Scuola e Lavoro

Rendere Trani una vera città turistica. La proposta di Confesercenti.

Una politica degli orari concertata, che coinvolga uffici istituzionali, postali, scuole e banche

"Una tesi dogmatica basata su una indagine di parte e poco attendibile, così commenta Mario Landrisicna, segretario provinciale di ConfesercentiBat (componente consiglio amministrazione dell'agenzia Puglia Imperiale turismo), le dichiarazioni rilasciate da Confcommercio sulle aperture domenicali. "Ci sono altrettanti sondaggi che potrebbero facilmente dimostrare il contrario, sondaggi che tengono conto del sistema economico territoriale e non di una piccola porzione di esso. Ed è per questo che esortiamo e ci aspettiamo da Confcommercio maggiore impegno a recepire anche le istanze dei commercianti più giovani che guardano, diversamente da altri, al futuro con maggior attenzione ed entusiasmo. Ricordo che la Confcommercio, insieme alla Confesercenti di Trani e all'amministrazione dell'epoca, anni addietro, proprio sulla base del decreto Bersani, decisero di accelerare, con lungimiranza, il processo di libera scelta sugli orari di apertura e chiusura degli esercizi per andare incontro alle esigenze di una comunità che confermava sempre più la sua vocazione turistica. Si era assunta quella decisione anche per creare ulteriori presupposti di crescita economica ed occupazionale. Oggi, al contrario mi sembra che invece di crescere si vada indietro, ed è per questo che credo fortemente che Confcommercio e Confesercenti, anche ai livelli istituzionali superiori, al di là di inutili polemiche e facili strumentalizzazioni, dovrebbero farsi promotrici di una politica degli orari concertata che non passi solo attraverso gli orari degli esercizi commerciali, ma anche attraverso l'apertura di uffici istituzionali, banche, uffici postali, scuole, insomma tutto ciò che appartiene alla città e serve a produrre un progetto condiviso per divenire una vera città turistica. Sappiamo che, rispetto al disegno di legge della Regione che prevede 38 domeniche aperte, le associazioni di categoria, dei consumatori, dei sindacati lavoratori dipendenti ed i comuni limitrofi stanno discutendo organicamente ed in maniera concertata le linee future della distribuzione commerciale regionale, distanti comunque da quanto indicato, limitatamente alla Città di Trani, dalla Confcommercio. Ciò danneggerebbe doppiamente Trani ed i suoi stessi commercianti che rischiano di trovarsi, a breve termine, di fronte a decisioni che rimetterebbero in discussione le volontà espresse di fare passi indietro sulle problematiche degli orari, mentre, nel frattempo, la Città perderebbe la sua posizione di avanguardia e di leadership territoriale. Non si dimentichi che, negli ultimi anni, la possibilità di tenere aperti gli esercizi quando altri erano costretti a chiudere, ha contribuito a rintuzzare le perdite di posizione rispetto agli ipermercati del territorio. Il paradosso è che, mentre oggi si discute di Leggi sulle Aree Vaste, sui Piani strategici territoriali, sui Distretti Produttivi, sulle forme associate per internazionalizzare il commercio locale, alcuni dirigenti sindacali importanti si attardano su questioni marginali incomprensibili che contribuiscono a far rimanere la piccola distribuzione ai margini delle politiche di Sviluppo Economico. A volte ci chiediamo il perché periodicamente si ripropongono discussioni di basso respiro; a chi giova una discussione di tale portata?
Non sarebbe più costruttivo ed utile proporre ai commercianti temi più pregnanti, certamente più complessi, ma più produttivi come lo studio di mezzi per accrescere la qualità dell'offerta del servizio, di sistemi associativi e consortili utili a contrastare la grande distribuzione, di percorsi formativi necessari a far compiere un salto di qualità agli operatori ed ai dipendenti commerciali, di strategie di comunicazione e di marketing di Sistema e non isolate? Non sarebbe più costruttivo lavorare e concentrarsi su nuovi modi alternativi e creativi per aumentare gli utili, anziché pensare illusoriamente di farlo solo impedendo a colleghi di esercitare il proprio lavoro? E se così non fosse ci si può chiedere: chi impedisce di tenere chiusi i propri esercizi quando lo si voglia e secondo precise strategie commerciali di fidelizzazione? Senza dimenticare che, mentre l'obbligo di chiusura è sanzionabile, la facoltà di lasciare liberi di aprire o chiudere è molto più democratica e risponde ai principi di libera e leale concorrenza. Ed è quello che è successo per i panificatori, il cui accordo interno non va inteso e strumentalizzato per giustificare una posizione di retroguardia, ma semplicemente come un processo democratico e di confronto, interno alla categoria, che ha prodotto liberamente una scelta che non sarebbe mai avvenuto se ci fossero state imposizioni e limiti normativi. Senza dimenticare che il ricorso vinto da alcuni panificatori al TAR ha prodotto una conseguenza, ancor oggi valida, che consente, liberamente, a chiunque panificatore lo voglia, di non osservare l'accordo di categoria e di tenere aperto il proprio esercizio durante le domeniche ed i festivi.
Confesercenti BAT, alla luce dei Decreti Bersani e degli orientamenti della modernità imposti dalla globalizzazione che presto ci obbligheranno a delle scelte per noi inconsuete propone a Confcommercio di parlare unitariamente con i commercianti cui proporre di puntare sulle risorse del turismo, sullo sviluppo del commercio finalizzato al turismo, anche alla luce dei recenti dati nazionali che danno il comparto della piccola distribuzione, dopo anni di arretramento, in crescita. Segno che le indicazioni di puntare sulla specializzazione, sulle forme consortili, sulla formazione propugnate, sembrava vanamente, dalle Associazioni di categoria non erano filosofia ma lungimiranti proposte programmatiche, spesso rimaste inascoltate.
E' su proposte concrete che dovremmo confrontarci; non si può continuare a dire no a qualsiasi forma di cambiamento, ma la si deve orientare sfruttare. La piccola distribuzione, così come è organizzata, non potrà sopportare le sfide imposte dalla globalizzazione, né lo può fare isolandosi dagli altri comparti economici, con i quali deve interloquire e contrattare i giusti spazi che le competono. Per fare questo è necessario fare un salto di qualità culturale, a cominciare da chi, come i gruppi dirigenti di Associazioni di categoria come le nostre, hanno l'onore e l'onere di indicare preventivamente la strada da seguire. Strada che già alcuni operatori commerciali stanno percorrendo dimostrando che si può crescere, in dimensione ed in qualità, imparando ad utilizzare forme nuove, pur irte di difficoltà, d'esercizio imprenditoriale e ad entrare in circuiti commerciali di filiera più importanti e con grandi prospettive.
Noi abbiamo il compito ed il dovere istituzionale di crederci e di non perdere l'ennesimo treno di opportunità per un comparto che non può continuare a piangersi addosso od a ritenere che le cause della crisi della piccola impresa sono sempre addebitabili ad altri".
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