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Cronaca
L'orrore in centro: ragazzo fragile pestato per un video su TikTok. Trani, il 2026 inizia nel baratro
Dopo i vandalismi di Capodanno, questo episodio certifica l'emergenza educativa
Trani - sabato 3 gennaio 2026
12.59
Prima di scrivere, abbiamo voluto aspettare. Di fronte a notizie di tale gravità, l'impulso dell'indignazione rischia spesso di precedere la necessaria verifica dei fatti. Abbiamo voluto approfondire, guardare in faccia la realtà di quanto accaduto, sperando fino all'ultimo che si trattasse di un'esagerazione. Invece, purtroppo, è tutto vero. E il quadro che ne emerge è, se possibile, ancora più agghiacciante delle prime voci circolate.
Un inizio anno da incubo. Diciamolo chiaramente: questo 2026 è iniziato per Trani nella maniera socialmente peggiore. Non avevamo ancora finito di contare i danni della "guerriglia urbana" di via Andria e via Superga, con i rifiuti incendiati e le strade bloccate, che ci troviamo a raccontare un episodio ancora più vergognoso. Se lì si colpivano le cose, qui si è colpito l'uomo, e nel modo più vile: infierendo su un soggetto fragile. Questi due eventi, ravvicinati e violenti, non sono slegati: certificano un disagio allarmante in una specifica fascia d'età, troppo presa dalla vetrina dei social.
La cronaca di un pestaggio: i fatti. È la sera del 1° gennaio, siamo in pieno centro, in via Umberto. La vittima è un giovane maggiorenne, un ragazzo fragile che ha la sola "colpa" di salutare chiunque incontri per accorciare le distanze col mondo. La risposta a quel saluto è stata la violenza. Un pugno in pieno volto che gli danneggia gli occhiali, poi un calcio allo stomaco. Il ragazzo viene spintonato contro un'auto, poi scaraventato contro il muro. Lui, terrorizzato, cerca istintivamente di farsi scudo con un braccio, ma l'aggressore non si ferma: gli sfila la sciarpa, lo trascina a terra, infierisce ancora.
Il "branco" di minorenni e l'orrore social . Non è stata una lite, è stato un assalto. Gli autori sono una gang composta da ragazzi e ragazze, tutti minorenni tra i 15 e i 16 anni. Mentre uno picchiava, un complice registrava tutto con lo smartphone. Il pestaggio è finito su TikTok, esibito come un trofeo per racimolare like, salvo poi sparire quando gli autori hanno percepito il rischio di guai giudiziari. Dalle informazioni raccolte, emerge un dettaglio che fa male: non era la prima volta. In passato, la crudeltà del branco si era spinta fino a costringere la vittima a denudarsi, sempre sotto l'occhio cinico di quegli stessi telefoni.
La denuncia e la sfida educativa. La vittima è finita al Pronto Soccorso, la famiglia ha sporto denuncia e consegnato alle Forze dell'Ordine i video che inchioderebbero i responsabili. Ma la risposta giudiziaria, per quanto necessaria, non basta. Cosa possiamo fare noi come comunità? La risposta è una sola: non mollare. Dobbiamo alzare i livelli di attenzione. È urgente connettere tutte le agenzie educative, famiglia e scuola in primis, per tentare di intercettare quei segnali di disagio prima che sfocino in violenza. Se dei quindicenni trovano divertente picchiare un disabile per un video, abbiamo fallito tutti. E recuperare quel fallimento è la vera priorità di questo 2026.
Un inizio anno da incubo. Diciamolo chiaramente: questo 2026 è iniziato per Trani nella maniera socialmente peggiore. Non avevamo ancora finito di contare i danni della "guerriglia urbana" di via Andria e via Superga, con i rifiuti incendiati e le strade bloccate, che ci troviamo a raccontare un episodio ancora più vergognoso. Se lì si colpivano le cose, qui si è colpito l'uomo, e nel modo più vile: infierendo su un soggetto fragile. Questi due eventi, ravvicinati e violenti, non sono slegati: certificano un disagio allarmante in una specifica fascia d'età, troppo presa dalla vetrina dei social.
La cronaca di un pestaggio: i fatti. È la sera del 1° gennaio, siamo in pieno centro, in via Umberto. La vittima è un giovane maggiorenne, un ragazzo fragile che ha la sola "colpa" di salutare chiunque incontri per accorciare le distanze col mondo. La risposta a quel saluto è stata la violenza. Un pugno in pieno volto che gli danneggia gli occhiali, poi un calcio allo stomaco. Il ragazzo viene spintonato contro un'auto, poi scaraventato contro il muro. Lui, terrorizzato, cerca istintivamente di farsi scudo con un braccio, ma l'aggressore non si ferma: gli sfila la sciarpa, lo trascina a terra, infierisce ancora.
Il "branco" di minorenni e l'orrore social . Non è stata una lite, è stato un assalto. Gli autori sono una gang composta da ragazzi e ragazze, tutti minorenni tra i 15 e i 16 anni. Mentre uno picchiava, un complice registrava tutto con lo smartphone. Il pestaggio è finito su TikTok, esibito come un trofeo per racimolare like, salvo poi sparire quando gli autori hanno percepito il rischio di guai giudiziari. Dalle informazioni raccolte, emerge un dettaglio che fa male: non era la prima volta. In passato, la crudeltà del branco si era spinta fino a costringere la vittima a denudarsi, sempre sotto l'occhio cinico di quegli stessi telefoni.
La denuncia e la sfida educativa. La vittima è finita al Pronto Soccorso, la famiglia ha sporto denuncia e consegnato alle Forze dell'Ordine i video che inchioderebbero i responsabili. Ma la risposta giudiziaria, per quanto necessaria, non basta. Cosa possiamo fare noi come comunità? La risposta è una sola: non mollare. Dobbiamo alzare i livelli di attenzione. È urgente connettere tutte le agenzie educative, famiglia e scuola in primis, per tentare di intercettare quei segnali di disagio prima che sfocino in violenza. Se dei quindicenni trovano divertente picchiare un disabile per un video, abbiamo fallito tutti. E recuperare quel fallimento è la vera priorità di questo 2026.

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