Mazza e panella

Un “NO” per grandi pulizie, tra convinti e opportunisti

"Mazza e Panella" di Giovanni Ronco

Nella vittoria del No, trionfante anche a Trani come abbiamo visto, ci sono tanti rivoli di malcontento che confluiscono da parte delle tante categorie di cittadini danneggiate da Renzi e dal suo superficiale governo. Al di là del No nel merito, ad una manomissione della Costituzione e ad un pericolo di accentramento del potere, col passaggio da una Repubblica parlamentare ad un Premierato dal potere assoluto (non è vero come dicono i sostenitori del Sì che il quesito non era stato nemmeno letto e capito, almeno queste due idee schematiche le aveva capite anche la casalinga di Voghera – e di Trani -) c'è il "no" ad un governo che aveva preso in giro troppi giovani col Jobs Act, con assunzioni finite con la scadenza dei bonus fiscali alle aziende; c'è il "no" ad un governo che aveva deciso di eliminare il problema del precariato, "fucilandolo" letteralmente, come nel caso della sconclusionata e contraddittoria riforma della Buona Scuola. Una "schiforma", come direbbe Marco Travaglio, che sembrava impostata per demotivarne gli attori principali, facendo in modo che le energie di questi ultimi fossero letteralmente dissipate, tra ritorni di scartoffie montanti, "progettifici" a go go e accentramento del potere anche in questo caso sui vertici delle piramidi; c'è un "no" ad un governo che ha fatto carne da macello nell'ambito della sanità con eliminazione di ticket e benefici a categorie particolarmente svantaggiate.

E ancora: tagli al settore delle forze dell'ordine e cronicizzazione della penuria di personale, con diminuzione del senso di sicurezza e poi gestione illogica e senza controllo della questione migranti: migliaia di sbarchi, ingressi senza limiti, grandi e medie, ma anche piccole città invase, senza progetti di accoglienza mirati o derogati in fretta e furia alla Chiesa (vedi Trani). Tanti no sono confluiti in quel No. E poi, dulcis in fundo, se decidi di fare le Riforme con Verdini, è normale che sia arrivato un No anche dall'interno della sinistra stessa. Qui a Trani qualcuno chiedeva pubblicamente al sottoscritto, per giunta sabato scorso, durante il silenzio elettorale, (mah!), cosa votasse il sindaco. Io sinceramente non so cosa abbia votato AB, ma se ripenso che l'unico rappresentante nazionale ad essere venuto al suo comizio conclusivo della campagna elettorale che lo portò all'elezione a primo cittadino, fu Boccia e sentendo come si è espresso quest'ultimo sul referendum (No), credo che si possa ipotizzare una conclusione. Ma penso che alla fine, sia prima, che ora, non contasse molto come notizia. Ora sarà bello vedere più che altro, come i nostri rappresentanti politici si riposizioneranno repentinamente, dopo la fine prematura, ma molto pronosticata, dopo i madornali errori politici, dell'era renziana. Osserviamo inoltre, un po' impassibili, ma anche con un po' di pietà, la dimensione dolente di vari soggetti, nelle professioni ed in politica, che aspettandosi erroneamente un'era politica renziana di un dozzina d'anni, stavano pianificando carriere e scalate, ambizioni e medagliette, all'ombra del ducetto fiorentino. Per ora è stata, giustamente, pallida meteora. Per quelli di cui sopra non resta che il cambio di carro, il riposizionamento, il cambio di cavallo. O l'oblio sempiterno, insieme, ci auguriamo, al loro leader cattivello e vendicativo. E poi (Letta stai sereno docet), chi la fa, l'aspetti, come dicevano gli antichi greci e latini.

PS: a fronte di oltre 19milioni di no, alle riforme, a Renzi (la personalizzazione l'ha chiamata in ballo lui) e agli errori di un uomo arrogante che ha procreato seguaci spesso ancora più arroganti di lui (sul territorio, nelle politiche locali e nelle professioni), mi fanno ridere quelli che fanno notare che Renzi stesso ha mantenuto il 40% dei voti, cioè la percentuale dei sì. Un'elaborazione del lutto politico pietosa, per consolarsi dello schiaffone inflitto all'arroganza e alla spocchia.
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