
Vita di città
Asp "Vittorio Emanuele II", un altro tesoro sprecato
L'ente vanta un ricco patrimonio, ma la burocrazia lo sta sgretolando
Trani - giovedì 5 novembre 2015
14.13
È davvero questione di giorni, se non di ore, il trasferimento dei sei lavoratori della "Vittorio Emanuele II", tramite comando, all'Asl Bat. Accordo già stipulato, messa a disposizione comunicata dall'azienda e dal Comune, si attende solo di sapere dove andranno ricollocati. Ma, superata, questa emergenza sociale, con i dipendenti dell'azienda, senza stipendi da maggio, costretti a stringere la cinghia oltremodo, non saranno terminati i problemi in via delle Tufare.
La società, completamente pubblica, è attualmente retta da Carmen Craca, che nel 2012 ha ricevuto il suo incarico, prima di commissario poi di presidente, dalla Regione, e da due componenti del consiglio d'amministrazione superstiti, dopo che l'altra metà si è dimessa a causa dell'ingente mole di lavoro dell'incarico, svolto da tutti in maniera completamente gratuita, e dalle responsabilità ingenti da esso derivate. Sulle spalle di questo esiguo personale regge la gestione dell'immobile, che comprende all'interno della sua proprietà tutto il territorio dei Cappuccini, chiesa compresa (solo l'oratorio è di proprietà della Curia, che lo ha costruito), e non si riesce, a causa della mancanza di entrate economiche, a far fronte alle spese correnti.
Da quasi un anno (dicembre 2014, ndr), gli anziani ospiti sono stati spostati a Casa Alberta, a Corato, mentre nella ex-casa di riposo tranese sono rimasti solo letti, stanze vuote e diversi lavori di adeguamento e di ristrutturazione da sostenere. Senza i contributi comunali, che coprivano le spese della struttura e le rette degli ospiti, tutto si è bloccato. Il Comune, inoltre, è il proprietario dell'immobile e dovrebbe provvedere a sistemare tutto, ma, come noto, anche a Palazzo di Città la liquidità economica scarseggia. Per questo, è in corso un serrato confronto tra enti, con diverse soluzioni sul tavolo.
L'azienda chiede, da tempo, all'amministrazione che gli si conceda l'utilizzo perpetuo della struttura, affinché sia legittimata a dismettere parte del ricco patrimonio immobiliare per far fronte alle spese necessarie per il ripristino delle funzionalità e il saldo degli arretrati di dipendenti e fornitori. Nelle proprietà della "Vittorio Emanuele II" si annoverano, ad esempio, il primo piano del palazzo del fondaco in piazza Longobardi, il terreno "dell'amore" accanto allo Sporting, tre appartamenti in piazza XX Settembre, di fronte alla stazione e un'intera palazzina in via Accetta. L'alienazione di anche solo uno di questi beni garantirebbe l'immediata risoluzione di tutti i problemi.
L'altra soluzione prevede la richiesta di un finanziamento europeo, tramite bando a sportello, presso la Regione Puglia, che incentiverà centri diurni in tutto il territorio pugliese. La possibilità di trasformare la destinazione d'uso non è alternativa all'ipotesi precedente: il Comune possiede anche il terreno accanto al complesso, nato come monastero. I servizi agli anziani, per cui la casa di riposo era nata, potrebbero continuare in una nuova struttura, realizzata da zero secondo le nuove normative, da edificare accanto all'attuale.
In attesa che la burocrazia faccia il proprio corso, però, il tempo non sta a guardare e lentamente sta sgretolando i muri, i tetti e i pavimenti. Nulla di irrimediabile, come visibile anche nelle foto allegate, ma temporeggiare ancora sarebbe da scellerati. Si rischierebbe di veder svanire un altro tesoro di Trani, al momento completamente sprecato.
La società, completamente pubblica, è attualmente retta da Carmen Craca, che nel 2012 ha ricevuto il suo incarico, prima di commissario poi di presidente, dalla Regione, e da due componenti del consiglio d'amministrazione superstiti, dopo che l'altra metà si è dimessa a causa dell'ingente mole di lavoro dell'incarico, svolto da tutti in maniera completamente gratuita, e dalle responsabilità ingenti da esso derivate. Sulle spalle di questo esiguo personale regge la gestione dell'immobile, che comprende all'interno della sua proprietà tutto il territorio dei Cappuccini, chiesa compresa (solo l'oratorio è di proprietà della Curia, che lo ha costruito), e non si riesce, a causa della mancanza di entrate economiche, a far fronte alle spese correnti.
Da quasi un anno (dicembre 2014, ndr), gli anziani ospiti sono stati spostati a Casa Alberta, a Corato, mentre nella ex-casa di riposo tranese sono rimasti solo letti, stanze vuote e diversi lavori di adeguamento e di ristrutturazione da sostenere. Senza i contributi comunali, che coprivano le spese della struttura e le rette degli ospiti, tutto si è bloccato. Il Comune, inoltre, è il proprietario dell'immobile e dovrebbe provvedere a sistemare tutto, ma, come noto, anche a Palazzo di Città la liquidità economica scarseggia. Per questo, è in corso un serrato confronto tra enti, con diverse soluzioni sul tavolo.
L'azienda chiede, da tempo, all'amministrazione che gli si conceda l'utilizzo perpetuo della struttura, affinché sia legittimata a dismettere parte del ricco patrimonio immobiliare per far fronte alle spese necessarie per il ripristino delle funzionalità e il saldo degli arretrati di dipendenti e fornitori. Nelle proprietà della "Vittorio Emanuele II" si annoverano, ad esempio, il primo piano del palazzo del fondaco in piazza Longobardi, il terreno "dell'amore" accanto allo Sporting, tre appartamenti in piazza XX Settembre, di fronte alla stazione e un'intera palazzina in via Accetta. L'alienazione di anche solo uno di questi beni garantirebbe l'immediata risoluzione di tutti i problemi.
L'altra soluzione prevede la richiesta di un finanziamento europeo, tramite bando a sportello, presso la Regione Puglia, che incentiverà centri diurni in tutto il territorio pugliese. La possibilità di trasformare la destinazione d'uso non è alternativa all'ipotesi precedente: il Comune possiede anche il terreno accanto al complesso, nato come monastero. I servizi agli anziani, per cui la casa di riposo era nata, potrebbero continuare in una nuova struttura, realizzata da zero secondo le nuove normative, da edificare accanto all'attuale.
In attesa che la burocrazia faccia il proprio corso, però, il tempo non sta a guardare e lentamente sta sgretolando i muri, i tetti e i pavimenti. Nulla di irrimediabile, come visibile anche nelle foto allegate, ma temporeggiare ancora sarebbe da scellerati. Si rischierebbe di veder svanire un altro tesoro di Trani, al momento completamente sprecato.
















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