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Politica
Amministrative Trani 2026: La fiera del pallottoliere e il miracolo dei "pani e dei pesci". Scusate il disturbo | L'editoriale
Tra liste "bicicletta", cavalli spalmati e il miracolo dei buoni benzina: l’ultimo assalto al pallottoliere prima della presentazione delle liste
Trani - venerdì 17 aprile 2026
8.23
Scusate il disturbo. Anzi, scusate il rumore delle calcolatrici. Manca poco meno di una settimana al 24 aprile, data che per molti politici locali ha lo stesso valore del Giudizio Universale: la presentazione ufficiale delle liste. Sarà quel magico momento in cui, finalmente, si fermerà la "migrazione ornitologica" di chi vola da un palo all'altro e cesseranno i trasformismi da corridoio che hanno reso le cronache cittadine simili a una sceneggiatura di una soap opera di serie B.
Il gioco delle "Biciclette" e dei "Cavalli" - In questi giorni le segreterie non dormono. Il problema non è più la visione della città, ma la tenuta della gomma. In gergo le chiamano "biciclette": quando una lista non ha le gambe per correre da sola, si accoppia con un'altra sigla in analoga sofferenza per tentare di partorire (o, nei casi peggiori, abortire) un simbolo unico. Ma la vera scienza, quella che farebbe impallidire i premi Nobel per l'economia, è la gestione dei "cavalli".
Ogni candidato Sindaco sa che la partita si gioca sul bilancino. Se concentri i candidati più forti — i cosiddetti "cavalli di razza" — in un'unica lista, rischi il massacro: i primi due entrano, il terzo prende i voti ma finisce dritto in "saccoccia", a beneficio di un anonimo signor Rossi che, pur avendo preso la metà delle preferenze nella lista accanto, scatta grazie ai resti della coalizione. Ed ecco allora i Sindaci-registi impegnati nell'operazione "spalmatura": i forti vanno divisi, separati, distribuiti chirurgicamente per non sprecare nemmeno un decimale. Più che politica, sembra il mercato del fantacalcio, ma con in palio il futuro di Palazzo Palmieri.
Il miracolo delle promesse (e dei serbatoi) - E poi ci sono loro: le promesse. In pubblico tutti giurano di non promettere nulla, ma sotto sotto assistiamo a una moltiplicazione dei "pani e dei pesci" di cristiana memoria che ha del miracoloso. Ce n'è per tutti: posti di lavoro, favori, corsie preferenziali. Sono così tante che, se venissero mantenute tutte, Trani diventerebbe la Svizzera e avanzerebbe pure qualcosa per le Politiche del 2027. Ma siccome l'elettore nostrano senza promessa si sente quasi offeso, ecco che accanto alla parola data spunta spesso il supporto logistico: un caffè offerto, un aperitivo "rinforzato" o quel buono benzina che, col caro-vita che corre, fa sempre comodo e non sporca le mani (al massimo le profuma di gasolio).
L'invito agli elettori: uscite dal letargo del "tanto sono uguali" - Ma qui bisogna fermarsi. Perché se il gioco dei candidati è scientifico, quello degli elettori rischia di essere pigro. C'è chi voterà "perché lo conosco", come se la parentela o l'amicizia fossero titoli di studio amministrativi. E c'è chi, peggio ancora, sprofonderà nel nichilismo del "tanto uno vale l'altro, sono tutti uguali".
Cari concittadini, non è così. Recuperare il senso civico significa capire che quel voto non è un favore all'amico, ma una delega in bianco sul futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti. Decidere chi siederà in Consiglio significa decidere se Trani deve continuare a essere un banchetto per pochi o una città per tutti. Votare "perché è un bravo ragazzo" è l'errore più vecchio del mondo: per amministrare serve competenza, non solo un buon carattere.
In definitiva, questa vigilia elettorale somiglia terribilmente a una partita di poker in un bar di periferia: i giocatori barano sulle carte, si scambiano segnali sotto il tavolo e contano le fiches con la bava alla bocca, mentre fuori dalla finestra la città aspetta che qualcuno si alzi per andare finalmente a riparare l'illuminazione stradale. Il rischio è che, dopo tanto bluffare, a vincere sia sempre lo stesso banco, lasciando ai tranesi solo il compito di pulire i posaceneri e pagare il conto delle bevute altrui. Scusate il disturbo.
Il gioco delle "Biciclette" e dei "Cavalli" - In questi giorni le segreterie non dormono. Il problema non è più la visione della città, ma la tenuta della gomma. In gergo le chiamano "biciclette": quando una lista non ha le gambe per correre da sola, si accoppia con un'altra sigla in analoga sofferenza per tentare di partorire (o, nei casi peggiori, abortire) un simbolo unico. Ma la vera scienza, quella che farebbe impallidire i premi Nobel per l'economia, è la gestione dei "cavalli".
Ogni candidato Sindaco sa che la partita si gioca sul bilancino. Se concentri i candidati più forti — i cosiddetti "cavalli di razza" — in un'unica lista, rischi il massacro: i primi due entrano, il terzo prende i voti ma finisce dritto in "saccoccia", a beneficio di un anonimo signor Rossi che, pur avendo preso la metà delle preferenze nella lista accanto, scatta grazie ai resti della coalizione. Ed ecco allora i Sindaci-registi impegnati nell'operazione "spalmatura": i forti vanno divisi, separati, distribuiti chirurgicamente per non sprecare nemmeno un decimale. Più che politica, sembra il mercato del fantacalcio, ma con in palio il futuro di Palazzo Palmieri.
Il miracolo delle promesse (e dei serbatoi) - E poi ci sono loro: le promesse. In pubblico tutti giurano di non promettere nulla, ma sotto sotto assistiamo a una moltiplicazione dei "pani e dei pesci" di cristiana memoria che ha del miracoloso. Ce n'è per tutti: posti di lavoro, favori, corsie preferenziali. Sono così tante che, se venissero mantenute tutte, Trani diventerebbe la Svizzera e avanzerebbe pure qualcosa per le Politiche del 2027. Ma siccome l'elettore nostrano senza promessa si sente quasi offeso, ecco che accanto alla parola data spunta spesso il supporto logistico: un caffè offerto, un aperitivo "rinforzato" o quel buono benzina che, col caro-vita che corre, fa sempre comodo e non sporca le mani (al massimo le profuma di gasolio).
L'invito agli elettori: uscite dal letargo del "tanto sono uguali" - Ma qui bisogna fermarsi. Perché se il gioco dei candidati è scientifico, quello degli elettori rischia di essere pigro. C'è chi voterà "perché lo conosco", come se la parentela o l'amicizia fossero titoli di studio amministrativi. E c'è chi, peggio ancora, sprofonderà nel nichilismo del "tanto uno vale l'altro, sono tutti uguali".
Cari concittadini, non è così. Recuperare il senso civico significa capire che quel voto non è un favore all'amico, ma una delega in bianco sul futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti. Decidere chi siederà in Consiglio significa decidere se Trani deve continuare a essere un banchetto per pochi o una città per tutti. Votare "perché è un bravo ragazzo" è l'errore più vecchio del mondo: per amministrare serve competenza, non solo un buon carattere.
In definitiva, questa vigilia elettorale somiglia terribilmente a una partita di poker in un bar di periferia: i giocatori barano sulle carte, si scambiano segnali sotto il tavolo e contano le fiches con la bava alla bocca, mentre fuori dalla finestra la città aspetta che qualcuno si alzi per andare finalmente a riparare l'illuminazione stradale. Il rischio è che, dopo tanto bluffare, a vincere sia sempre lo stesso banco, lasciando ai tranesi solo il compito di pulire i posaceneri e pagare il conto delle bevute altrui. Scusate il disturbo.

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