Francesca Zitoli. <span>Foto Tonino Lacalamita</span>
Francesca Zitoli. Foto Tonino Lacalamita
Cronaca

La Spezia, tragedia a scuola: la riflessione della Prof.ssa Francesca Zitoli richiama le responsabilità degli adulti

Sulla notizia dello studente ucciso: l’analisi della già Assessora alla "Pubblica Istruzione" di Trani sulla violenza del nostro tempo

La morte di Youssef Abanoub, giovane studente di 18 anni di origini egiziane, accoltellato da un compagno per futili motivi (il decesso avvenuto dopo l'aggressione di stamani poco dopo le 11:00 all'interno dell'istituto professionale Domenico Chiodo di La Spezia), continua a scuotere il Paese. Una lite degenerata in tragedia, un'arma portata da casa, un'aula trasformata in teatro di violenza: elementi che hanno riaperto un dibattito profondo sullo stato di salute delle nostre scuole e, più in generale, della nostra società.

Mentre le indagini ricostruiscono la dinamica dei fatti, dal mondo della scuola e della cultura arrivano riflessioni che invitano a guardare oltre l'emergenza. Tra queste, ha suscitato particolare attenzione il post della prof.ssa Francesca Zitoli, docente del Liceo "Francesco De Sanctis" di Trani ed ex assessora alla Cultura e alla Pubblica Istruzione della città (2020–2022), figura che negli anni ha maturato un osservatorio privilegiato sulle fragilità del sistema educativo. Nel suo intervento, Zitoli parla senza giri di parole di una tragedia che rappresenta "la punta dell'iceberg". La docente sottolinea come l'episodio non possa essere ridotto a un problema di sicurezza urbana o a una devianza giovanile isolata. Al contrario, scrive, "è la cifra del nostro tempo", un tempo in cui la violenza – verbale, fisica, psicologica – è stata progressivamente normalizzata "anche e soprattutto dagli adulti, compresi coloro che ricoprono ruoli istituzionali".

Il suo affondo tocca un nodo cruciale: la responsabilità degli adulti come modelli educativi. In un contesto in cui il linguaggio pubblico si è fatto più aggressivo e polarizzato, la scuola si ritrova spesso sola a gestire tensioni che nascono altrove. Zitoli lo evidenzia con forza, denunciando la mancanza di servizi territoriali pubblici a sostegno di famiglie e adolescenti, la progressiva riduzione delle risorse destinate alla scuola statale e l'incapacità di leggere i nuovi bisogni sociali. La docente mette in guardia anche dal rischio di risposte semplicistiche: "A nulla varrà l'ennesimo decreto sicurezza", scrive, temendo che la politica possa limitarsi a misure emergenziali o simboliche, come l'ipotesi di introdurre ore di autodifesa personale a scuola. "Al danno si aggiunge quasi sempre la beffa", conclude.

Le parole della prof.ssa Francesca Zitoli assumono un peso particolare proprio per il suo doppio sguardo: quello dell'educatrice che vive quotidianamente il rapporto con gli studenti e quello dell'ex amministratrice che ha toccato con mano le difficoltà strutturali del sistema scolastico. Il suo intervento non è un commento emotivo, ma un'analisi radicata nell'esperienza e nella conoscenza dei processi educativi e istituzionali. La tragedia di La Spezia, dunque, non è solo un fatto di cronaca. È uno specchio che ci costringe a interrogarci sul clima culturale che stiamo costruendo, sulle responsabilità collettive e sulle risorse – materiali e simboliche – che decidiamo di destinare alla scuola. Perché, come ricorda la docente tranese, la violenza che esplode tra i banchi è spesso il riflesso di quella che attraversa la società intera.

La morte di Youssef Abanoub non può essere archiviata come un drammatico episodio isolato. È un segnale che chiama in causa l'intera comunità adulta: famiglie, istituzioni, scuola, politica, mondo dell'informazione. Le parole della prof.ssa Francesca Zitoli ricordano che la violenza che irrompe tra i banchi non nasce nei corridoi degli istituti, ma si alimenta in un clima sociale che gli adulti contribuiscono ogni giorno a costruire o a tollerare. Per questo, la tragedia di La Spezia impone un'assunzione collettiva di responsabilità. Non bastano decreti, misure d'emergenza o risposte simboliche. Serve un cambio di passo culturale, un impegno concreto nel restituire alla scuola risorse, ascolto e centralità. Soprattutto, serve che gli adulti tornino a essere modelli credibili, capaci di mostrare ai più giovani che il conflitto può essere affrontato senza trasformarsi in violenza.

È un appello che non riguarda solo gli addetti ai lavori, ma ciascuno di noi. Perché la scuola è lo specchio della società che la circonda. E se vogliamo che i nostri ragazzi crescano in un ambiente più sicuro, rispettoso e umano, il primo passo è guardare con onestà alle nostre parole, ai nostri gesti, alle nostre responsabilità. Proprio come invita a fare la prof.ssa Francesca Zitoli.

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