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Eventi e cultura
Atlantide e l’abisso dei sentimenti: a Trani il magistrato Sara Pedone "tende la mano" alle donne contro l'amore malato
L'autrice: "Ho scritto per intervenire prima di dovermi occupare di queste storie come giudice"
Trani - martedì 13 gennaio 2026
10.12
C'è una violenza che non lascia lividi sulla pelle, almeno non subito. È una violenza liquida, sommersa, che erode l'autostima giorno dopo giorno, silenziosa come le maree, fino a quando non ti accorgi di essere annegata. Parlare di violenza sulle donne, oggi, significa avere il coraggio di guardare non solo all'ultimo atto tragico della cronaca nera, ma a tutto quel "non detto" che lo precede: la manipolazione, l'annullamento della personalità, il controllo mascherato da amore.
È su questo terreno scivoloso e necessario che sabato 10 gennaio 2026 la comunità di Trani si è ritrovata, stringendosi negli spazi della Biblioteca Comunale "G. Bovio" per un incontro che è andato ben oltre la semplice presentazione letteraria. Al centro del dibattito, il romanzo "Atlantide" (Nuova Palomar, 2025) della dottoressa Sara Pedone, magistrato presso il Tribunale di Trani. Un libro che, come l'isola leggendaria del titolo, porta a galla ciò che spesso resta inabissato nelle coscienze.
Dalla toga alla penna: "Una mano tesa verso chi soffre" - L'incontro, introdotto dai saluti di Cecilia Di Lernia (Assessore Città di Trani), di Etta Tarantini (Agave) e Angela Leuzzi (Fidapa), ha visto un pubblico attento e numeroso lasciarsi guidare dall'autrice in un viaggio emotivo complesso. Ma qual è la scintilla che spinge un magistrato, abituato al rigore delle aule di giustizia, a esplorare l'animo umano attraverso la narrativa? "Ciò che ha portato alla scrittura è stato il desiderio di tendere una mano a chi soffre in una relazione maltrattante, e anche a chi non si accorge di viverla", ha spiegato Sara Pedone durante l'intervista. La sua è una missione preventiva, nata da un'urgenza umana prima che professionale: "Non volendo più sentire in ogni telegiornale di donne uccise, costrette a fuggire, di famiglie devastate da questo 'non amore', ho deciso di intervenire prima di dovermi occupare di questi casi come giudice".
Il romanzo, che apparentemente narra una storia classica – un lui, una lei, la noia, il tradimento – riserva un finale degno dei migliori gialli, lasciando il lettore senza fiato. Ma è nel percorso dei personaggi che si nasconde il vero messaggio: "Il libro parla dell'essere multiforme dei maltrattamenti", continua l'autrice. "Tante volte rimangono silenti nell'animo della donna, che non comprende di consentire al partner di annientarne la personalità. Spero che se ne accorgano prima di dover trovare il coraggio di denunciare, perché quando si arriva a quel punto, si è spesso già totalmente annientati". Un libro scritto, come sottolinea la stessa Pedone, "non da un magistrato donna, ma da una donna magistrato", che ha messo il suo patrimonio esperienziale al servizio delle emozioni.
La cultura come prevenzione: le voci delle relatrici - A dialogare con l'autrice sono state le avvocate Alessandra Inchingolo e Roberta Schiralli, che hanno sviscerato i temi del testo trasformandoli in spunti di educazione civica e sentimentale. "Siamo partiti da Atlantide per ampliare il discorso sulla violenza psicologica, sui rapporti malati", ha spiegato l'avv. Roberta Schiralli, sottolineando il ruolo cruciale dell'associazionismo. "Con l'associazione AGAVE siamo in prima linea. Il nostro compito è far sentire accolto le persone diffondendo la cultura della non violenza, entrando nelle scuole, creando presidi di ascolto". Dello stesso avviso l'avv. Alessandra Inchingolo, che ha ribadito come di certi temi non si parli mai abbastanza: "Il libro è uno sprone. È bene fare educazione attraverso la cultura perché questi eventi non devono servire solo agli addetti ai lavori, ma alla cittadinanza intera. Bisogna sapere di più sui maltrattamenti, sugli abusi e su tutti i reati che trattiamo nel Codice Rosso, per riconoscerli prima che sia tardi".
Un appello oltre i generi - La serata del 10 gennaio ha lasciato un segno profondo. La trama di "Atlantide", con i suoi colpi di scena e la sua indagine sul tempo e sulle relazioni, è diventata uno specchio in cui riflettersi. E se la violenza di genere è una piaga che colpisce le donne, la soluzione passa inevitabilmente per una presa di coscienza maschile: è fondamentale che il genere maschile comprenda a fondo la questione, riconoscendo le dinamiche del possesso e della prevaricazione in tutte le loro sfumature, anche quelle meno evidenti.
L'evento, organizzato dalla Città di Trani in collaborazione con le associazioni Agave, Fidapa, Comitato Dante Alighieri e La Maria del Porto, ha visto una forte presenza delle istituzioni, a testimonianza di un fronte comune tra società civile e Stato. Presenti in sala otre la già citata l'Assessora avv. Cecilia di Lernia, oltre a rappresentanti del Tribunale di Trani e delle Forze dell'Ordine. Tutti uniti nell'ascoltare la voce la dott.ssa Sara Pedone, una donna che vive le storie due volte: prima con l'empatia della scrittrice, poi con la responsabilità della toga, ma sempre con l'obiettivo di salvare chi rischia di affondare.
È su questo terreno scivoloso e necessario che sabato 10 gennaio 2026 la comunità di Trani si è ritrovata, stringendosi negli spazi della Biblioteca Comunale "G. Bovio" per un incontro che è andato ben oltre la semplice presentazione letteraria. Al centro del dibattito, il romanzo "Atlantide" (Nuova Palomar, 2025) della dottoressa Sara Pedone, magistrato presso il Tribunale di Trani. Un libro che, come l'isola leggendaria del titolo, porta a galla ciò che spesso resta inabissato nelle coscienze.
Dalla toga alla penna: "Una mano tesa verso chi soffre" - L'incontro, introdotto dai saluti di Cecilia Di Lernia (Assessore Città di Trani), di Etta Tarantini (Agave) e Angela Leuzzi (Fidapa), ha visto un pubblico attento e numeroso lasciarsi guidare dall'autrice in un viaggio emotivo complesso. Ma qual è la scintilla che spinge un magistrato, abituato al rigore delle aule di giustizia, a esplorare l'animo umano attraverso la narrativa? "Ciò che ha portato alla scrittura è stato il desiderio di tendere una mano a chi soffre in una relazione maltrattante, e anche a chi non si accorge di viverla", ha spiegato Sara Pedone durante l'intervista. La sua è una missione preventiva, nata da un'urgenza umana prima che professionale: "Non volendo più sentire in ogni telegiornale di donne uccise, costrette a fuggire, di famiglie devastate da questo 'non amore', ho deciso di intervenire prima di dovermi occupare di questi casi come giudice".
Il romanzo, che apparentemente narra una storia classica – un lui, una lei, la noia, il tradimento – riserva un finale degno dei migliori gialli, lasciando il lettore senza fiato. Ma è nel percorso dei personaggi che si nasconde il vero messaggio: "Il libro parla dell'essere multiforme dei maltrattamenti", continua l'autrice. "Tante volte rimangono silenti nell'animo della donna, che non comprende di consentire al partner di annientarne la personalità. Spero che se ne accorgano prima di dover trovare il coraggio di denunciare, perché quando si arriva a quel punto, si è spesso già totalmente annientati". Un libro scritto, come sottolinea la stessa Pedone, "non da un magistrato donna, ma da una donna magistrato", che ha messo il suo patrimonio esperienziale al servizio delle emozioni.
La cultura come prevenzione: le voci delle relatrici - A dialogare con l'autrice sono state le avvocate Alessandra Inchingolo e Roberta Schiralli, che hanno sviscerato i temi del testo trasformandoli in spunti di educazione civica e sentimentale. "Siamo partiti da Atlantide per ampliare il discorso sulla violenza psicologica, sui rapporti malati", ha spiegato l'avv. Roberta Schiralli, sottolineando il ruolo cruciale dell'associazionismo. "Con l'associazione AGAVE siamo in prima linea. Il nostro compito è far sentire accolto le persone diffondendo la cultura della non violenza, entrando nelle scuole, creando presidi di ascolto". Dello stesso avviso l'avv. Alessandra Inchingolo, che ha ribadito come di certi temi non si parli mai abbastanza: "Il libro è uno sprone. È bene fare educazione attraverso la cultura perché questi eventi non devono servire solo agli addetti ai lavori, ma alla cittadinanza intera. Bisogna sapere di più sui maltrattamenti, sugli abusi e su tutti i reati che trattiamo nel Codice Rosso, per riconoscerli prima che sia tardi".
Un appello oltre i generi - La serata del 10 gennaio ha lasciato un segno profondo. La trama di "Atlantide", con i suoi colpi di scena e la sua indagine sul tempo e sulle relazioni, è diventata uno specchio in cui riflettersi. E se la violenza di genere è una piaga che colpisce le donne, la soluzione passa inevitabilmente per una presa di coscienza maschile: è fondamentale che il genere maschile comprenda a fondo la questione, riconoscendo le dinamiche del possesso e della prevaricazione in tutte le loro sfumature, anche quelle meno evidenti.
L'evento, organizzato dalla Città di Trani in collaborazione con le associazioni Agave, Fidapa, Comitato Dante Alighieri e La Maria del Porto, ha visto una forte presenza delle istituzioni, a testimonianza di un fronte comune tra società civile e Stato. Presenti in sala otre la già citata l'Assessora avv. Cecilia di Lernia, oltre a rappresentanti del Tribunale di Trani e delle Forze dell'Ordine. Tutti uniti nell'ascoltare la voce la dott.ssa Sara Pedone, una donna che vive le storie due volte: prima con l'empatia della scrittrice, poi con la responsabilità della toga, ma sempre con l'obiettivo di salvare chi rischia di affondare.






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