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Politica

Rosa Uva: “L’inclusione non è negoziabile, a Trani no alle graduatorie della disabilità"

L’intervento dell' ex assessore ai Servizi Sociali della Città di Trani

Leggo sulla stampa locale dell'intervista rilasciata da Vito Branà, Capogruppo in Consiglio Comunale del Movimento 5Stelle, mi permetto di integrarla per chiarire meglio alcuni aspetti in merito alla vicenda degli 80 alunni "sospesi" dal servizio di Assistenza Specialistica Scolastica, una questione dove sono più volte intervenuta ed alla cui soluzione è necessario si arrivi, lo scrivo da mamma, da docente e da ex assessore ai Servizi Sociali di questa Città, prima dell'inizio dell'anno scolastico. È doveroso ed urgente riportare il dibattito sui principi culturali, educativi e di inclusione, non sulle scelte tecniche o sulle logiche di bilancio.

La politica non è solo "fare scelte", ma scegliere in base a una visione. La mia visione è quella delle famiglie interessate ed è ben chiara: inclusione e condivisione non possono essere negoziabili, sono un preciso impegno dal punto di vista amministrativo e rappresentano un chiaro approccio culturale ed educativo su cui Trani deve investire con determinazione.

Per chiarezza ricordo che nell'anno scolastico 2024/2025 il servizio di Assistenza Specialistica Scolastica è stato garantito solo ai bambini con "grave gravità", ma nessun bambino senza disabilità e con Bisogni Educativi Speciali (BES) ha ricevuto supporto ed assistenza durante l'anno scolastico appena trascorso. Ricordo a tutti e specialmente a me stessa che in quest'anno scolastico i bambini con "media gravità" non hanno ricevuto il servizio di Assistenza Specialistica Scolastica che favorisce l'autonomia e la comunicazione.

Non si può ridurre la sfida educativa inclusiva a un confronto tecnicistico che crea gerarchie della fragilità. Questa logica relega ai margini il discorso più ampio sulla missione culturale della scuola, che è quella di includere "tutti i bambini", specialmente i più vulnerabili, un obbiettivo che l'Amministrazione si deve impegnare a raggiungere perché "tutti i bambini" non si traduca in "alcuni bambini".

Apprendo che è stata redatta una graduatoria della disabilità "più ore a chi ha più bisogno" per cui verranno assegnate da un minimo di due ore ad un massimo di otto ore a chi ha più bisogno, ricordo a tutti che i bambini in questione sono tutti bambini certificati con grave disabilità.

L'idea di "spostare più ore verso un bambino che ha una disabilità più grave" a discapito di un altro, pur partendo da un'apparente intenzione di "giustizia sociale", tradisce il principio stesso di inclusione, che non lascia indietro nessuno. Questa logica tecnicista si manifesta nella creazione di una "graduatoria della disabilità" tra bambini che sono tutti certificati come gravi, una scelta che ritengo discutibile sul piano etico. Sorgono spontanee delle domande:
  1. Chi ha la competenza per redigere una graduatoria tra bambini che sono stati tutti certificati come "gravi" sia dalla ASL che dall'INPS? Su quali basi un politico o un amministrativo può decidere che un bambino grave "ha più bisogno" di un altro altrettanto grave?
  2. Il Piano Educativo Individualizzato (PEI) verrà rispettato? Per ogni alunno esiste un PEI, un documento co-progettato da "Scuola, Famiglia e ASL", che stabilisce il fabbisogno orario. Verrà rispettato questo fabbisogno? Questa graduatoria intende forse scavalcare le decisioni tecniche e collegiali già formalizzate?
  3. Come si giustifica la riduzione oraria? Com'è possibile che bambini che l'anno precedente ricevevano tre ore, oggi, con la stessa certificazione, rischino di vedersele ridotte a due?
La giustificazione della mancanza di fondi non regge: alla base di queste scelte la motivazione addotta è che non ci sono soldi. Da mamma, insegnante e politico affermo a gran voce che è la "politica che orienta e destina le risorse"; quando sono stata assessore ai servizi sociali non avevamo soldi, ma mai abbiamo pensato di ridurre le ore ai bambini diversamente abili, abbiamo cercato di dare risposte intercettando i vari bisogni e ricordo a tutti che abbiamo esteso il servizio anche alla "Scuola dell'Infanzia" in maniera sperimentale. Ritengo che nell'ottica della programmazione e dell'assegnazione delle risorse si debba intervenire tenendo conto del fabbisogno reale: non vi è stata programmazione delle politiche sociali, sarebbe stato necessario dimensionare gli importi sulla base del reale fabbisogno.

L'esclusione dal servizio di Assistenza Specialistica Scolastica degli ottanta bambini con "grave gravità", con diagnosi funzionale e verbale di Individuazione, ma che non possiedono il certificato INPS, di cui si parlerà mercoledì 10 in Comune, è determinante. Escludere ottanta bambini dal servizio significa far perdere a ciascuno di loro, anche se fosse solo uno, in quest'anno scolastico, quasi cento ore di sviluppo, apprendimento e integrazione, vanificando gli obiettivi del PEI.

Ora per sanare questa situazione è necessario da un lato una seria e immediata riprogrammazione delle risorse economiche e dall'altro è imprescindibile riportare il regolamento in Consiglio Comunale: su questo conto per annullare questa logica discriminatoria e ripristinare il diritto all'inclusione per tutti i bambini. L'inclusione non è una spesa da tagliare e l'Amministrazione lo sa bene, come sa bene che dovrebbe dosare meglio gli interventi finanziari a supporto delle fragilità, tenendo conto dei bisogni rappresentati delle famiglie: va instaurato da subito un dialogo costruttivo, nelle sedi opportune, per migliorare il Regolamento e superarne gli "ostacoli non inclusivi". Il mio intervento è finalizzato ad invitare l'Amministrazione a compiere una scelta politica e valoriale chiara: quella di ridare ai bambini, a tutti i bambini quello di cui hanno bisogno.

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