
Politica
NOstra la Costituzione! Perché votare NO al referendum del 20 e 21
Nota del portavoce provinciale Francesco Tomasicchio
Trani - lunedì 24 agosto 2020
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Ormai manca meno di un mese al voto e la campagna referendaria – per coloro che non ne siano al corrente e per coloro che astutamente intendano farla scivolare in secondo piano – è entrata nel vivo.
Orbene, il 20 e il 21 settembre non saremo chiamati a votare esclusivamente i rinnovi dei sette consigli regionali e dei millecento comuni circa, ma anche e sopra tutto il referendum costituzionale – di tipo confermativo – che prevede il drastico quanto 'folle' taglio dei membri del Parlamento italiano.
Si tratta, a mio avviso, di un vero e proprio attacco alla sovranità nazionale, al Parlamento nella sua più pura ed intrinseca veste di organo di rappresentanza popolare e delle categorie sociali. Ciò che più deve incuriosire tutti noi votanti è che questo attacco, ideato e proposto con veemenza dalla società privata che dirime le politiche di un movimento, incerto, oscillante ed alquanto multiforme, che detiene la maggioranza dei seggi in Parlamento nell'attuale legislatura, è stato votato quasi all'unanimità dai componenti di entrambe le camere. Indice, quest'ultimo, di come in realtà i 'sovranismi' presenti nel Parlamento siano del tutto fittizi e privi di un serio intento volto a 'conservare' la rappresentanza popolare e la sovranità della Costituzione repubblicana. Tutti i partiti, nessuno escluso e salvo gli ultimi ma tardivi ripensamenti, si sono piegati al cospetto della demagogia pentastellata e grillina, incapaci di trovare e il coraggio e i contenuti - e ce ne sarebbero fin troppi – per contrastare questa idea di repentino smontaggio del pluralismo democratico.
A tal proposito, si deve tener presente la totale mancanza di una futura visione della composizione stessa del Parlamento poiché esso stesso non si è preoccupato di accompagnare al taglio dei suoi componenti una chiara e decisa legge elettorale. Insomma, va bene tutto purché si tagli il numero dei rappresentanti del popolo, purché essi continuino a non avere la possibilità, mediante il voto di preferenza, di scegliere chi sia la donna o l'uomo giusto a rappresentare il territorio ed i suoi interessi. È la casta che si erge a «super casta».
Annotava il Presidente dell'Assemblea Costituente, Umberto Terracini, che «quando si vuole limitare l'importanza di un organo rappresentativo, si incomincia sempre con il diminuire il numero dei componenti». Emblematica, a mio avviso, siffatta affermazione. Lo è, altresì, ancor di più se alla base di un tale gesto inconsulto vi siano delle motivazioni prive di un vero e proprio senso e nesso logico: siamo davvero disposti a rinunciare ad una parte così significante della nostra rappresentanza parlamentare per risparmiare soltanto lo 0,007% della nostra spesa pubblica? Un medesimo risultato si sarebbe potuto raggiungere diminuendo semplicemente la singola indennità di ogni rispettivo membro del Parlamento. Eppure, ciò, non è stato assolutamente pensato. Il che la dice lunga sull'idea di democrazia che i vessilliferi di questa sciagurata proposta di revisione costituzionale hanno in mente.
Il vero problema della spesa politica – e di ciò ne dovrebbero essere al corrente i più – sono i nostri consigli regionali, i quali, spesso e volentieri, non svolgono funzioni chiare e ben delineate a causa del 'caos' creato da un'altra riforma costituzionale, la Bossi-D'Alema del 2001.
Dunque, un taglio così netto della rappresentanza parlamentare non farebbe altro che rendere i partiti politici sempre più autoreferenziali e distanti dalla base, incentrati sulle scelte del 'capo' e della sua segreteria, permeabile dal potere economico esterno dei privati (come quello di chi ha maliziosamente ideato questa riforma), sottraendo, di riflesso, quel già limitato margine di decisione a tutti noi elettori e, ancora, senza produrre neanche un significativo quanto giustificabile risparmio economico. Anzi, tutt'altro, ovvero ad un prezzo elevatissimo, rappresentato dall'imminente tramonto della nostra democrazia, quella parlamentare, per la quale si sono battuti i nostri padri e per la quale noi dovremo provare ad imitarne le loro gesta.
Noi votiamo NO, perché NOstra è la Costituzione! Viva la Repubblica.
- Francesco Tomasicchio (Portavoce provinciale NOstra! BAT)
Orbene, il 20 e il 21 settembre non saremo chiamati a votare esclusivamente i rinnovi dei sette consigli regionali e dei millecento comuni circa, ma anche e sopra tutto il referendum costituzionale – di tipo confermativo – che prevede il drastico quanto 'folle' taglio dei membri del Parlamento italiano.
Si tratta, a mio avviso, di un vero e proprio attacco alla sovranità nazionale, al Parlamento nella sua più pura ed intrinseca veste di organo di rappresentanza popolare e delle categorie sociali. Ciò che più deve incuriosire tutti noi votanti è che questo attacco, ideato e proposto con veemenza dalla società privata che dirime le politiche di un movimento, incerto, oscillante ed alquanto multiforme, che detiene la maggioranza dei seggi in Parlamento nell'attuale legislatura, è stato votato quasi all'unanimità dai componenti di entrambe le camere. Indice, quest'ultimo, di come in realtà i 'sovranismi' presenti nel Parlamento siano del tutto fittizi e privi di un serio intento volto a 'conservare' la rappresentanza popolare e la sovranità della Costituzione repubblicana. Tutti i partiti, nessuno escluso e salvo gli ultimi ma tardivi ripensamenti, si sono piegati al cospetto della demagogia pentastellata e grillina, incapaci di trovare e il coraggio e i contenuti - e ce ne sarebbero fin troppi – per contrastare questa idea di repentino smontaggio del pluralismo democratico.
A tal proposito, si deve tener presente la totale mancanza di una futura visione della composizione stessa del Parlamento poiché esso stesso non si è preoccupato di accompagnare al taglio dei suoi componenti una chiara e decisa legge elettorale. Insomma, va bene tutto purché si tagli il numero dei rappresentanti del popolo, purché essi continuino a non avere la possibilità, mediante il voto di preferenza, di scegliere chi sia la donna o l'uomo giusto a rappresentare il territorio ed i suoi interessi. È la casta che si erge a «super casta».
Annotava il Presidente dell'Assemblea Costituente, Umberto Terracini, che «quando si vuole limitare l'importanza di un organo rappresentativo, si incomincia sempre con il diminuire il numero dei componenti». Emblematica, a mio avviso, siffatta affermazione. Lo è, altresì, ancor di più se alla base di un tale gesto inconsulto vi siano delle motivazioni prive di un vero e proprio senso e nesso logico: siamo davvero disposti a rinunciare ad una parte così significante della nostra rappresentanza parlamentare per risparmiare soltanto lo 0,007% della nostra spesa pubblica? Un medesimo risultato si sarebbe potuto raggiungere diminuendo semplicemente la singola indennità di ogni rispettivo membro del Parlamento. Eppure, ciò, non è stato assolutamente pensato. Il che la dice lunga sull'idea di democrazia che i vessilliferi di questa sciagurata proposta di revisione costituzionale hanno in mente.
Il vero problema della spesa politica – e di ciò ne dovrebbero essere al corrente i più – sono i nostri consigli regionali, i quali, spesso e volentieri, non svolgono funzioni chiare e ben delineate a causa del 'caos' creato da un'altra riforma costituzionale, la Bossi-D'Alema del 2001.
Dunque, un taglio così netto della rappresentanza parlamentare non farebbe altro che rendere i partiti politici sempre più autoreferenziali e distanti dalla base, incentrati sulle scelte del 'capo' e della sua segreteria, permeabile dal potere economico esterno dei privati (come quello di chi ha maliziosamente ideato questa riforma), sottraendo, di riflesso, quel già limitato margine di decisione a tutti noi elettori e, ancora, senza produrre neanche un significativo quanto giustificabile risparmio economico. Anzi, tutt'altro, ovvero ad un prezzo elevatissimo, rappresentato dall'imminente tramonto della nostra democrazia, quella parlamentare, per la quale si sono battuti i nostri padri e per la quale noi dovremo provare ad imitarne le loro gesta.
Noi votiamo NO, perché NOstra è la Costituzione! Viva la Repubblica.
- Francesco Tomasicchio (Portavoce provinciale NOstra! BAT)
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