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Vita di città

Cronache da un teatro e da una "strombazzata intellettualità tranese" che fu: "Chiudetelo!"

Fanno sorridere elogi e critiche a compagnie e alla tanto decantata cultura di Trani

Fa sorridere quanto il palato esigente di un cronista di fine 800 appaia come un anatema e un auspicio purtroppo poi realizzatosi. Resistitette nel 1799 a un incendio (nel corso dei terribili giorni dell'attacco francese), il glorioso teatro san Ferdinando, e per ricostruirlo furono necessari cinque anni alla fine dei quali un magnifico ballo - che è solo fiabesco immaginare - il 2 febbraio del 1805 ne festeggiò la riapertura; e poi, nel 1851, a un terremoto: eventi dopo i quali veniva restituito talmente più impreziosito da costituire un'imitazione per i teatri che sarebbero stati costruiti in seguito (va ricordato che il teatro Ferdinando è stato il primo teatro di Puglia, prima del Curci, prima del Petruzzelli, prima del Piccinni) e anche citazioni nei testi di storia dell'arte. Ma, proprio a leggere queste cronache, non è tutto oro quello che luccica nella nostra memoria, soprattutto, pare, di tanto decantate tradizioni culturali tranesi che evidentemente costituivano oggetto di critica anche all'epoca: e nel rimarcare l'inadeguatezza di una compagnia di teatranti evidentemente modesta, ma che aveva suscitato l'interesse del pubblico e quindi buoni affari, il cronista sottolinea come, al contrario, in presenza di una pregevole compagnia la platea si era presentata semivuota. Quanto sono sempre uguali i tempi, molto più simili di quello che si possa immaginare! "Chiudetelo", tuonava il severo ed esigente cronista, "tanto sarebbe di guadagnato per l'estetica e l'arte!" Un' anatema forse un po' esagerato, soprattutto perché l'incuria e l'abbandono dopo i danni causati dalla seconda guerra mondiale ne fecero decidere l'abbattimento. Chi lo sa, un presagio a un investimento inutile in una città dalla "strombazzata intellettualità" - la stessa di cui si parla oggi, ma con altri termini - o davvero un'occasione perduta di crescita, di un destino che sarebbe stato ben diverso per Trani, per la sua società, per la sua cultura, per un luogo di attrattiva stabile , continua, diffusa,e non da mordi e fuggi vacanzieri nei soliti periodi di punta o di movida del weekend? Non lo sapremo mai - anche se un'altra cronaca ci racconta di una vitalità di una eccellenza delle compagnie che arrivavano a Trani - ma vale sempre la pena tentare: e nell'attesa non di uno, ma di ben due recuperi, il sogno di rivedere in quella piazza riapparire il San Ferdinando, per alcuni resta saldo. Anche con un'ombra che ne ricordi l'essenza e ne consenta una nuova vita, come quella della Basilica di Siponto, rinata di luce e di acciaio grazie a una bellissima azione della Soprintendenza archeologici e di un giovane artista, Edoardo Tresoldi (che già lavoro a Bari per un'altra installazione). Se quel "Chiudetelo!" funzionò, anche in maniera eccessiva, sognare non costa nulla e magari...
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