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Cronaca

L'Editoriale. Il Welfare come "Presidio di Legalità" | Oltre la cronaca della maxi truffa sul "Reddito di Cittadinanza" a Trani e nella BAT

Operazione della Guardia di Finanza che ha denunciato 72 persone per indebita percezione del sostegno: ecco chi lo incassava

L'operazione della Guardia di Finanza del 3 luglio 2026 non è solo una vicenda giudiziaria, in un momento di transizione amministrativa per Trani, la cronaca impone una riflessione profonda sul ruolo guida che le politiche sociali devono assumere: un sistema non più assistenziale, ma fondato sul controllo rigoroso, sulla trasparenza, sulla responsabilità condivisa

L'operazione della Guardia di Finanza del 3 luglio 2026, culminata con la denuncia di 72 persone nella provincia BAT per la percezione indebita del Reddito di cittadinanza e dell'Assegno di inclusione, non può essere derubricata a semplice trafiletto di cronaca giudiziaria .Nel corso delle indagini, coordinate dalle Procure di Trani e Foggia e che si sono svolte nei prime sei mesi dell'anno, si è scoperto che in alcuni casi i sussidi sono stati erogati in favore di cittadini stranieri che avrebbero attestato falsamente il possesso dei "requisiti minimi di permanenza sul territorio nazionale". In altri casi, invece, i beneficiari avrebbero "omesso o ritardato di comunicare all'Inps la variazione della situazione reddituale e patrimoniale propria o del proprio nucleo famigliare". I cittadini italiani e stranieri coinvolti, ferma restando la presunzione di innocenza fino a definitivo accertamento della responsabilità penale, dovranno risarcire le casse dell'Inps. Un danno accertato di 350mila euro alle casse dello Stato, un reticolo di omissioni patrimoniali e residenze fittizie coordinate dalle Procure di Trani e Foggia, rappresentano in realtà un durissimo e lucido termometro sociale. La truffa, infatti, non è solo un danno economico allo Stato: è un colpo profondo alla coesione sociale della nostra comunità.

Quando si verificano episodi di questa portata, il rischio collaterale è l'alimentarsi di una sfiducia generalizzata verso le misure di sostegno, con il conseguente aumento dello stigma verso i percettori legittimi dell'Assegno di inclusione. In una città dal dibattito pubblico vivace come Trani, la vicenda rischia di diventare terreno di polarizzazione politica, schiacciata tra narrazioni contrapposte: da un lato chi invoca unicamente la linea dura dei controlli, dall'altro chi difende il welfare come strumento essenziale di civiltà. Per superare questo stallo ideologico serve un radicale cambio di paradigma ed una prossima delega assessorile forte al Welfare. Il Comune di Trani ha investito molto negli ultimi anni in servizi sociali e progetti di inclusione, di questo va dato atto per il lavoro fatto, ma molto ancora ce da fare perchè questa indagine evidenzia come lo sforzo puramente economico non sia più sufficiente se privo di un forte e rinnovato presidio istituzionale.

Le istituzioni della BAT si trovano oggi di fronte a una sfida crescente che produce effetti immediati sul territorio, a partire da una maggiore pressione sui servizi sociali. Diventa quindi urgente aggiornare i protocolli di verifica e rafforzare la collaborazione interforze, consolidando i canali di coordinamento stabili con l'INPS e la Guardia di Finanza. La repressione degli abusi, pur fondamentale, rappresenta solo una parte della soluzione. La vera sfida per Trani consiste nel potenziare i controlli preventivi e, al contempo, promuovere una vera e propria educazione amministrativa e civica dei beneficiari, spesso carente o del tutto assente. Molte delle irregolarità riscontrate nascono infatti sul confine sottile tra l'opportunismo doloso e la reale difficoltà nel comprendere norme e requisiti d'accesso.

Un welfare di natura apicale ha bisogno di una presenza costante e strutturata sul territorio, un assessore decisionista, forte che possa vigilare nei quartieri tranesi più esposti a sacche di vulnerabilità, deve consentire alle istituzioni di attuare un monitoraggio costante dei beneficiari fragili, trasformando l'erogazione del sussidio in un percorso di inclusione attiva e in politiche del lavoro realmente funzionanti.

La maxi-truffa del 3 luglio non è un segnale da ignorare o da usare come clava politica, è l'occasione per comprendere che il tempo speso oggi per dare a Trani una giunta basata sulle reali competenze non è tempo perso, ma un investimento per il futuro. La città ha bisogno di una governance solida per gestire dossier complessi, e le politiche sociali ne rappresentano il pilastro fondamentale. La sfida è già scritta: costruire un welfare territoriale che non sia mera assistenza, ma relazione, accompagnamento e responsabilità condivisa.
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