolamento del Consiglio comunale che prevedeva il limite di una sola commissione a settimana. Lo hanno bocciato! Avevamo proposto, in subordine, che venissero pagate solo 4 commissioni al mese e che le altre fossero senza compenso. Lo hanno bocciato! Volevamo mettere un freno allo spreco di denaro pubblico. Volevamo che quei soldi fossero destinati ad interventi più seri di cui la città ed i cittadini hanno bisogno. Ed invece no! Da domani commissioni tutti i giorni. Come prima peggio di prima» - ha infine aggiunto.
La consigliera Pd Marina Nenna, che ha votato "sì", ha invece aggiunto: «Non amo inseguire il populismo. Penso che il denaro pubblico quando è speso per una politica che dà risposte concrete è il miglior investimento che l'amministrazione possa fare. Detto questo, ieri ho votato a favore dell'emendamento del Movimento Cinquestelle affinché si continuasse a pagare una sola commissione a settimana. L'emendamento non è passato. Ma come presidente di commissione cercherò sempre di condensare l'attività in un un'unica seduta, salvo urgenze improrogabili. Certi vergognosi abusi del passato non dovranno più ripetersi». Non si è fatta attendere la risposta di Antonio Loconte, coordinatore cittadino di Riva Destra. «Visto che la consigliera comunale del Pd -ha scritto - "non ama inseguire il populismo", sono certo che (ovviamente insieme a chi ha votato no per l'aumento delle commissioni consiliari) rinuncerà formalmente al gettone di presenza delle riunioni del Consiglio comunale e delle commissioni consiliari. Basta andare all'ufficio preposto e comunicare per iscritto la volontà di non ricevere alcun tipo di compenso per il ruolo di consigliere comunale».
Ed in serata anche i commenti di Fabrizio Ferrante (Pd) e Francesca Zitoli (Lista Emiliano). «Commissioni consiliari, sgomberiamo il campo dalle ipocrisie: il limite di una sola commissione settimanale ha creato diversi disagi», ha scritto il primo sul suo profilo Fb. «Era un limite introdotto dal commissario, organo monocratico, che in maniera incomprensibile si è cimentato nella modifica delle regole di un organo collegiale. Per quanto riguarda i costi, ricordo ai populisti dell'ultima ora che nel corso di questi anni ciò che percepisce un consigliere comunale si è praticamente dimezzato per effetto delle leggi finanziarie (ora di stabilità) che si sono succedute nel tempo: nel 2007 un consigliere comunale della Città di Trani percepiva a titolo di indennità di funzione oltre 1.200 euro netti mensili potendo anche non mettere mai piede in Comune. Invece, con l'abolizione delle indennità di funzione in favore dei gettoni di presenza , lo stesso consigliere comunale della città di Trani potrà percepire somme poco superiori ai 500€ mensili (calcolando una media di 8 presenze tra commissioni e consiglio). Quindi i costi per ogni singolo consigliere comunale per la collettività si sono drasticamente ridotti, al contrario invece di quelli dei parlamentari regionali, nazionali ed europei in costante ascesa nel corso degli anni».
«Sì, ho votato sì per eliminare il limite restrittivo delle 4 sedute mensili di commissione – ha rincarato Francesca Zitoli -. Il limite di una seduta a settimana era stato giustamente posto dal commissario prefettizio a seguito delle note vicende giudiziarie che hanno coinvolto proprio chi ora grida allo scandalo. Eliminare tale restrizione serve per accelerare l'iter amministrativo degli atti da portare in consiglio, così da rendere più efficace l'azione e la funzione delle stesse commissioni. Personalmente non ritengo di dover pagare le colpe della superficialità e dell'irresponsabilità altrui, soprattutto perché sono consapevole del fatto che se la cittadinanza volesse davvero controllare l'operato dei suoi rappresentanti, potrebbe procurarsi i verbali delle sedute rendendosi conto di volta in volta del lavoro svolto, ma fare pura demagogia e processi alle intenzioni non ha mai fatto bene a nessuno, soprattutto a chi è in buona fede».

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