Luigi Vavalà
Luigi Vavalà
Scuola e Lavoro

In principio era la parola, così il Liceo De Sanctis omaggia il teatro greco

La riflessione del docente Luigi Vavalà

«Ieri sera, il liceo "De Sanctis" di Trani ha realizzato una bella rappresentazione articolata sui conflitti umani e sulla speranza di uscirne. Taglio teatrale, musiche ben scelte, bella la coreografia, voci belle e potenti, bravissime tutte le danzatrici. Fatta questa schietta premessa, lo spettacolo mi ha fatto subito venire in mente delle riflessioni sul delicato rapporto tra teatro e storia. Cercherò di essere sintetico e chiaro, nei limiti del possibile, perché la posta in gioco è altissima e riguarda la formazione umana.

Nelle scuole, e più in generale nel mondo contemporaneo, è in drammatica crisi la capacità di narrare la storia, lasciando il segno, almeno nelle sensibilità più avvertite. La narrazione storica precisa e sintetica della immane tragedia della seconda guerra mondiale, non commuove i ragazzi, ad esempio, non scatta il lato emotivo, è come si ripetessero consumati schemi e sterili mappe metodologiche; la storia non appassiona più, e molto probabilmente anche perché non ci sono più bravi narratori, o più semplicemente perché la recita delle commozioni ha preso il posto delle autentiche commozioni. E qui scatta il discorso sul teatro e irrimediabilmente sul tragico sdoppiamento umano.

Quando i greci hanno ideato il teatro, sia nella forma della tragedia che della commedia, padroneggiavano i miti e la storia, e quindi la rappresentazione non si staccava dalla realtà. Oggi, le cose sono cambiate, frequentemente si recita, senza sufficiente padronanza e commozione storica, e quindi dopo lo spettacolo recitante, si rischia la dimenticanza e si torna al cinismo e allo squallore umano. Per una sera si va a teatro, e poi non rimane nulla. Insegno da trenta anni, mi addolora vedere che mentre narri le guerre mondiali, le bombe atomiche, l'olocausto, non scatta l'emozione viva, neanche la compassione, e a volte neanche la pietas, il tutto viene derubricato a capitolo da ripetere, stancamente. Se vogliamo salvarci da una spaventosa barbarie di ritorno, dobbiamo riprendere la viva narrazione storica, accompagnata dal teatro, ma non sostituita dal teatro. Insomma, colpisce vedere umani adolescenti e quindi in piena formazione, commuoversi durante una recita, e non commuoversi più difronte ad una narrazione reale e storica. Rischiamo la schizofrenia di massa».

- Luigi Vavalà - docente di storia e filosofia al Liceo De Sanctis
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