Vito Branà ed i candidati del M5Stelle. <span>Foto Tonino Lacalamita</span>
Vito Branà ed i candidati del M5Stelle. Foto Tonino Lacalamita
Politica

L’Orgoglio e la Verità: Vito Branà accende Piazza della Repubblica. «Volevano comprarci con una poltrona, abbiamo risposto con il coraggio»

Cronaca di una domenica di rottura: il leader del M5S svela i retroscena del naufragio del "Campo Largo" e lancia la sfida solitaria tra gli applausi dei big nazionali

Non è una domenica come le altre per Trani. Sotto il sole di Piazza della Repubblica, il silenzio della politica di palazzo è stato squarciato dal "momento della verità" di Vito Branà che ha trasformato un comizio nell'atto di nascita di una sfida solitaria, identitaria e orgogliosa, che vede il Movimento 5 Stelle correre fuori dagli schemi per difendere quella coerenza che Branà definisce "non negoziabile".

Il ruggito dal palco: «Noi non siamo un numero» - Appena preso il microfono, Branà ha subito chiarito il perimetro della sua azione: niente giri di parole, solo la forza dei fatti. «Chi mi conosce sa che io sono una persona che non abbassa mai la testa nelle cose in cui credo. Quando un cittadino in questi sei anni ha cercato un diritto negato, è venuto da me e io non mi sono mai girato dall'altra parte. Noi non siamo un numero, non siamo una lista di portatori di voti: siamo un'identità politica sana di questa città». Il passaggio più critico è stato quello dedicato ai retroscena della trattativa con il centrosinistra guidato da Marco Galiano. Branà ha usato parole pesantissime per descrivere l'offerta che gli era stata fatta per restare in coalizione: «Avevano già preparato lo schema degli assessorati. Io stavo dentro, anche se non prendevo un voto, a 4.500 euro al mese. Questa piazza lo deve sapere: non ho bisogno di queste cose, sanno che non ci possono comprare! Quando ci hanno portato il loro codice etico, sapete cos'era? Era acqua, non era nulla. Era una caricatura, fatta solo per dire 'firma', tanto appena arrivati al governo non ci avrebbero pensato proprio».

La rottura, secondo il candidato pentastellato, è avvenuta sulla "clausola anti-trasformismo": «Avevamo chiesto di non candidare chi negli ultimi cinque anni aveva ricoperto ruoli nella Lega, in Forza Italia o Fratelli d'Italia. Su questo sono morti! Sono morti perché il 40% di quella coalizione è tutta di destra e ci volevano mettere noi in mezzo. Che cosa contavamo più noi là dentro? L'identità nostra dove andava a finire? Il sacrificio di questi sei anni dove andava a finire?».

Il sostegno di Roma e della Regione: «Il no al trasformismo è la nostra linea» - A dare forza alla scelta di Branà sono intervenuti i vertici del Movimento, ribadendo che il "caso Trani" è una questione di principio nazionale. Leonardo Donno (Coordinatore Regionale e Deputato Portavoce alla Camera del M5S) ha spiegato perché l'esperimento del campo largo sia fallito proprio qui: «L'alleanza con il fronte progressista si è basata su principi come la legalità e il no al trasformismo. A Trani ha funzionato tutto finché non abbiamo scoperto che all'interno di alcune liste c'erano persone che fino a due mesi fa rappresentavano il centrodestra, persone che si sono fatte fotografare con Vannacci andandone orgogliose. Noi non potevamo condividere questa esperienza. Anche se questo può costare qualche consenso, in politica serve l'esempio e serve la coerenza portata avanti con i fatti». Il Senatore Mario Turco (Vice Presidente del M5S e Portavoce del movimento al Senato) ha rincarato la dose, sottolineando come la scelta di Branà non sia un isolamento, ma un atto di coraggio: «Qui si tratta dell'identità del Movimento che si propone come un antidoto alla mala politica. Quella di Trani è una scelta chiaramente non comoda, perché qualunque forza politica ambisce ad andare in gruppo, non da sola. Ma non c'erano le condizioni per la nostra credibilità. Abbiamo fatto una scelta che antepone l'interesse dei cittadini alla poltrona, perché sarebbe stato molto più comodo accomodarci in una coalizione che potrebbe essere anche vincente».

Letizia Morra: «Rinnovamento negato» - Anche la Coordinatrice Provinciale della BAT, Letizia Morra, ha espresso il suo rammarico per l'occasione persa dal centrosinistra: «Avevamo dichiarato alcune necessità: non solo etica, ma un rinnovamento consapevole. Probabilmente questo il Movimento non è riuscito ad averlo. Volevamo facce e volti nuovi, ma abbiamo notato persone che fino a poco tempo fa sostenevano un governo di destra. A malincuore abbiamo deciso di uscire, lasciando anche possibili assessorati, per fare una scelta coraggiosa che ci ha sempre contraddistinto».

L'emozione di Vito: «Studiavo la notte per non essere un passacarte» - Nel finale, Branà si è concesso un momento di profonda umanità, rivolgendosi alla propria famiglia presente in piazza: «Questa scelta è un sacrificio e spero che i cittadini la capiscano. È una scelta d'orgoglio. Ho tenuto da solo dei Consigli Comunali studiando la notte per non andare lì e spingere solo un bottone, ma per dare il mio contributo alla città. Chiedo scusa a mia moglie e ai miei figli per il tempo che vi ho tolto, ma sono il cuore e la testa che mi portano ad affrontare queste sfide. Quando tornerò a casa da lavoro, vi guarderò sempre negli occhi». Nell'intervista a caldo dopo il comizio, Branà ha appreso in diretta di essere stato estratto come primo nome sulla scheda elettorale. Un segno del destino che ha commentato con il solito spirito: «L'obiettivo non era un posto al sole, l'ho detto chiaramente. Personalmente ci ho creduto nel campo largo fino a tre giorni prima, ma le rassicurazioni che chiedevamo non arrivavano perché c'erano altre logiche. A Marco Galiano dico umanamente di non cedere, perché per il vero rinnovamento servono scelte di coraggio per il bene di tutti i cittadini».

La domenica di Piazza della Repubblica lascia in dote a Trani una competizione elettorale totalmente sparigliata. Da una parte la coalizione Galiano, che Ferrante definisce "matura e solida" nonostante le defezioni; dall'altra Vito Branà, che ha deciso di trasformare il Movimento 5 Stelle in una "zona franca" per i cittadini liberi, non dimenticando il centrodestra di Angelo Guarriello, il centrismo civico di Giacomo Marinaro e la proposta di civismo puto di Angela Mercorio. Se, come dice Branà, "guardandosi negli occhi la testa non la puoi abbassare", la sfida del 24 e 25 maggio sarà proprio questa: capire se Trani sceglierà la rassicurante (ma discussa) stabilità del "campo largo" o altro oppure l'incerto, ma appassionato, sentiero della coerenza solitaria. La corsa è ufficialmente iniziata.
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