Comunità ebraica di Trani
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Religioni

Lech Lechà, solo un punto di partenza

Riflessioni al termine della settimana della cultura ebraica. «Cominciare a pensare a un'edizione ancora più ricca»

Si è conclusa a Trani, da dove era cominciata, la Lech Lechà, la settimana di arte, cultura e letteratura ebraica promossa dal 2 al 8 settembre dal Comune di Trani e dalla comunità ebraica di Napoli (nella cui giurisdizione rientra quella tranese), con il patrocinio di istituzioni ebraiche nazionali e delle amministrazioni di tutte quante le città partecipanti. Dieci sono state le città pugliesi che hanno ospitato sette giorni di conferenze, presentazioni di libri, seminari, proiezioni cinematografiche e molto altro per riappropriarsi del rapporto con una cultura che condivide tanta parte della nostra storia e anche del nostro presente. Una cultura che qui al Sud ha lasciato tracce visibili del proprio antico passaggio e che, con discrezione vive la contemporaneità assistendo ad una progressiva crescita di interesse verso i suoi usi e costumi da parte di quanti vogliono conoscere per comprendere e quindi vincere i luoghi comuni.

Seguendo idealmente lo sviluppo di una settimana ebraica, con i suoi ritmi e i suoi riti, Lech Lechà ha avuto la sua chiusura ottimale con l'atmosfera dello Shabbat, la ricorrenza che impone la cessazione delle principali attività quotidiane quale condizione per immergersi nello spirito, fra momenti di preghiera, riflessione e anche sano divertimento tipico di un popolo che come pochi sa esercitare l'ironia e l'autoironia.

Di grande impatto la notte dell'ebraismo tranese, in occasione della quale sono stati riportati in vita luoghi di forte richiamo ebraico, ricreate atmosfere di un ebraismo mai scomparso dal retaggio di una città che per una notte ha voluto celebrarne il rinascimento in Puglia. Particolarmente intenso è stato per l'occasione l'afflusso di pubblico nella splendida cittadina adriatica, che proprio nei giorni scorsi ha riconfermato la concessione alla comunità ebraica dell'antica Sinagoga Scolanova, rientrata in funzione nel 2005 dopo mezzo millennio di silenzio.

Mentre si comincia pensare all'edizione 2013 di Lech Lechà, Trani si prepara a moltiplicare le occasioni di rinascita della sua anima ebraica accogliendo con entusiasmo, tramite i propri amministratori, la proposta del rabbino Bahbout di creare in città un Eruv, ossia di circoscrivere ritualmente un perimetro urbano in cui gli ebrei potranno vivere lo Shabbat con le stesse prerogative rituali valevoli per lo spazio domestico, così come l'idea di creare a Trani un centro studi sull'ebraismo aperto a chiunque voglia avvicinarsi ad una conoscenza sempre più approfondita di questa cultura. Si tratta di scelte tutte finalizzate a riportare Trani a quella che fu il suo antico status di capitale dell'ebraismo meridionale, oltre che a potenziare le risorse di turismo culturale che il territorio è in grado di offrire.

Il direttore artistico di Lech Lechà, Francesco Lotoro, musicista nonché autore della monumentale enciclopedia ZK Musik dedicata a tutta la musica prodotta nei campi di concentramento fra il 1933 e il 1945, si è detto «estremamente soddisfatto» dei risultati di pubblico e critica che la manifestazione ha riportato in questi sette giorni di full immersion nella cultura ebraica. «E' una premessa importante - dice - per poter cominciare a pensare a un'edizione ancora più ricca e articolata che speriamo di poter mettere in cantiere con l'indispensabile supporto della amministrazione di Trani e della comunità ebraica, i cui rappresentanti ringrazio pubblicamente per la loro preziosa collaborazione. Lech Lechà ovviamente non esaurisce l'approfondimento di quelli che sono i molteplici aspetti di una cultura millenaria e complessa come quella ebraica, ma vuole essere un importante input per quanti ancora poco conoscono di essa, uno strumento utile per iniziare a vincere luoghi comuni e pregiudizi, e soprattutto un mezzo per riappropriarsi dell'importantissimo segmento di una storia che è anche la nostra storia».
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