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La nostra? «Una meravigliosa terra da sviluppare»

Lettera in redazione di Mauro Spallucci

Con orgoglio faccio parte di tutti coloro che hanno scelto di vivere nella nostra terra meravigliosa. Le opportunità per andare via non sono mancate. Opportunità che mi avrebbero portato ad avere anche maggiori successi professionali ed economici. Ho deciso comunque di restare e di fare la mia parte. Ed ancora oggi rifarei scelta nonostante tutto quanto mi circonda. La crisi economica morde e sta portando via con sé anche le speranze. Ma prima di ogni altra cosa sta portando via i nostri giovani. Il futuro non abita più nella nostra terra baciata dal sole. Far finta di non vedere, secondo la regola dello struzzo, non serve. I nostri giovani fuggono con un biglietto di sola andata verso il mondo. Mentre da noi ancora continuano i giochetti di basso profilo e gli imprenditori vengono lasciati sempre più soli. Dalla politica, dalle istituzioni, dalle banche.

Perché nel nostro pezzetto di mondo non è più possibile aprirsi all'aria fresca delle idee, all'aria aperta di capitali puliti che abbiano voglia di investire nelle nostre città e nelle nostre imprese? Forse il pericolo è proprio questo. Non farsi questa domanda per non cercare delle risposte. Per non offrire speranza e futuro. La vera sfida è proprio questa. Dobbiamo trovare insieme le risposte migliori. I nostri politici, a tutti i livelli, innanzitutto, devono creare condizioni fiscali di favore per chi rischia capitali propri. E tutti dobbiamo essere convinti che noi uomini e donne del sud siamo la nuova frontiera dello sviluppo. Non siamo una zattera lasciata alla deriva. Ma una meravigliosa terra da sviluppare anche con fondi pubblici da non sprecare. Fondi europei, nazionali e regionali che costituiscono la benzina nel motore dello sviluppo e non un bottino di una guerra tra "tribù" locali che si combattono spesso in una zona grigia dell'intermediazione politico-clientelare-criminale.

La sfida si può vincere insieme. Iniziamo a generare condizioni fiscali di favore per chi rischia i propri capitali. Iniziando magari da Trani. Al lavoro, dunque. La fiammella del dibattito è aperta. La classe dirigente con i suoi Pensatori è chiamata ad invertire un trend di recessione economica e di marginalizzazione in cui si siamo avvitati già da alcuni anni. Si può rinascere e siamo ancora in tempo. Gli uomini migliori sono chiamati a dare il proprio contributo per ritornare a sorridere ed anche a far crescere le nostre famiglie ed i nostri figli.

Mauro Spallucci,
Vicepresidente presidente diocesano Ucid, Unione cristiana imprenditori dirigenti diocesi di Trani
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