Franco De toma
Franco De toma
Vita di città

Il vecchio e il mare: il nuovo trabucco negli occhi di chi settant’anni fa vi andava a pescare

Memorie e nostalgie riprendono vita quando pezzi di storia della città risorgono nei luoghi da dove erano scomparsi

*il titolo dell'articolo è un richiamo al romanzo di Ernest Hemingway "Il vecchio e il Mare"


Mio padre non esce quasi più da quando gli acciacchi e i malesseri della vecchiaia hanno preso il sopravvento su di lui, che fino a un incidente di quattro anni fa era forte come una quercia, nonostante l'età fosse già avanzata. Ma quando ha saputo che a Trani stavano ricostruendo il trabucco ha chiesto a me e mio fratello di accompagnarlo al Monastero più volte, come a volerne seguire passo passo la rinascita.

"Non è come proprio come quello di prima, ma è molto bello". Gli hanno detto che è più grande di quello precedente ma che è stato realizzato avendo presente il vecchio trabucco, grazie alle foto d'epoca. E lui ha preso nel suo archivio a cercare le sue, di foto, documento a memoria di una giovinezza in cui il mare era luogo di pesca e di nuotate interminabili, dalla cattedrale a Colonna, talvolta accompagnato da delfini di passaggio.

La prima volta che l'abbiamo condotto lì, sul piazzale del Monastero, era una giornata di agosto col cielo coperto, una tregua alla calura feroce che ci aveva impedito di farlo prima.

Il mare nell'aria immobile appariva quasi una lastra d'acciaio, ma era reso vivo dalle scintille che vi posava il sole sorto da poco e che riusciva a oltrepassare la coltre di nubi con piccole lame lucenti. "Da qui passavano le colonie delle spigole", ha detto e lo sguardo gli è andato oltre quel mare, oltre quelle assi di legno, in un passato lontanissimo eppure vivo come avviene nella mente dei vecchi, smemorati del presente, ma archivi viventi dei tempi più remoti.

Pescava col fucile, papà, più di settant'anni fa, uno dei primi da queste parti a avere l'attrezzatura per farlo; ma la sua vera passione era la canna, la pesca da terra , quella del pescatore che attende con pazienza, che gioca a armi pari con la preda, uno a uno, senza reti né armi pesanti. Al porto lo ricordano in tanti, a cui dispensava anche consigli da pescatore sapiente, ma anche lì, sugli scogli del lungomare o del monastero, dove tante volte avrà ripensato a quella struttura di legno che era stata demolita quando era un ragazzo.

Qualche giorno fa eravamo di nuovo lì, sarà stato forse il settimo dei sopralluoghi da un mese a questa parte, visti dall'alto, dal parapetto del piazzale.

Gli hanno detto che vi si potrà pescare , davvero , che forse vi sorgerà una scuola di pesca e ha sorriso, lieto della notizia, cercando di informarsi su chi abbia ridato forma ai suoi ricordi. Sarebbe bello s'incontrassero, un giorno, lui e i "visionari" del "Salto dell'Acciuga" che hanno riportato il trabucco a Trani.

E magari papà fra qualche giorno ci chiederà di prendere una delle sue numerosissime canne, dopo quattro anni, e di riprovare a pescare , magari anche pochi minuti da quel luogo tanto amato, cercando in sè anche solo una briciola del vigore che l'ha animato sempre.

La memoria crea nostalgie ma anche nuove energie, evidentemente, altrimenti non avrebbe chiesto così spesso di uscire, cosa che da quel giorno grigio si sta ripetendo.

Coltivare il passato e la memoria per una città è investire in futuro, non solo per i giovani e per i turisti ma - evidentemente - per l'anima stessa di chi la abita, pur piegata e stanca, capace di ravvivarsi anche un po' quando sembrava spenta.
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