Apatheia

La bacchetta della maestra

La cura è diventata più dannosa del male

Quando frequentavo le scuole elementari le maestre avevano la bacchetta sulla cattedra e se facevi troppo il monello e non ascoltavi le loro disposizioni venivi invitato ad avvicinarti alla cattedra ed a sollevare la manina per prenderti una sonora bacchettata. Non è che facesse poi così male ma era un'umiliazione difronte a tutta la classe che doveva servire come deterrente per il futuro e per gli altri. Quando tornavi a casa, se ti balenava in mente l'idea infelice di voler raccontare ai tuoi genitori di quell'umiliazione ricevuta, era un vero e proprio suicidio perché i tuoi genitori ti mettevano in punizione solenne ed il giorno dopo ti accompagnavano a scuola e ti imponevano di chiedere perdono alla maestra per averla fatta arrabbiare e, loro stessi, le chiedevano scusa per il tuo comportamento poco consono. Probabilmente non era giusto neanche così, sicuramente bisognava rivedere le cose, la bacchettata, benché non facesse male, non era il rimedio giusto alle marachelle, quell'arma impropria posata sulla cattedra come monito vibrante evidentemente non era la strada giusta ma oggi sta accadendo qualcosa di grave ed incontrollato che presto diverrà incontrollabile. La bacchetta non esiste più, è vero esistono delle persone malate che hanno commesso gravi reati contro i bambini o gli anziani e sono state filmate e denunciate, sono persone che devono pagare caro per i loro errori perché far del male ad un essere indifeso è il reato più abominevole che si possa commettere, esistono persone che non amano il loro lavoro e lo fanno male. Possiamo pensare però che in mezzo a tutto questo abisso ci siano anche delle persone normali? Possiamo credere che ci siano delle maestre per bene che svolgono il loro lavoro con amore e coscienza?

La cura è diventata più dannosa del male. La cura, per essere una cura utile deve essere adeguata, deve essere posta in essere negli appositi luoghi e solo dopo aver fatto diagnosi certa del male da chi ne sia qualificato per farla. Giacché le cure recano anche i loro effetti collaterali che spesso sono significativamente tossici, è inutile, se non dannoso, effettuare una cura se il male non c'è. Accusare qualcuno su una pagina di intrattenimento peraltro nemmeno divertente, accodarsi alla gogna mediatica, esaltarsi per fatti di cui non si è certi, è un chiaro segno di instabilità sociale. Ammettiamo che succeda ad una persona accecata dalla rabbia di scrivere determinate cose, chi è responsabile della pagina ed abbia la lucidità che gli è data dall'estraneità ai fatti, dovrebbe porvi rimedio censurando cose che potrebbero avere gravi conseguenze per altre persone. Se succedesse a me di dubitare di una maestra o di uno che assiste gli anziani o gli uomini con problemi di tipo psichiatrico, andrei dalla polizia non su Facebook, così chi di dovere e con la opportuna tranquillità possa indagare e far emergere la verità. Cosa abbiamo ottenuto invece cosi? La messa alla gogna di una persona a prescindere dalla verità. Abbiamo ottenuto che da oggi, a Trani, chi fa la maestra eviterà di insegnare al bambino esageratamente vivace e discolo come bisogna vivere per non finire male, per diventare adulti, da oggi la maestra eviterà di rimproverare il bambino per non rischiare di trovarsi su questa gogna.

Sì perché, aldilà del singolo evento che solo la magistratura può appurare, cosa possono fare le maestre di oggi, le maestre che amano il loro lavoro, se quando rimproverano un bambino, il giorno dopo si ritrovano i genitori a scuola che la rimproverano, magari proprio davanti al bambino, perché si è permessa di cotanto ardore? Mi chiedo, quali elementi restino a chi deve educare per poterlo fare adeguatamente, mi chiedo davvero se la cura non sia diventata più dannosa del male.
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La rubrica di Rino Negrogno

Indice rubrica
La telefonata 6 marzo 2015 La telefonata
Le primarie 15 febbraio 2015 Le primarie
Il professore di Trani 25 gennaio 2015 Il professore di Trani
Terra mia 13 gennaio 2015 Terra mia
Le  "dita " 31 dicembre 2014 Le "dita"
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