Pino via Malcangi
Pino via Malcangi
Vita di città

Pino caduto, la replica al Comune: "È una favoletta la proprietà condominiale delle aiuole"

La società che gestisce il condominio pronta a adire vie legali

In tanti hanno parlato di miracolo quanto accaduto in via Malcangi la sera del 17 maggio, visto che il giovane che era lì nei pressi è riuscito a evitare davvero per un soffio di essere travolto dalla pesantissima chioma del pino sradicato e che nessuno stesse in quell'istante transitando di lì con la macchina.

Ma le responsabilità di quanto accaduto, e soprattutto di quanto sarebbe potuto accadere, delle quali si è tempestivamente liberata l'Amministrazione Comunale, parrebbe davvero non possano ricadere sul condominio di via Malcangi, che era all'ombra del pino che non c'è più.

La signora Maria Porro infatti, amministratore unico della società che gestisce il condominio, ricorda che fu stipulata una convenzione urbanistica sottoscritta tra il Comune di Trani e il signor Stefano Porro per la realizzazione di un fabbricato per civile abitazione con la cessione gratuita di allargamenti stradali sia su via Malcangi che sul lungomare Cristoforo Colombo. Anzi, con un atto notarile Stefano Porro aveva ceduto gratuitamente al Comune di Trani la parte di terreno che era di sua proprietà ed era destinata all'allargamento stradale proprio appunto su via Malcangi.

Nonostante la inattività amministrativa dell'epoca da parte del Comune di Trani quanto all'accettazione degli allargamenti stradali, è vero anche che il comune non avrebbe mai potuto rilasciare alcune autorizzazioni di abitabilità e uso ai locali se non a seguito degli adempimenti degli obblighi di cessione delle aree, tanto che il 28 giugno 1980 venne rilasciata la autorizzazione di abitabilità per il fabbricato.

Di conseguenza a questa autorizzazione il Comune di Trani aveva riconosciuto la titolarità sugli allargamenti stradali ceduti con quell'atto unilaterale del sig. Porro. Più volte nel corso degli anni era stata evidenziata al Comune la scarsa manutenzione degli alberi, rimarcandone la proprietà comunale.

"Analoga richiesta di manutenzione fu prodotta in data 7/10/2008 ( a cui venne dato riscontro) e infine si trasmise una nota ni data 1/3/2017 con la quale la S.I.T.I. s.r.l. poneva in luce al necessità di intervento ni particolare su un albero avente un grosso ramo fortemente inclinato sulla strada. Ad evidenziare il comportamento poco lineare in senso amministrativo, il dirigente dell'area LL.PP. riscontrò tale segnalazione in data 31/3/2017 prot. n. 12484 ma, deresponsabilizzandosi ritenne arbitrariamente l'area non di proprietà comunale. Senonchè, in data 13/9/2017, l'allora dirigente ing. Didonna, senza rituale preventiva comunicazione di avvio del procedimento, e privo di competenza in materia (perché attribuita al Sindaco), emise illegittima ordinanza dirigenziale n. 29841 "a tutela della pubblica incolumità" per l'abbattimento di un albero e potatura dei restanti.

A rettifica di tale pastrocchio amministrativo, contenente anche una erronea notifica, lo stesso dirigente trasmise una nota in data 29/9/2017 con la quale modificava l'ordinanza richiedendo una"drastica potatura" in luogo dell'abbattimento.
Vista l'inerzia del comune di Trani la sua chiusura al dialogo costruttivo e alla analisi delle vicende amministrative, per come si sono realmente stratificate, per spirito civico, ma senza voler prestare acquiescenza,la S.I.T.I. s.r.l. provvide a proprie spese alla potature degli alberi plurisecolari",
precisando con una nota legale che sarebbero state possibili rivalse nei confronti del Comune per le spese illegittimamente sostenute.

Da qui in poi una serie di rimpalli, ricostruiti con precisione dalla signora Porro: "Riteniamo assurdo che a distanza di 43 anni dal rilascio dell'autorizzazione di abitabilità venga propinata in media la favola secondo cui le aiuole sarebbero condominiali": da questa dettagliata ricostruzione nasce la richiesta di immediata rettifica delle comunicazioni inviate da parte del sindaco Bottaro del vicesindaco Ferrante alla stampa e alla cittadinanza, comunicazioni ritenute diffamatorie rispetto alle quali viene preannunciato, nel caso di ulteriori e persecutorie comunicazioni riguardanti la gestione del verde pubblico, la possibilità di adire vie legali con ogni forma di tutela nelle sedi competenti.
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