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Eventi e cultura
Oltre il “Teatro Sociale”: l’arte che abbatte tutti i limiti al Festival “Il Giullare” a Trani
Al Centro Jobel, una serata dedicata al confronto sul volontariato e all'emozionante spettacolo “Il Fluire della Vita”
Trani - mercoledì 15 luglio 2026
13.44
Il Festival Nazionale "Il Giullare" di Trani, giunto quest'anno alla sua 18ª edizione, continua a confermarsi come un faro di inclusione, arte e cultura nel panorama nazionale. Nella serata di ieri, martedì 14 luglio, il Centro Jobel ha ospitato una tappa fondamentale di questo percorso, divisa in due momenti densi di significato e forti emozioni. L'apertura della serata è stata affidata al "Salotto del Giullare", un prezioso spazio di confronto e testimonianza moderato da Rosa Franco, presidente del CSVSN (Centro Servizi al Volontariato San Nicola di Bari). Sul palco si sono alternate le voci e le esperienze delle associazioni Strada Facendo APS e Apulia Food & Cake Travel APS, che hanno dialogato sulle nuove frontiere del volontariato sul territorio pugliese, introducendo la platea a una visione di cittadinanza attiva e inclusione sociale.
Il fulcro artistico ed emotivo della serata si è poi acceso con il secondo evento in programma: lo spettacolo teatrale "Il Fluire della Vita", portato in scena dall'Associazione Per la Retinite Pigmentosa (APRP ODV) di Bari, sotto la regia di Rosalba Pascali. Un'opera intensa, interpretata da attori non vedenti, che ha saputo incantare e scuotere il pubblico presente, scardinando definitivamente i pregiudizi che spesso circondano il binomio tra disabilità e arte.
A raccontare il senso profondo di questa avventura è Marco Pentassuglia, responsabile dell'Associazione Per la Retinite Pigmentosa, che ripercorre le origini di un cammino lungo oltre vent'anni: "Tutto è iniziato dall'idea di realizzare uno spettacolo teatrale insieme a un'associazione e ai suoi ragazzi. La scintilla è scoccata nel 2002 con uno spettacolo interpretato da persone con disabilità. In quel momento abbiamo capito di non essere gli unici in Italia a utilizzare il teatro come strumento per facilitare l'espressione di sé e dare voce alle emozioni. Nel 2008, grazie a un bando nazionale, abbiamo colto l'opportunità di dare vita al primo festival in assoluto capace di raccogliere queste bellissime esperienze da ogni parte d'Italia. Da allora non ci siamo più fermati, fino a raggiungere oggi la nostra diciottesima edizione."
Pentassuglia ha posto l'accento sulla vera e propria rivoluzione culturale che il festival intende promuovere, lanciando un invito a ridefinire i termini con cui si parla di diversità sul palcoscenico: "La nostra sfida culturale più grande è superare l'etichetta del cosiddetto "teatro sociale". Sul nostro palco non salgono persone con disabilità, ma attori con straordinarie abilità artistiche. Il nostro obiettivo è essere considerati semplicemente persone che fanno teatro e arte. Per fare un esempio molto semplice: quando Andrea Bocelli canta nei teatri più importanti del mondo, nessuno si concentra sul fatto che sia non vedente. Tutti lo considerano, prima di tutto, un grandissimo artista. Se questo vale per lui, perché non dovrebbe valere per tantissimi altri talenti? Non avere la vista non significa non poter condurre una vita alla pari di chiunque altro. La verità è che i limiti appartengono a ogni essere umano, ma se è vero che ognuno di noi ha dei limiti, è altrettanto vero che ognuno di noi possiede delle risorse".
La straordinaria espressività degli attori in scena deriva da un lavoro metodico, intimo e profondamente umano condotto dalla regista Rosalba Pascali, che spiega come nascono i suoi progetti artistici:
"Il mio lavoro parte da una sorta di "sceneggiatura dell'io sono": prima di tutto individuo le necessità delle persone, in questo caso dei soci dell'associazione e delle persone con disabilità, definendo gli obiettivi su cui voglio lavorare. Prima ancora di scegliere il testo, i ragazzi iniziano a lavorare tra di loro, a stare insieme e a formare il gruppo. Per questo spettacolo ho voluto lavorare su due romanzi straordinari come "Siddhartha" di Hermann Hesse e "L'Alchimista" di Paulo Coelho, proprio perché i protagonisti attraversano profonde vicissitudini per arrivare al risultato finale. È un percorso di crescita interiore che ho auspicato facessero anche loro. Hanno affrontato sfide pratiche e motorie notevoli infatti pur potendosi muovere in autonomia, non vedendo non hanno un'idea immediata di ciò che li circonda.
La difficoltà più grande è stata proprio questa e per superarla ho dovuto modificare tutti gli esercizi teatrali affinché potessero svolgerli al meglio. Sono stati bravissimi, pazzeschi, carichi di un entusiasmo travolgente. Lo spettacolo ci invita ad accettare le difficoltà per vivere bene e goderci ogni momento. Perché la vita, anche nei periodi più difficili, ci può regalare bellezza solo attraverso un semplice respiro." Il Festival "Il Giullare" di Trani si riconferma non solo come una rassegna artistica di alto livello, ma come uno spazio indispensabile dove i limiti arretrano per lasciare la scena all'infinita potenza dell'espressione umana.
Il fulcro artistico ed emotivo della serata si è poi acceso con il secondo evento in programma: lo spettacolo teatrale "Il Fluire della Vita", portato in scena dall'Associazione Per la Retinite Pigmentosa (APRP ODV) di Bari, sotto la regia di Rosalba Pascali. Un'opera intensa, interpretata da attori non vedenti, che ha saputo incantare e scuotere il pubblico presente, scardinando definitivamente i pregiudizi che spesso circondano il binomio tra disabilità e arte.
A raccontare il senso profondo di questa avventura è Marco Pentassuglia, responsabile dell'Associazione Per la Retinite Pigmentosa, che ripercorre le origini di un cammino lungo oltre vent'anni: "Tutto è iniziato dall'idea di realizzare uno spettacolo teatrale insieme a un'associazione e ai suoi ragazzi. La scintilla è scoccata nel 2002 con uno spettacolo interpretato da persone con disabilità. In quel momento abbiamo capito di non essere gli unici in Italia a utilizzare il teatro come strumento per facilitare l'espressione di sé e dare voce alle emozioni. Nel 2008, grazie a un bando nazionale, abbiamo colto l'opportunità di dare vita al primo festival in assoluto capace di raccogliere queste bellissime esperienze da ogni parte d'Italia. Da allora non ci siamo più fermati, fino a raggiungere oggi la nostra diciottesima edizione."
Pentassuglia ha posto l'accento sulla vera e propria rivoluzione culturale che il festival intende promuovere, lanciando un invito a ridefinire i termini con cui si parla di diversità sul palcoscenico: "La nostra sfida culturale più grande è superare l'etichetta del cosiddetto "teatro sociale". Sul nostro palco non salgono persone con disabilità, ma attori con straordinarie abilità artistiche. Il nostro obiettivo è essere considerati semplicemente persone che fanno teatro e arte. Per fare un esempio molto semplice: quando Andrea Bocelli canta nei teatri più importanti del mondo, nessuno si concentra sul fatto che sia non vedente. Tutti lo considerano, prima di tutto, un grandissimo artista. Se questo vale per lui, perché non dovrebbe valere per tantissimi altri talenti? Non avere la vista non significa non poter condurre una vita alla pari di chiunque altro. La verità è che i limiti appartengono a ogni essere umano, ma se è vero che ognuno di noi ha dei limiti, è altrettanto vero che ognuno di noi possiede delle risorse".
La straordinaria espressività degli attori in scena deriva da un lavoro metodico, intimo e profondamente umano condotto dalla regista Rosalba Pascali, che spiega come nascono i suoi progetti artistici:
"Il mio lavoro parte da una sorta di "sceneggiatura dell'io sono": prima di tutto individuo le necessità delle persone, in questo caso dei soci dell'associazione e delle persone con disabilità, definendo gli obiettivi su cui voglio lavorare. Prima ancora di scegliere il testo, i ragazzi iniziano a lavorare tra di loro, a stare insieme e a formare il gruppo. Per questo spettacolo ho voluto lavorare su due romanzi straordinari come "Siddhartha" di Hermann Hesse e "L'Alchimista" di Paulo Coelho, proprio perché i protagonisti attraversano profonde vicissitudini per arrivare al risultato finale. È un percorso di crescita interiore che ho auspicato facessero anche loro. Hanno affrontato sfide pratiche e motorie notevoli infatti pur potendosi muovere in autonomia, non vedendo non hanno un'idea immediata di ciò che li circonda.
La difficoltà più grande è stata proprio questa e per superarla ho dovuto modificare tutti gli esercizi teatrali affinché potessero svolgerli al meglio. Sono stati bravissimi, pazzeschi, carichi di un entusiasmo travolgente. Lo spettacolo ci invita ad accettare le difficoltà per vivere bene e goderci ogni momento. Perché la vita, anche nei periodi più difficili, ci può regalare bellezza solo attraverso un semplice respiro." Il Festival "Il Giullare" di Trani si riconferma non solo come una rassegna artistica di alto livello, ma come uno spazio indispensabile dove i limiti arretrano per lasciare la scena all'infinita potenza dell'espressione umana.
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