
Religioni
Lech Lechà, a Trani chiusura con la notte bianca
Il quartiere ebraico sarà animato fino a notte fonda. Oggi giornata dedicata alle pratiche rituali e al pranzo di Shabbat
Trani - sabato 8 settembre 2012
10.42
Si conclude oggi a Trani, in coincidenza dello Shabbat ebraico, la Lech Lechà, settimana di arte, cultura e letteratura ebraica, con la direzione artistica di Francesco Lotoro ed il contributo determinante, per la parte organizzativa, di Grazia Sarah Tiritiello, autrice, curatrice di mostre, presidente dell'Istituto di letteratura musicale concentrazionaria di Barletta.
La manifestazione ha coinvolto con grande riscontro di pubblico ben 10 città pugliesi (Trani, Barletta, Andria, Bari, San Nicandro Garganico, Manfredonia, Brindisi, Oria, Nardò, Lecce), proponendosi come una kermesse multidisciplinare con tanti ospiti protagonisti e un ricco programma articolato in dieci moduli.
Nel giorno di chiusura della manifestazione, una parte della giornata sarà dedicata alle pratiche rituali e al pranzo di Shabbat, mentre a chiudere la manifestazione sarà La notte dell'ebraismo tranese. Il programma degli eventi in programma è consultabile nella nostra agenda.
A poche ore dalla conclusione della Lech Lechà, si è tenuta presso la sala giunta del Comune di Trani, una conferenza stampa nel corso della quale è stata annunciata l'imminente firma di un protocollo d'Intesa fra Comune di Trani e Comunità ebraica di Napoli per il rinnovo per altri 4 anni alla comunità ebraica tranese della concessione della Sinagoga Scolanova, riaperta dopo secoli nel 2005.
Il rabbino capo di Napoli Rav Scialom Bahbout si è detto lieto della notizia: «Dopo il ripristino della Sinagoga, avvenuto ormai qualche anno fa, non avevamo dubbi sul rinnovo della concessione da parte del Comune, chiaramente intenzionato a proseguire in quest'opera di stretta collaborazione. Quello che adesso ci preme maggiormente è di restituire una sempre più piena dignità alla comunità ebraica di Trani, e il successo registrato anche dalla settimana Lech Lechà è la chiara dimostrazione della nostra capacità di mobilitare energie e di ottenere risultati positivi per il territorio e per tutti coloro che hanno preso parte alla manifestazione. Era questa una condizione necessaria per ricominciare a riportare la città di Trani alla sua naturale posizione di capitale dell'ebraismo nel Meridione; anche perché, come ormai tutti sanno, non è una città qualsiasi, bensì il luogo in cui hanno vissuto ed operato nel passato alcuni dei più grandi maestri dell'ebraismo. Ecco, vorremmo tanto riuscire a riportare in auge questo ruolo centrale avuto un tempo dalla città. A tal proposito la nuova iniziativa che vogliamo comunicare è la creazione a Trani di un Iruv, ossia l'individuazione rituale di un perimetro cittadino ben preciso all'interno del quale è possibile rispettare le regole dello Shabbat come se si fosse all'interno di casa propria. Insomma la città diventerebbe per gli ebrei una sorta di prolungamento dell'area domestica consentendo loro di fare gesti che altrimenti sarebbero proibiti in assenza di questo spazio. Questa delimitazione sarà decisa di concerto col sindaco di Trani. Sarebbe senza dubbio una novità di grande rilievo che potrebbe attirare a Trani nei week end tante persone desiderose di usufruire di uno spazio del genere, che fra l'altro attualmente in Italia esiste solo a Venezia e in parte a Trieste».
L'assessore Nardò si è manifestato favorevole all'iniziativa ed ha aggiunto: «Non ci può essere però uno sviluppo interno alla comunità ebraica di Trani se ci si limita a tutelare la sola attività del culto, ecco perché riteniamo che vadano favorite più in generale tutte quelle attività che sono legate alla quotidianità, fra cui in particolare lo studio. Quando nei giorni scorsi si è parlato della creazione a Trani di una università ebraica, qualcuno ha erroneamente pensato che si tratti di un ente assimilabile alle comuni università statali o private che rilasciano una laurea: in questo caso è invece di qualcosa di diverso, ossia un luogo in cui sia possibile studiare l'ebraismo per tutti coloro che sono interessati, una scuola per la quale il termine università va inteso in senso lato, antico, di comunità. Insomma uno strumento per conoscere sempre più una cultura millenaria come l'ebraismo, consapevoli che conoscere è la premessa necessaria per meglio 'comprendere' e meglio convivere».
La manifestazione ha coinvolto con grande riscontro di pubblico ben 10 città pugliesi (Trani, Barletta, Andria, Bari, San Nicandro Garganico, Manfredonia, Brindisi, Oria, Nardò, Lecce), proponendosi come una kermesse multidisciplinare con tanti ospiti protagonisti e un ricco programma articolato in dieci moduli.
Nel giorno di chiusura della manifestazione, una parte della giornata sarà dedicata alle pratiche rituali e al pranzo di Shabbat, mentre a chiudere la manifestazione sarà La notte dell'ebraismo tranese. Il programma degli eventi in programma è consultabile nella nostra agenda.
A poche ore dalla conclusione della Lech Lechà, si è tenuta presso la sala giunta del Comune di Trani, una conferenza stampa nel corso della quale è stata annunciata l'imminente firma di un protocollo d'Intesa fra Comune di Trani e Comunità ebraica di Napoli per il rinnovo per altri 4 anni alla comunità ebraica tranese della concessione della Sinagoga Scolanova, riaperta dopo secoli nel 2005.
Il rabbino capo di Napoli Rav Scialom Bahbout si è detto lieto della notizia: «Dopo il ripristino della Sinagoga, avvenuto ormai qualche anno fa, non avevamo dubbi sul rinnovo della concessione da parte del Comune, chiaramente intenzionato a proseguire in quest'opera di stretta collaborazione. Quello che adesso ci preme maggiormente è di restituire una sempre più piena dignità alla comunità ebraica di Trani, e il successo registrato anche dalla settimana Lech Lechà è la chiara dimostrazione della nostra capacità di mobilitare energie e di ottenere risultati positivi per il territorio e per tutti coloro che hanno preso parte alla manifestazione. Era questa una condizione necessaria per ricominciare a riportare la città di Trani alla sua naturale posizione di capitale dell'ebraismo nel Meridione; anche perché, come ormai tutti sanno, non è una città qualsiasi, bensì il luogo in cui hanno vissuto ed operato nel passato alcuni dei più grandi maestri dell'ebraismo. Ecco, vorremmo tanto riuscire a riportare in auge questo ruolo centrale avuto un tempo dalla città. A tal proposito la nuova iniziativa che vogliamo comunicare è la creazione a Trani di un Iruv, ossia l'individuazione rituale di un perimetro cittadino ben preciso all'interno del quale è possibile rispettare le regole dello Shabbat come se si fosse all'interno di casa propria. Insomma la città diventerebbe per gli ebrei una sorta di prolungamento dell'area domestica consentendo loro di fare gesti che altrimenti sarebbero proibiti in assenza di questo spazio. Questa delimitazione sarà decisa di concerto col sindaco di Trani. Sarebbe senza dubbio una novità di grande rilievo che potrebbe attirare a Trani nei week end tante persone desiderose di usufruire di uno spazio del genere, che fra l'altro attualmente in Italia esiste solo a Venezia e in parte a Trieste».
L'assessore Nardò si è manifestato favorevole all'iniziativa ed ha aggiunto: «Non ci può essere però uno sviluppo interno alla comunità ebraica di Trani se ci si limita a tutelare la sola attività del culto, ecco perché riteniamo che vadano favorite più in generale tutte quelle attività che sono legate alla quotidianità, fra cui in particolare lo studio. Quando nei giorni scorsi si è parlato della creazione a Trani di una università ebraica, qualcuno ha erroneamente pensato che si tratti di un ente assimilabile alle comuni università statali o private che rilasciano una laurea: in questo caso è invece di qualcosa di diverso, ossia un luogo in cui sia possibile studiare l'ebraismo per tutti coloro che sono interessati, una scuola per la quale il termine università va inteso in senso lato, antico, di comunità. Insomma uno strumento per conoscere sempre più una cultura millenaria come l'ebraismo, consapevoli che conoscere è la premessa necessaria per meglio 'comprendere' e meglio convivere».
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