
Eventi e cultura
Luna di Sabbia ricorda Pier Paolo Pasolini
Nel quarantennale della sua morte, questa sera in scena il recital di Ninni Vernola
Trani - giovedì 14 maggio 2015
11.28
La libreria Luna di sabbia ricorda il poeta delle Ceneri, Pier Paolo Pasolini, nel quarantennale della morte con un recital dell'attore Ninnì Vernola dal titolo "Pasolini, prossimo nostro", in programma questa sera a partire dalle 19.30. Introdurrà l'incontro il professore di Letteratura Italiana Vito Santoro.
"Pasolini, prossimo nostro" è un lavoro incentrato sugli scritti luterani e corsari del Poeta delle Ceneri, come ad esempio la celebre Abiura dalla «Trilogia della vita» del giugno 1975, quelli in cui Pasolini sottolineava come con l'accamparsi assoluto e totalitario dell'universo moderno del presente erano andati scomparendo, oltre alla sacralità del passato, anche il corpo («l'ultimo luogo in cui abitava la realtà») e quella poesia, che dava voce e vita al corpo stesso.
Così nel momento in cui l'esito colonizzatore del nuovo potere consumistico sembrava consistere ormai, biopoliticamente, nella «presa della morte sulla vita», e sembrava dare luogo ad una neo-borghesia come «forma razziale» dell'umanità intera, egli allora metteva in scena l'aspirazione a movimenti leggeri, straniati, 'mozartiani': metafora dell'illusione, angosciosamente livida e prometeica, di trasformare la morte in vita artificiale.
"Pasolini, prossimo nostro" è un lavoro incentrato sugli scritti luterani e corsari del Poeta delle Ceneri, come ad esempio la celebre Abiura dalla «Trilogia della vita» del giugno 1975, quelli in cui Pasolini sottolineava come con l'accamparsi assoluto e totalitario dell'universo moderno del presente erano andati scomparendo, oltre alla sacralità del passato, anche il corpo («l'ultimo luogo in cui abitava la realtà») e quella poesia, che dava voce e vita al corpo stesso.
Così nel momento in cui l'esito colonizzatore del nuovo potere consumistico sembrava consistere ormai, biopoliticamente, nella «presa della morte sulla vita», e sembrava dare luogo ad una neo-borghesia come «forma razziale» dell'umanità intera, egli allora metteva in scena l'aspirazione a movimenti leggeri, straniati, 'mozartiani': metafora dell'illusione, angosciosamente livida e prometeica, di trasformare la morte in vita artificiale.
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