Piccolo Cottelengo Friulano - Santa Maria La Longa (UD). <span>Foto Tonino Lacalamita</span>
Piccolo Cottelengo Friulano - Santa Maria La Longa (UD). Foto Tonino Lacalamita
Eventi e cultura

Al Festival del Giullare a Trani la fragilità diventa arte: il Piccolo Cottolengo Friulano conquista il pubblico

Con l’opera “Oltre il frastuono delle armi”, la compagnia inaugura la 18ª edizione del festival tra memoria, impegno civile e profonde testimonianze

Il Festival Nazionale del Giullare è tornato a Trani con la sua XVIII edizione, confermandosi come uno dei più autorevoli e attesi palcoscenici italiani dedicati al teatro sociale. Un luogo d'incontro straordinario in cui la fragilità smette di essere percepita come un limite e si trasforma in un racconto potente, in una forma di verità che diventa arte. Ad aprire questa edizione speciale – che segna ufficialmente la "maggiore età" della manifestazione – è stata una produzione che unisce memoria storica, talento e riscatto sociale: "Oltre il frastuono delle armi. Cronache di verità", portata in scena dalla compagnia I Cjarsons. La realtà teatrale è nata all'interno del Piccolo Cottolengo Friulano di Santa Maria la Longa (UD), storica "cittadella della carità" fondata nel 1943 e gestita dalla Famiglia di Don Orione, che da anni trasforma i laboratori artistici in percorsi di cura, relazione e crescita per persone con disabilità cognitive e comportamentali.

Un'opera che attraversa il dolore per restituire dignità . Lo spettacolo, diretto dal regista ed educatore Donato Acampora, nasce da una profonda necessità interiore e collettiva. "Ci siamo guardati intorno" – spiega il regista – "È uno spettacolo nato qualche anno fa, quando la guerra ci ha letteralmente invasi: prima dall'Ucraina, poi con tutto ciò che è accaduto in Iran e in Palestina. Abbiamo sentito il bisogno impellente di parlare di questo argomento".
L'opera scava nelle ferite dei conflitti e nelle vite spezzate, ma sceglie di non farlo attraverso la fredda cronaca giornalistica, bensì attraverso la verità intima delle persone, dei loro silenzi e delle loro paure. Gli attori – definiti da Acampora "assolutamente speciali" – hanno partecipato attivamente a ogni singola fase del lavoro: dalla stesura del testo alla scelta della letteratura teatrale e del tessuto musicale. Il cuore dell'opera pulsa in una scena specifica, dove i bombardamenti squarciano il silenzio: "I movimenti in scena fatti dai ragazzi insieme ai nostri collaboratori" – conclude il regista – "rappresentano il vero e proprio manifesto di questo spettacolo". Il rumore delle armi diventa così la metafora di un caos interiore, mentre la ricerca di un riparo si tramuta nel simbolo universale della dignità umana.

Sette regioni e 800 chilometri per far sentire la propria voce . Il debutto sul palco di Trani, avvenuto il 12 luglio, è stato il culmine di un cammino fisico e simbolico straordinario. La trasferta dal Friuli alla Puglia è stata infatti sostenuta dall'intera comunità friulana grazie alla campagna di solidarietà "Da Santa Maria a Trani… un chilometro alla volta", un'iniziativa che ha permesso a cittadini e sostenitori di "donare" un chilometro di viaggio con un piccolo contributo. Un viaggio di oltre 800 chilometri attraverso sette regioni per dimostrare che il teatro inclusivo non conosce distanze e sa unire territori apparentemente lontani in un unico, grande abbraccio culturale.

Le voci dal backstage: la "maggiore età" del festival e la novità del Salotto. Dietro le quinte del festival, l'emozione per questa diciottesima edizione è palpabile nelle parole degli organizzatori e dei partner sociali che rendono possibile l'evento.
  • Cinzia Angarano: «Togliere le maschere e dare opportunità»
Cinzia Angarano, legale rappresentante della cooperativa Promozione Sociale & Solidarietà di Trani, sottolinea il valore del traguardo raggiunto: "Con la diciottesima edizione diventiamo maggiorenni. La nostra sfida resta quella di vincere ogni anno su noi stessi, ma soprattutto di dare opportunità a tutte quelle persone che devono essere trattate prima di tutto come persone, guardando oltre il contorno. Salire su questo palco permette loro di far vedere chi sono veramente".
Sul ruolo del pubblico, da sempre caldissimo, la rappresentante non ha dubbi: "La presenza degli spettatori dà alla gente l'opportunità di raccontarsi: sono loro i veri protagonisti. La verità che questa edizione vuole consegnare è l'atto di togliere le tante maschere della quotidianità, dimostrando che la vita è un'opportunità per ciascuno".
  • Francesca Giorgio: «Uno spazio moderno di testimonianza»
La grande novità del 2026 è l'introduzione del "Salotto del Giullare", uno spazio di talk e interviste che anticipa gli spettacoli alle ore 20:00, curato in collaborazione con il CSV San Nicola di Bari. Francesca Giorgio, consulente del CSV, ne spiega il valore profondo: "Volevamo creare uno spazio previo di confronto e ascolto fra le organizzazioni del terzo settore che ruotano attorno al festival. Spesso l'associazionismo è così schiacciato dall'operatività quotidiana da perdere di vista il valore immenso di ciò che fa. Questo talk permette di guardarsi indietro, riconoscere la bellezza del proprio lavoro e veicolarla in modo moderno attraverso la testimonianza diretta". Ad inaugurare questo nuovo spazio è stata l'associazione Angeli in Moto (sezione di Bari). La responsabile Laura Capruzzi ha raccontato come la realtà, nata con 5 volontari durante il lockdown per consegnare farmaci a domicilio ai pazienti fragili, conti oggi ben 46 motociclisti attivi: "Il nostro campo d'azione si è ampliato da Bari fino a Gioia del Colle. Non siamo fattorini: entriamo con delicatezza nelle case e nelle vite delle persone, senza accelerare. È un percorso di crescita personale entusiasmante; alla fine riceviamo sempre molto più di quello che diamo".

Un ponte tra cura, memoria e futuro
La prima serata del festival ha visto anche la presenza di Vito Campanale, direttore dei centri di riabilitazione dei Padri Trinitari della Basilicata (Venosa e Bernalda), che ha ribadito la forza terapeutica dell'arte sul palcoscenico: "Sul palco i ragazzi si trasformano, diventano incredibilmente espressivi e protagonisti di ciò che nella quotidianità non sempre riescono a trasmettere". I Padri Trinitari hanno parallelamente arricchito l'avvio del festival proponendo una rielaborazione del classico di Victor Hugo, Il mistero di Notre-Dame, lo spettacolo ha vinto il contest della scorsa edizione, affrontando con disarmante naturalezza e poesia temi complessi come la marginalità e l'affettività nella disabilità: "I ragazzi affrontano l'approccio all'amore con molta più semplicità e spontaneità di noi adulti normodotati. E alla fine, sul palco così come nella vita, vince sempre l'amore".

Con queste premesse, la 18ª edizione del Festival Il Giullare si conferma un atto di profonda responsabilità culturale. Un ponte teso tra il Friuli, la Puglia e la Basilicata, capace di dimostrare che quando il rumore del mondo esterno e il frastuono delle armi sembrano coprire ogni cosa, la verità delle persone trova sempre la strada più potente e chiara per farsi sentire.
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