Discarica Amiu Trani Aerea 3
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Territorio

Legambiente, nel caso discarica «Il rimedio potrebbe essere peggio del male»

Il circolo tranese analizza nei particolari la situazione ambientale tranese attuale

Il caso discarica e il disastro ambientale annesso sono tra le spade di Damocle più pericolose pendenti sulla testa dei tranesi. Il circolo tranese di Legambiente analizza la situazione con un lungo documento arrivato stamattina agli organi di stampa locali. «La revoca dell'Aia - esordisce il circolo cittadino - per la discarica di Trani conferma un processo apparentemente irreversibile di compromissione di un intero territorio in tutti i suoi elementi dove, alla mancata adozione di misure per l'immediata messa in sicurezza, ora conseguirà l'autorizzazione "provvisoria" a bruciare biogas, con l'intento di diminuire l'inquinamento presente nelle falde acquifere e nel suolo e con il rischio di immissioni anche nell'aria. Nella ricerca ed applicazione di quelle che dovrebbero essere le Best Available Techiniques (Migliore tecnica disponibile) il cui acronimo in inglese è bat, sarà appunto la Provincia Bat, quale attuale autorità competente al rilascio di provvedimenti settoriali, ad autorizzare l'utilizzo della così detta "torcia" per bruciare biogas in atmosfera restituendo nell'aria una "quota" dei rifiuti conferiti in discarica, mentre normalmente la torcia dovrebbe porsi quale stadio finale e sistema di combustione di emergenza in un processo di recupero e captazione di biogas evidentemente non presente nella discarica di Trani».

«Il rimedio potrebbe essere peggio del male con la possibile formazione di alcuni derivati critici quali il monossido di carbonio di acido cloridrico, acido fluoridrico anidride solforosa o ossidi di azoto immessi in atmosfera in danno questa volta dell'intera Provincia e non delle sole falde acquifere di Trani , e rispetto alle quali si attende ancora di conoscere il reale stato di inquinamento e le ragioni scientifiche di un ordinanza di divieto di captazione di 500 metri e non oltre dalla discarica. L'assurdità di una revoca, legittima e doverosa per la discarica di Trani, va individuata nella circostanza che l'Aia nell'intento del legislatore dovrebbe essere piuttosto una procedura preliminare, volta ad accertare che nel caso specifico una discarica, della quale si chiede l'autorizzazione, disponga "a priori" di tutti i requisiti essenziali e di messa in sicurezza anche in situazioni di criticità, di modo che la stessa Aia, piuttosto che essere successivamente revocata, dovrebbe essere concessa all'esito di una ponderata e completa valutazione e soprattutto di tutte le possibili criticità in ossequio non solo al principio di prevenzione ma anche di precauzione, in virtù del quale se vi è un rischio di inquinamento semplicemente una attività non può aver luogo».

«Il territorio di Trani - continua Legambiente - rivela poi una concentrazione nelle richieste di autorizzazioni per discariche, probabilmente individuata nella presenza di cave in disuso, non ricolmate come da prescrizione, e che configurano l'enorme vantaggio di utilizzare una cavità già presente cui semplicemente destinare rifiuti di ogni sorta, laddove invece la presenza di cave, piuttosto che incentivo alla proliferazione di discariche, andrebbe valutata quale indice di un maggior rischio per l'ambiente, per le fratture e le caratteristiche del suolo già compromesso dallo sfruttamento ad opera dell'uomo, con la necessità da sempre ribadita da Legambiente di un concreto monitoraggio sulla legalità ed utilizzo di tutte le cave presenti nel territorio».

«Se la concessione dell'Aia presuppone ed impone il ricorso alle migliori tecniche maggiormente efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell'ambiente nel suo complesso, appare poi paradossale apprendere "improvvisamente" come una pluridecennale azienda municipalizzata che ha fatto dello smaltimento dei rifiuti il suo "core business" non sia in grado di porre in essere le immediate misure di sicurezza ed emergenza volte al contenimento dell'inquinamento di cui è responsabile. Pur in presenza di una severa normativa a tutela dell'ambiente, la stessa non solo non sembra trovare concreta attuazione ma probabilmente pecca anche di una attenta valutazione in sede preventiva e di rilascio delle autorizzazioni, con la magistratura che naturalmente non può che intervenire a delitto ormai commesso».

«La Direttiva 1999/31/CE e il decreto legislativo 36/2003 impongono che una discarica può essere autorizzata solo se le caratteristiche del luogo, o le misure correttive da adottare, garantiscano che la discarica non costituisca un grave rischio ecologico, mentre a Trani siamo a confrontarci con un ipotesi di reato per disastro ambientale e che vedrà Legambiente Puglia e Legambiente Trani presenti in aula a costituirsi parte civile contro qualunque responsabile a tutela degli interessi diffusi di un territorio da decenni condannato ad essere ricettore di rifiuti senza mai realmente percorrere strade realmente alternative a tutela di ambiente e salute. Se proclami di pronta risoluzione già da più parti provengono, Legambiente piuttosto evidenzia che se il disastro ambientale verrà confermato e ne deriverà per molti anni una forzata convivenza con il problema dell'inquinamento causato dalla discarica e probabilmente destinato a diffondersi, visto che ci si accinge a bruciare biogas nell'aria onde diminuire la penetrazione di inquinamento in falda».

«Se l'incremento della raccolta differenziata - conclude il documento - si pone quale alternativa obbligata alle discariche a Trani, la Legambiente dal 27 aprile 2015 si ritroverà insieme ai cittadini a dover percorrere non la strada più opportuna (le Best Available Techiniques) ovvero la raccolta porta a porta, ma piuttosto la imposizione di una raccolta differenziata con le modalità del conferimento stradale e il tutto senza che manifesti, deplians, incontri siano stati programmati per informare la cittadinanza che dovrà adeguarsi alle indicazioni di raccolta ed alle conseguenti sanzioni per l'inosservanza delle stesse. Ancora una volta con spirito volontario la Legambiente, ferma sostenitrice di una effettiva raccolta differenziata, supplendo alle lacune dell'amministrazione e nel timore che la disinformazione o l'improvvisazione possano decretare il fallimento dell'iniziativa, si renderà disponibile alla cittadinanza per incontri ed eventuali bacchetti in piazza».
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