Storie di città

«Facevo teatro per rimorchiare, adesso vado in tour con Paolo Rossi»

Rosa Barca e le nostre storie di città

«Sono nato di notte, nel 1977, alle tre e trenta del mattino, sul sedile posteriore sfondato di una cinquecento gialla, nel parcheggio sotterraneo di un supermercato, con i capelli sfatti e la barba di tre giorni». Succedeva trentatré anni fa. Succedeva per davvero ma, di sicuro, di barba, allora, non se ne scorgeva l'ombra. Un biglietto da visita strambo per l'attore comico di Trani che abbiamo ritrovato a teatro al fianco del maestro Paolo Rossi nell'ultimo spettacolo di delirio organizzato su La Povera gente. Lui è Massimiliano Loizzi. «Sono un pagliaccio, definizione ufficiale: attore comico»: è così che si presenta, ricordandoci un pò Hans, il protagonista del romanzo di Heinrich Boll, Opinioni di un clown.

Irriverente, satirico, spietato, pungente al punto giusto, ai microfoni di Traniweb ci parla della sua vita e della sua morte senza escludere i miracoli di cui è stato autore. «In realtà sono morto due anni fa. Non volevo fare le cose uguali a Gesù Cristo. Ho deciso, perciò, di farla finita prima dei miei trentatré anni. Sono già morto e risorto. State parlando con un uomo che è già trapassato, con all'attivo anche qualche miracolo. Ho moltiplicato il pane e i pesci e cerco di moltiplicare me stesso quando sono sul palco». Da grande, per sua ammissione, avrebbe voluto fare il cassiere, l'astronauta e il calciatore pur non essendo molto in gamba col pallone. Non avrebbe nemmeno disdegnato di fare il milionario, ma il sogno più grande è da sempre quello di diventare attore per rimorchiare le donne. In fondo perché dovremmo accontentarci nei sogni? Tutto inizia in terza elementare. «La mia prima recita – dice - risale ad allora. Avevo un ruolo da protagonista, ovviamente. Da piccolo ero già bravo», non negandoci la sua buona dose di autostima. Riprende a recitare negli anni del liceo classico, al De Sanctis. Si considera uno studente doc e con tutte le carte in regola. «Facevo esattamente ciò che facevano tutti alla mia età: andavo a scuola, ma non ci volevo andare, cercavo di studiare il meno possibile, facevo il rappresentante d'istituto per non stare in classe».

Lascia Trani compiuta la maggiore età e migra per terre lontane viaggiando due anni attraverso l'Europa facendo i lavori più disparati. Tornato in Italia, collabora per più anni con la compagnia del teatro Abeliano di Vito Signorile, dove conosce Franco Damascelli suo indimenticato maestro scomparso da poco. Si trasferisce poi a Milano e si forma presso la scuola d'arte drammatica Paolo Grassi dalla quale viene espulso nel 2002. «Arrivavo sempre tardi la mattina perché la sera lavoravo in un bar, colpa anche di qualche donna. Non dormire la notte o farlo per poco è faticoso, credetemi».

Nello stesso comincia la sua collaborazione con Paolo Rossi che aveva tenuto poco prima un laboratorio in accademia. E' amore a prima vista tra i due e da quel momento inizia una straordinaria collaborazione che procede ancora oggi a gonfie vele. Li vediamo lavorare a braccetto per la ripresa televisiva del Romeo + Juliet e insieme per la tourné de Il signor Rossi e la costituzione. Massimiliano fonda anche una compagnia teatrale (I mercanti di storie). «Siamo nati in una notte buia e tempestosa, di pioggia, quando nel teatro italiano c'era poca luce». Nel 2004 debutta con il primo lavoro della sua compagnia (Mi sono arreso a un nano) ispirato e dedicato al grande cantautore anarchico livornese Piero Ciampi. «Siamo un gruppo di artisti precari in giro anche per i peggiori bar del paese, portiamo in scena un divertente e satirico spettacolo musicale. Si tratta di un finto radio-spettacolo in onda su frequenze radio occupate ma inesistenti».

Forse nessuno avrebbe immaginato che ne avrebbe fatta di strada. Nemmeno i suoi genitori, all'inizio, hanno preso bene la scelta di diventare attore. «Oggi la mamma è la mia fan numero uno. Poi non so se sapevate che sono un figlio d'arte. Mio padre ha debuttato in piazza Quercia nel lontano 1967 con le gemelle Keisler». Un percorso ancora più tortuoso il suo perchè sceglie il sentiero dell'arte comica. «L'attore comico è colui che parla più facilmente al cuore della gente».

Far ridere poi, si sa, è un ottimo modo per conquistare le donne. In questo, il nostro ha raggiunto, con ottimi voti, il suo obiettivo. Far ridere è soprattutto un mestiere più difficile del far piangere, laddove la comicità si vuole fare intelligente, laddove si vuole alternare un sorriso alla riflessione corrosiva e impegnata. Far spazio al buonumore, alla risata alla larga dal panorama comico imbarazzante, fatto di squallido e avvilente umorismo è possibile. Massimiliano ci crede e lo fa. E allora fare un salto a teatro può essere davvero una scelta fatta al di fuori delle barzellette dei luoghi comuni. «Sono a Milano quindi non potete venire a venirmi vedere, ma sappiate che sono l'attore più bello del mondo». Ci sembrano delle ragioni sufficienti per non starsene seduti sul divano di casa. Non credete?
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