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«Datevi al meglio della vita»

Riflessione dell’Arcivescovo tenuta in occasione della 57^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

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Il tema della 57^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, "Datevi al meglio della vita", risuona come chiamata a non accontentarci di ciò che gli eventi casuali della storia potrebbero presentarci, o di obiettivi miseri e a buon mercato.

Il meglio della vita è Gesù! Il meglio della vita è averlo come nostro maestro, seguirlo, condividere la sua vita, i suoi stessi sentimenti. Nel messaggio che ci ha inviato per questa Giornata, Papa Francesco commenta il brano evangelico della tempesta sul lago di Tiberiade (cf. Mt 14,22-33). San Matteo racconta che, dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù ordina ai suoi di salire sulla barca e di precederlo all'altra riva, mentre egli avrebbe congedata la gente. Questa traversata, la tempesta, l'arrivo di Gesù, le incertezze di Pietro che prima cammina sulle acque e poi comincia ad affondare, diventano immagine della nostra vita.

Il messaggio ci invita a riflettere in modo particolare su quattro parole:
Coraggio: ognuno di noi, nella propria esperienza, si trova ad affrontare pericoli, opportunità, venti contrari, dubbi, paure;
Gratitudine: non siamo soli, Gesù ci raggiunge, anche se non sempre lo riconosciamo e potrebbe, addirittura, spaventarci come accadde agli apostoli che lo scambiarono per un fantasma;
Fatica: c'è bisogno di impegno, di osare anche nel camminare sulle acque, di prendere in mano la nostra vitae metterla a servizio degli altri. Fatica significa servire e non farsi servire, o peggio ancora servirsi degli altri. Quando questo non lo capiamo, non lo accettiamo, facciamo scelte che ci rendono tristi, lamentosi, critici, seminatori di problemi e di preoccupazioni, superficiali, incapaci di cogliere l'essenziale, contro-testimoni di Gesù (sono situazioni che vengono stigmatizzate con espressioni del tipo: ma quello è prete? ma quelli sono consacrati?);
Lode: anche in mezzo alle difficoltà, la vocazione autentica si fa lode. La vita come canto di lode, come profumo di Gesù e di vangelo (ecco allora che sentiamo dire: che bella persona quel prete! che belle persone quei frati, quelle suore!). Una vita che danza, cosi viene rappresentata nell'immaginetta della GMPV attraverso le ombre proiettate sul cammino dei due giovani che seguono Gesù. Il Signore sostenga i nostri giovani nelle loro scelte di vita, siano generosi, liberi e responsabili nel donarsi con gioia ai fratelli.

Desideriamo pregare per tutti i sacerdoti e i consacrati, vivano sempre la loro vocazione dando testimonianza di coraggio, gratitudine, fatica e lode. Ricordiamo anche quanti di loro stanno sperimentando una crisi vocazionale.

Non dimentichiamo che tutto è vocazione perché ogni realtà, per il fatto di esistere, è risposta a Qualcuno che l'ha chiamata all'esistenza. Tutto andrebbe vissuto secondo una logica vocazionale, con la disponibilità ad ascoltare un appello e a rispondere con la nostra vita, la nostra persona, il nostro corpo nella linea del servizio come ci insegna il vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato. Vorrei ancora una volta richiamare la testimonianza di quel medico che, mentre si preparava ad iniziare il suo turno di lavoro, indossava abiti e presidi di protezione, mascherina, occhiali, copricapo che via via coprivano il suo volto e non permettevano più di riconoscerlo, quasi un rito di vestizione a dire che non è importante mettersi in mostra, figurare, apparire. Ciò che conta, invece, è esserci e donarsi mettendo in gioco la propria pelle. Bene, questo giovane medico diceva che il suo era un combattere per la causa, cioè la sconfitta del virus e l'aiuto alle tante persone malate, e avrebbe combattuto fino alla fine. Un rito, il suo, di sottrazione alla esposizione della propria immagine per andare ad esporre la propria vita. I tratti di quel volto coperto, del carattere di quella persona, si sarebbero manifestati negli atti del prendersi cura dei più fragili, bisognosi, malati in una particolare lavanda dei piedi. E questo, fino alla fine, non si sarebbe trattato di un gioco! Questa logica del servizio possa diventare, anche a motivo dell'emergenza Covid-19, la logica di vita di ogni persona e di ogni discepolo di Gesù.

Anche questo tempo di pandemia, dunque, dobbiamo viverlo in una logica vocazionale: cosa mi sta dicendo, cosa mi chiede? quale è la mia risposta a questo appello? La pandemia ci sta ricordando che siamo tutti fragili, bisognosi gli uni degli altri, responsabili non solo della nostra vita ma anche di quella di chi frequento o che incontro occasionalmente. Siamo più uniti di quanto credevamo, e non possiamo pensare di superare questa emergenza coltivando egoismi, narcisismi, seminando divisione, alimentando chiacchiericci sterili e inutili – anche se personaggi che amano praticare queste discipline non mancano mai, fuori e dentro la chiesa. La prima grande chiamata è quella alla comunione e alla cura della vita fraterna e di tutto ciò che la favorisce. Tutto ciò che non parta da un desiderio di comunione, che non cerchi di realizzare comunione, che non abbia come obiettivo la comunione, non ci serve, non ci interessa, non ci appartiene.

Un altro aspetto che stiamo maturando, evidentemente quando ci lasciamo interrogare dall'opportunità del momento, è la necessità di distinguere ciò che è importante, essenziale, da ciò che non lo è per investire poi di conseguenza le nostre energie, il nostro tempo, la nostra vita.

Chiediamo questo dono al Signore. Chiediamolo soprattutto per noi quando ancora continuiamo a discutere, a scaldarci, a seminare divisione e tristezza per questioni che riguardano qualche manifestazione, beghe interne e infantili mentre attorno a noi ci sono tante persone bisognose perché colpite da malattia, da povertà economica. Insomma, è una situazione seria che ci chiama a rispondere da adulti, da persone mature come ci insegna il vangelo. Una situazione che domanda di mettere in campo le nostre migliori energie, il nostro entusiasmo, la nostra creatività, il nostro desiderio di spenderci per gli altri con generosità e umiltà. Il Signore ci aiuti a fare nostra questa opportunità, a non essere sordi agli appelli alla comunione e all'essenzialità, per non perderci il meglio della vita. Diamoci, allora, al meglio della vita!

  • Mons. Leonardo D'Ascenzo
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