
Cronaca
Trani, sequestrati i locali della Diocesi a palazzo Broquier
Per bloccare alcune violazioni edilizie per lavori realizzati nell’edificio. Il provvedimento è stato disposto dal gip Oliveri del Castillo
Trani - mercoledì 22 febbraio 2012
11.19
La Guardia di Finanza di Trani ha sequestrato i locali di palazzo Broquier di proprietà della Diocesi, già finiti al centro di un'inchiesta per usura reale che vede indagato anche il vescovo Giovan Battista Pichierri. Il provvedimento è stato disposto dal gip Roberto Oliveri del Castillo, per bloccare alcune violazioni di tipo edilizio per lavori realizzati nell'edificio settecentesco.
Gli interventi sarebbero stati eseguiti senza alcuna autorizzazione dell'ufficio tecnico e, soprattutto, della Soprintendenza ai Beni architettonici, sebbene si tratti un immobile vincolato. E, come se non bastasse, i lavori sarebbero stati realizzati nonostante sia in corso una nuova perizia del gip del tribunale, per stimare il valore dell'immobile.
La contestazione del pm Antonio Savasta, che ha richiesto il sequestro preventivo, deriva proprio dalla constatazione che i lavori potrebbero «alterare i luoghi oggetto di perizia estimativa con incidente probatorio». Nella struttura sono stati aperti dei varchi, staccate mattonelle ed eseguiti altri interventi per consentire l'utilizzo di alcune stanze per le esigenze della Curia.
Il provvedimento arriva nell'ambito dell'inchiesta che vede indagate tre persone per aver acquistato - secondo l'accusa - il palazzo a metà del suo valore, approfittando dello stato di necessità degli ex proprietari, i fratelli Cirillo Farrusi. L'inchiesta si è chiusa a luglio con la notifica degli avvisi al vescovo, al vicario generale Savino Giannotti e all'economo della Curia, Angelo Di Pasquale, tutti indagati per usura reale.
Nonostante tre perizie estimative già redatte (di cui una fatta redigere dalla stessa Curia per ottenere l'autorizzazione all'acquisto dal Vaticano), la difesa ne aveva richiesta un'altra al gip che l'ha concessa.
Gli interventi sarebbero stati eseguiti senza alcuna autorizzazione dell'ufficio tecnico e, soprattutto, della Soprintendenza ai Beni architettonici, sebbene si tratti un immobile vincolato. E, come se non bastasse, i lavori sarebbero stati realizzati nonostante sia in corso una nuova perizia del gip del tribunale, per stimare il valore dell'immobile.
La contestazione del pm Antonio Savasta, che ha richiesto il sequestro preventivo, deriva proprio dalla constatazione che i lavori potrebbero «alterare i luoghi oggetto di perizia estimativa con incidente probatorio». Nella struttura sono stati aperti dei varchi, staccate mattonelle ed eseguiti altri interventi per consentire l'utilizzo di alcune stanze per le esigenze della Curia.
Il provvedimento arriva nell'ambito dell'inchiesta che vede indagate tre persone per aver acquistato - secondo l'accusa - il palazzo a metà del suo valore, approfittando dello stato di necessità degli ex proprietari, i fratelli Cirillo Farrusi. L'inchiesta si è chiusa a luglio con la notifica degli avvisi al vescovo, al vicario generale Savino Giannotti e all'economo della Curia, Angelo Di Pasquale, tutti indagati per usura reale.
Nonostante tre perizie estimative già redatte (di cui una fatta redigere dalla stessa Curia per ottenere l'autorizzazione all'acquisto dal Vaticano), la difesa ne aveva richiesta un'altra al gip che l'ha concessa.
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