ebrei e cani la vita bella
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Cronaca

"I neri qua dentro non li voglio!": accade ancora, accade a Trani

L'episodio un mese fa, ma la notizia si sta diffondendo da qualche giorno. Il racconto di Marco Tribuzio, direttore del Banco Opere di Carità

L'immagine del piccolo Giosuè ne "La vita è bella" che si stupisce del fatto di non poter entrare nel locale insieme al suo papà è affiorata nella mente non appena saputo di questo increscioso episodio che ci riporta a tempi terribili. Il fatto grave è che nel clima di odio e intolleranza che sta proliferando nel nostro paese finiamo per scoprire che non c'è da meravigliarsi poi tanto.

È successo che un giovane di Bitonto nato nel Benin, Martin, con tutte le carte in regola, compresa dedizione al lavoro, sacrifici, studio, durante la pausa pranzo, allontanandosi dal cantiere nel centro storico di Trani per comprare una vaschetta di pollo con le patate, sia stato invitato ripetutamente - e malamente - a allontanarsi dalla proprietaria della rosticceria: tutto ciò nonostante la dimostrazione di non essere un mendicante, di poter pagare, di non essere clandestino e di avere le mani impolvererate di lavoro.

Il racconto lo riportiamo integralmente dal post di Marco Tribuzio, direttore del Banco delle Opere di Carità a Bitonto e amico del giovane protagonista di questa terribile amara, tristissima vicenda. Pare che il figlio della signora saputo l'accaduto - amici e colleghi di Martin erano furiosi andati nel locale per avere giustizia ma la signora ha risposto per le rime anche a loro - abbia raggiunto poi Martin per domandare scusa.

L'episodio ha visto protagonista non solo Martin e la signora razzista - perché così si chiamano questi individui e perché la signora con orgoglio si è dichiarata tale - ma anche persone che hanno tentato di difendere il giovane e i suoi colleghi di lavoro che si spellano le mani con lui ogni giorno a lavorare nel cantiere, e si è snodato in una dinamica che vale la pena raccontare nei dettagli.

Che dire? Che forse quel "prima gli italiani" sta generando un po' di confusione nella gente, perchè giovani come Martin non hanno tolto il lavoro a nessun italiano. E sicuramente tanto odio e tanti passi indietro. Rosa Parks entrò nella storia troppi anni fa sedendosi su un bus con "i bianchi" perché si possa assistere a questo indietreggiare della nostro umanità.

Ieri vi ho raccontato una tragedia familiare legata alla follia della guerra. Oggi ho deciso di raccontarvi un'altra storia legata alla follia della considerazione della differenza degli uomini rispetto al colore della pelle. Come si chiama? Ce l'ho sulla punta della lingua ma non mi viene. Ah ecco, razzismo. Quasi lo avevo dimenticato. Però di questo si tratta, un fenomeno che abbiamo studiato a scuola (per chi a scuola ha studiato e ha la fortuna di aver appreso qualcosa), di cui abbiamo deplorato le azioni, le basi, i presupposti e che doveva rimanere relegato a fenomeno di studio del passato. Ed invece no.

È passato un mese da quando questo episodio è accaduto e nonostante il tempo continuo a ripensarci. Non riesco a spiegarmi come certe cose possano accadere e, se non ci riesco, non è dovuto al fatto che non sia capace di trovare una risposta, ma perché certe cose sono prive di una logica che le giustifichi.

Il mio amico Martin, che per me è un fratello, quello nero nero che avete conosciuto attraverso qualche altro aneddoto che vi ho raccontato, qualche mese fa ha trovato un bel lavoro.

Approfitto anche per aprire una piccola parentesi. Martin ha trovato lavoro perché non è stato fermo a casa ad aspettarlo, ma in diversi mesi si è fatto chilometri e chilometri (a piedi o in bicicletta) per girare per agenzie per il lavoro, per fare visita ad aziende che pubblicavano annunci online, per verificare il passaparola di un posto libero. Insomma ha fatto tutto quello che molti bravi cittadini italiani non fanno e che non fa neanche una minoranza (!) di migranti che vi trovate fuori dai supermercati a chiedere l'elemosina. Pensate un po' che Martin è più drastico di me nei confronti di questi "neri". Mi dice sempre che dovrebbero vergognarsi e andare a trovare lavoro. Martin stai calmo!

Senza prenderla troppo per le lunghe, un giorno vado a prenderlo io da lavoro perché gli efficienti mezzi pubblici che abbiamo lo obbligano a fare due ore di viaggio tra coincidenze bus/treno per fare 8 chilometri. Ci aspettavano al centro vaccinale per la seconda dose perché anche i neri si vaccinano. Iniziamo a chiacchierare su come sia andata la giornata e dopo un po' mi dice che proprio quel giorno è accaduta una cosa brutta. Superata la reticenza inizia a raccontare.

Martin generalmente a pranzo si porta da mangiare dell'insalata, una scelta che coniuga salute e parsimonia, forse privilegiando più la parsimonia. Con l'azienda stanno lavorando in un cantiere in una grande città costiera del nord barese.

Gli altri operai quel giorno durante la pausa pranzo si allontanano per fare ritorno con una bella vaschetta di pollo e patate, quelle di alluminio che quando abbiamo fame ci sembrano la cosa più buona del mondo che manco se si presentasse lo chef Cracco staremmo a sentirlo. Martin per quel giorno manda a benedirsi la parsimonia e si presenta alla rosticceria che i colleghi gli hanno indicato. Già sta salivando come farebbe chiunque. L'odore penetra nelle narici che sti africani hanno anche belle larghe.

Entra, il profumo si fa sempre più intenso ma la signora dietro il bancone gli fa segno di uscire, tipo l'arbitro che fa indietreggiare i difensori quando il centravanti sta per battere il calcio di punizione.

Martin da bravo giocatore indietreggia e pensa che forse si entrerà nel locale uno alla volta ed educatamente si mette in fila. La titolare imperterrita si rende conto che Martin non ha compreso (sti neri educati che si mettono in fila, mannaggia a loro) e gli dice:"Allora non hai capito, te ne devi andare, i neri qua dentro non li voglio". Martin ci mette qualche secondo per realizzare perché non gli arriva subito l'idea che la signora ce l'abbia con la sua abbronzatura. È lento il ragazzo, va fatto l'upgrade del software. Inizia a capire e vai con la banale constatazione: "Signora ma io ho i soldi, voglio pagare il pollo che devo prendere, devo comprare". Mannaggia, la signora l'ha scambiato per uno che cerca l'elemosina ma confida nel suo italiano.

Martin si fa pure capire bene, parla bene, c'ha pure l'attestato dell'università per stranieri. Manca poco che sti neri vengano qui e vogliano insegnarci pure le regole e la lingua. È cangiàt u munn. Ma mi sa che è Martin a non aver capito.

"Il locale è mio e decido io. Tu di qui te ne devi andare". Martin, non afferrando ancora che sta parlando con un corpo sprovvisto di qualsiasi tipo di capacità cognitiva, prova ad intavolare un discorso (la dominazione francese del Benin ha seminato in sti neri troppo Diderot e Voltaire, quanti danni).

"Signora ma i miei soldi non sono neri, non sono bianchi, sono dei soldi e io lavoro. Vede che sono sporco? Guadagno questi soldi e posso comprare!".

Che cazzo bisogna fare per un pollo con le patate. Te ne devi andare!". La sentenza è stata emessa, inappellabile. Non è ammesso né il secondo, né il terzo grado. Cassazione vai a farti fottere.

Martin finalmente ha capito. È incazzato nero (dovevo pure utilizzare sta battutona), ma ha capito. Deve mangiare anche oggi l'insalata. La parsimonia gli ha già giocato un tiro mancino.

Un'avventrice seduta al tavolino prova a battibeccare con la titolare, ma la anzianotta è irremovibile. Ah finalmente qualcuno che prende posizione! Finalmente arriva il reggimento cavalleria quando la battaglia sembrava persa. Ma nulla da fare, non c'è modo di convincerla e allora arriva il fuoco amico.

"Vuoi che ti compro un panino?". No, cara alleata, contavamo sulla sua emancipazione e ci cade anche lei sul luogo comune. Apprezziamo la sua buona volontà ed il suo buon cuore ma qui si sta combattendo un'altra battaglia.
"Non voglio il panino, ho i miei soldi che guadagno e voglio il pollo con le patate".
Nero, lavoratore e pure capriccioso. Per fortuna non è presente un leghista in loco che inizia a prenotare un charter per il Benin per rispedirlo a casa.

Martin si arrende tra il mormorio degli altri clienti che restano spettatori della scena, alza i tacchi e se ne torna al cantiere.

Quando gli altri lo vedono a mani vuote gli viene facile pensare che il pollo fosse finito o che fosse già nel suo stomaco.

Invece la verità voi la conoscete già ma loro non la sanno. E che cosa fanno? Sì incazzano, perché Martin sta lì tutto il giorno a sollevare carichi con loro, a spellarsi le mani con loro.

Parte la spedizione verso la rosticceria che fa impallidire persino il quarto stato di Pellizza da Volpedo.

Si arriva sul campo di battaglia, si lotta, si sgomita, si usano le strategie raffinate del dialogo, ma niente, la signora non cede, ma firma l'armistizio che comunque la vedrà vincitrice. "Sono ignorante, lo so, ma io ragiono così".

Il pollo viene acquistato da un collega e Martin può tornare al cantiere col bottino, costato lacrime e sangue.

Mentre racconta, a me inizia a ribollire il sangue e a salirmi la vergogna soprattutto quando Martin mi dice "questo atteggiamento lo avrei accettato da un ragazzo che non conosce la vita, ma non da una donna che poteva essere mia madre".

E sì caro Martin, l'umanità dovrebbe essere proporzionale all'età ma la formula che il Signore ha inventato presenta diversi difetti di produzione. Possiamo fargli causa al buon Dio ma sai che significa mettersi contro il fior fior di avvocati del Vaticano?

Mi faccio dire il nome del posto ed inizio a chiedere agli amici di Trani (cxxxo, mi è scappato il nome) se conoscano questa Waterloo e chi lo gestisca. La signora si è definita ignorante e non sa che si beccherà una bella denuncia. La gammétt s'addrìzz da mnònn (l'alberello d'ulivo si fa crescere dritto in età giovane, poi ti attacchi al tram). La signora non è un alberello ma almeno possiamo provare a dare una bella potatura. Una spuntatina qui e lì.

Passano 24 ore di incredulità e rabbia e mi rivedo con Martin.

Il giorno dopo sul cantiere si è presentato il figlio della signora per portare le sue scuse. Era venuto a conoscenza della disfida di Trani e si era reso conto della cagata colossale avvenuta in un soleggiato giorno di inizio ottobre.

I propositi bellicosi di denuncia, sputtanamento social dell'attività, vengono subito rimessi nel cassetto. Resta l'amarezza per l'accaduto e per essermi dimenticato di chiedere a Martin
"Ma sto cxxxo di pollo almeno era buono?".
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