
Politica
Il Pdl non è un partito ad uso e consumo di Di Marzio
Corrado attacca lo sconfitto: «Basta piagnistei e pretese vendicative». Un muso contro muso che non ha precedenti
Trani - martedì 6 marzo 2012
10.26
Adesso è davvero guerra. Violenta, aperta, dichiarata. Beppe Corrado commenta il risultato delle primarie ed attacca senza mezzi termini il candidato sconfitto, Giuseppe Di Marzio. «Deve accettare con umiltà il responso delle votazioni» tuona il consigliere comunale. «Di Marzio - scrive Corrado - non si arrampichi sugli specchi cercando colpevoli e avanzando infondate e prepotenti pretese vendicative nei confronti di militanti del Pdl. Non ponga in essere azioni tese a creare spaccature politiche che possano giustificare sconfitte elettorali alle prossime amministrative, non pensi che il Pdl di Trani e la politica tranese siano rappresentate in una sorta di one man show legato alla sua persona. Dopo questa esperienza, da lui voluta, torni a fare il militante del partito portando, come tutti noi, acqua al mulino della coalizione. Non chieda ulteriori gratificazioni a giustificazione di una sconfitta elettorale personale già avvenuta. Si ricordi che ricopre il ruolo di assessore provinciale del Pdl, incarico che lo vede impegnato in progetti di grande importanza strategica come l'allargamento della provinciale Trani-Andria e quello di presidente del Consiglio comunale di Trani».
Insomma, un muso contro muso che non ha precedenti. Corrado ripercorre anche qualche puntata precedente della storia: «Di Marzio – scrive Corrado - ha preteso di essere l'unico candidato del Pdl alle primarie. Il partito di Trani si è adeguato a questa decisione assunta dai vertici, ma lui non ha compreso che le primarie non erano tra due partiti ma tra due uomini. Ha applicato la logica della vecchia politica non comprendendo che a scegliere non erano i consiglieri comunali ma gli elettori. Il candidato Giuseppe Di Marzio, a seguito dell' investitura ottenuta dall'alto, pretendeva che tutti gli iscritti al Pdl avessero dovuto forzatamente votarlo. Sinceramente questa presunzione confligge manifestamente con l'idea del Pdl, della libertà e della democrazia e della ratio istitutiva delle primarie. Inoltre, averla ribadita anche dopo la sconfitta elettorale ci sembra quanto meno pretestuosa e fuori luogo. Cosa pretendeva Peppino Di Marzio? Una consacrazione dell'investitura ottenuta dall'alto? Non c'era bisogno di fare le primarie se così fosse stato».
Corrado va ancora più a fondo: «Voglio ricordare che Di Marzio già in passato ha utilizzato l'imposizione come metodo principe del suo agire, vedi la candidatura nel collegio numero 1 alle provinciali del 2009 o l'incarico di assessore provinciale. Non ricordo che il partito locale sia stato mai coinvolto nella sua nomina e né lui in questi tre anni abbia mai informato il partito del lavoro svolto da assessore. Evidentemente per Di Marzio il partito esiste solo quando bisogna incassare o quando bisogna mettersi al suo servizio». Il consigliere tranese conclude la sua nota (destinata a segnare la storia delle prossime amministrative) con un auspicio: «Mi piacerebbe che la guida politica del Pdl di Trani venga oggi affidata all'ottimo sindaco Pinuccio Tarantini che con la sua esperienza e saggezza saprà traghettare il partito verso la vittoria elettorale dando allo stesso la necessaria organizzazione».
Insomma, un muso contro muso che non ha precedenti. Corrado ripercorre anche qualche puntata precedente della storia: «Di Marzio – scrive Corrado - ha preteso di essere l'unico candidato del Pdl alle primarie. Il partito di Trani si è adeguato a questa decisione assunta dai vertici, ma lui non ha compreso che le primarie non erano tra due partiti ma tra due uomini. Ha applicato la logica della vecchia politica non comprendendo che a scegliere non erano i consiglieri comunali ma gli elettori. Il candidato Giuseppe Di Marzio, a seguito dell' investitura ottenuta dall'alto, pretendeva che tutti gli iscritti al Pdl avessero dovuto forzatamente votarlo. Sinceramente questa presunzione confligge manifestamente con l'idea del Pdl, della libertà e della democrazia e della ratio istitutiva delle primarie. Inoltre, averla ribadita anche dopo la sconfitta elettorale ci sembra quanto meno pretestuosa e fuori luogo. Cosa pretendeva Peppino Di Marzio? Una consacrazione dell'investitura ottenuta dall'alto? Non c'era bisogno di fare le primarie se così fosse stato».
Corrado va ancora più a fondo: «Voglio ricordare che Di Marzio già in passato ha utilizzato l'imposizione come metodo principe del suo agire, vedi la candidatura nel collegio numero 1 alle provinciali del 2009 o l'incarico di assessore provinciale. Non ricordo che il partito locale sia stato mai coinvolto nella sua nomina e né lui in questi tre anni abbia mai informato il partito del lavoro svolto da assessore. Evidentemente per Di Marzio il partito esiste solo quando bisogna incassare o quando bisogna mettersi al suo servizio». Il consigliere tranese conclude la sua nota (destinata a segnare la storia delle prossime amministrative) con un auspicio: «Mi piacerebbe che la guida politica del Pdl di Trani venga oggi affidata all'ottimo sindaco Pinuccio Tarantini che con la sua esperienza e saggezza saprà traghettare il partito verso la vittoria elettorale dando allo stesso la necessaria organizzazione».
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