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Come vorrei che cambiasse il ruolo della donna nella società

La lettera di una studentessa del liceo de Sanctis di Trani

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Giorgia Galasso, una studentessa frequentante il terzo anno al Liceo F. de Sanctis di Trani.

In questi giorni mi è stato chiesto di scrivere un testo su Come vorrei che cambiasse il ruolo della donna nella società? Bè semplicemente io non vorrei che fosse questo a cambiare, piuttosto che cambiasse la società che crede che ci siano ancora ruoli "da donna" e ruoli "da uomo". Questa distinzione che si vuole fare sempre all'interno del genere umano (etero-omosessuali, donna-uomo, bianchi-neri-gialli-blu) è il nocciolo dei grandi problemi che affliggono non solo la nostra generazione, ma anche le generazioni passate e probabilmente quelle future. Pensare che la donna abbia il ruolo di madre, già da quand'è piccola le viene insegnato come tenere il bambolotto in braccio, come cucinare, come pulire la casa perchè futura donna e madre, è completamente sbagliato. Certo ci sono molte donne che hanno questo sogno (come lo hanno molti uomini, di diventare padri) ma molte altre vogliono fare carriera, non vogliono sposarsi e nemmeno avere figli.

Ho detto che vorrei che cambiasse la società perché è questa che rovina le nostre vite però, se decentrassimo il nostro sguardo, riusciremmo a vedere chi compone la società: noi. Siamo noi ad essere artefici di ciò che ci succede e di ciò che ci sta intorno. Per questo denunciare molestie (sessuali e non, come il catcalling che è una molestia verbale e porta una scia di vergogna) come anche le discriminazioni (per esempio nei colloqui di lavoro), manifestare per le cause civili e sociali, essere fieri/e di essere femministi/e, usare i pronomi giusti e non farsi mettere i piedi in testa da questa mentalità patriarcale è fondamentale. Tutte queste piccole cose possono sembrare inutili ma se pensiamo alla fatica di ogni donna, parliamo del 50% della popolazione ma comunque anche gli uomini devono e possono impegnarsi.

Se penso a tutti quei diritti che noi donne pian piano abbiamo acquistato mi rendo conto non solo di essere fortunata, ma anche che il lavoro che ogni giorno ogni donna è portata a compiere (cioè quello di combattere per la vita) sarà sempre meno pesante e sempre meno laborioso.
So benissimo che i diritti fondamentali li abbiamo acquisiti (come pari dignità, possibilità di votare, di emanciparsi, il diritto all'aborto e al divorzio) ma perché accontentarci solo di quelli? Perchè io, donna, ingegnera dovrei accettare di essere chiamata "ingegnere"? Perchè io donna devo "essere portata a cena" se voglio dividere il conto o se voglio offrire io? Perchè io donna devo lasciare il mio lavoro per cui ho combattuto, fra l'altro per avere una paga minore rispetto a quella di un uomo (gender pay gap), siccome io e mio/a marito/moglie abbiamo voluto un/una figlio/a?

Per non parlare di tutti quegli stereotipi o "frasette" che indicano la donna come debole, molto emotiva, facilmente irascibile durante il mestruo, donna che deve dare piacere e non riceverlo, donna angelo che non si macchia mai di peccato, donna che dev'essere sempre perfetta e bella e, se non lo è, è zitella o se conduce la propria vita sessuale come vuole è una poco di buono (per non usare altri termini); devono essere debellati dal nostro linguaggio all'istante.

Come possiamo pensare di definirci femministi/e (e io sto dando per scontato che tutti lo siano perché il femminismo ha portato grandi cambiamenti molto importanti) se ancora usiamo la libertà di una donna nei confronti del proprio corpo come un insulto? Come pensiamo di esserlo se guardiamo programmi che sessualizzano la donna e sminuiscono le sue capacità intellettuali?

Gli unici modi per battere il maschilismo che inquina la società sono: essere consapevoli delle azioni inquinate e debellarle, combattere in prima linea i comportamenti nemici ed essere sempre fieri di credere nell'uguaglianza fra sesso, razza, religione e orientamento sessuale.

Io sono fiera di essere una donna e non vorrei mai cambiare chi sono, lo so che dovrò combattere di più e sarà più difficile, che avrò paura in certi momenti ma so che, se ce la farò (e io ce la farò), sarà solo grazie a me stessa e grazie a tutte quelle persone che si battono con me per pari dignità, diritti e opportunità.
 
  • Liceo De Sanctis
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