
Politica
«Sanità, per Trani raggiunto il migliore accordo possibile»
Riflessioni a mente fredda di Mimmo Santorsola (Sel). «I cittadini devono riacquistare fiducia nelle strutture sanitarie»
Trani - lunedì 11 marzo 2013
17.10
Si può essere soddisfatti dell'accordo raggiunto in Regione per il futuro dell'ospedale di Trani? Mimmo Santorsola, consigliere comunale di Sinistra e Libertà, ci ha pensato un po' anche perché spiazzato dai pareri differenti esternati da Riserbato e Ventola, rispettivamente sindaco di Trani e presidente della Bat. Alla fine, l'esponente di Sel, è tornato alle sue conclusioni iniziali: «Quello che è stato raggiunto – dice - è, per l'ospedale di Trani, il migliore accordo possibile nel contesto politico ed economico che stiamo attraversando: la struttura ospedale rimane funzionante in alcuni reparti quali la medicina e la gastroenterologia, il pronto soccorso dovrebbe essere riabilitato e potenziato di uomini e mezzi, i cittadini tranesi potranno fruire di numerosi servizi e, per quanto in scala ridotta, l'attività chirurgica potrà riprendere seppure in forma di day surgery; la possibilità di un day service organizzato potrà ridurre le difficoltà per i pazienti a completare un iter diagnostico e la casa del parto potrà far nascere ancora tranesi doc».
Per Santorsola, dal partorimento del piano di riordino ad oggi, si è solo perso un anno: «Il piano – dice - era sotto gli occhi di tutti e tutti l'avevano snobbato. Oggi, invece, ognuno lo interpretava a modo suo e se ne faceva artefice. Nella logica tutta tranese del no a tutti i costi pur di andare contro quelli dell'altra parte abbiamo solo perso un anno». Il consigliere esplicita il suo pensiero: «Nei primi mesi del 2012 avevo proposto a tutte le forze politiche della città di prendere atto che la Regione aveva la necessità di riorganizzare la sanità pugliese riducendo il numero degli ospedali, concentrando i reparti in poli di eccellenza ed attribuendo ad ogni ospedale una propria vocazione (l'emergenza per Andria, l'oncologia a Barletta, la medicina territoriale e del post-acuzie riservata a Trani) e che nel braccio di ferro tra le forze politiche quello di Trani poteva essere considerato la Cenerentola degli ospedali. La colpa certo non si può attribuire completamente alla attuale amministrazione cittadina ma, per onestà mentale, non può e non deve nemmeno essere ribaltata sulla amministrazione Vendola che si è trovata a gestire lo sfascio della sanità pugliese. La colpa sta nel fatto che in molti anni di cattiva politica l'ospedale è stato sempre e solo un'arma da rispolverare in occasione delle campagne elettorali per agitare ad arte gli animi degli onesti cittadini e carpirne il consenso elettorale. Ne abbiamo avuto la prova nella campagna per l'elezione della nostra amministrazione comunale e poi nelle primarie del centrosinistra e, per finire, nelle elezioni politiche appena consumate».
«Nel silenzio della politica e nell'accondiscendenza delle amministrazioni delle Asl – prosegue l'esponente di Sinistra e Libertà - il nostro ospedale ha subito negli anni una serie di ferite profonde e da fiore all'occhiello del nord barese è diventato, oggi, un piccolo ospedale in continuo affanno per la carenza di personale, per la inadeguatezza delle apparecchiature diagnostiche e per la insufficiente manutenzione degli ambienti. Le brillanti professionalità presenti, nonostante un atteggiamento quasi di devozione nei confronti della struttura e dei pazienti, sono diventate ogni giorno più demotivate e, qualcuna, ha anche cercato una migliore realizzazione in altre sedi.La colpa sta anche nel fatto di aver sprecato un anno per rendersi conto della inevitabilità del cambiamento e della necessità di contrattare con le istituzioni il futuro della sanità sul territorio tranese. È ovvio che vorrei riavere il mio ospedale, semmai più grande, più ricco e più bello ma in queste condizioni sarebbe colpevole perseverare in un atteggiamento di sterile vittimismo; credo sia giunto il momento di smettere di guardare con invidia e malanimo le città vicine che hanno saputo coltivare le loro realtà, rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare per riacquistare la stima e la fiducia dei cittadini nelle strutture sanitarie».
Per Santorsola, dal partorimento del piano di riordino ad oggi, si è solo perso un anno: «Il piano – dice - era sotto gli occhi di tutti e tutti l'avevano snobbato. Oggi, invece, ognuno lo interpretava a modo suo e se ne faceva artefice. Nella logica tutta tranese del no a tutti i costi pur di andare contro quelli dell'altra parte abbiamo solo perso un anno». Il consigliere esplicita il suo pensiero: «Nei primi mesi del 2012 avevo proposto a tutte le forze politiche della città di prendere atto che la Regione aveva la necessità di riorganizzare la sanità pugliese riducendo il numero degli ospedali, concentrando i reparti in poli di eccellenza ed attribuendo ad ogni ospedale una propria vocazione (l'emergenza per Andria, l'oncologia a Barletta, la medicina territoriale e del post-acuzie riservata a Trani) e che nel braccio di ferro tra le forze politiche quello di Trani poteva essere considerato la Cenerentola degli ospedali. La colpa certo non si può attribuire completamente alla attuale amministrazione cittadina ma, per onestà mentale, non può e non deve nemmeno essere ribaltata sulla amministrazione Vendola che si è trovata a gestire lo sfascio della sanità pugliese. La colpa sta nel fatto che in molti anni di cattiva politica l'ospedale è stato sempre e solo un'arma da rispolverare in occasione delle campagne elettorali per agitare ad arte gli animi degli onesti cittadini e carpirne il consenso elettorale. Ne abbiamo avuto la prova nella campagna per l'elezione della nostra amministrazione comunale e poi nelle primarie del centrosinistra e, per finire, nelle elezioni politiche appena consumate».
«Nel silenzio della politica e nell'accondiscendenza delle amministrazioni delle Asl – prosegue l'esponente di Sinistra e Libertà - il nostro ospedale ha subito negli anni una serie di ferite profonde e da fiore all'occhiello del nord barese è diventato, oggi, un piccolo ospedale in continuo affanno per la carenza di personale, per la inadeguatezza delle apparecchiature diagnostiche e per la insufficiente manutenzione degli ambienti. Le brillanti professionalità presenti, nonostante un atteggiamento quasi di devozione nei confronti della struttura e dei pazienti, sono diventate ogni giorno più demotivate e, qualcuna, ha anche cercato una migliore realizzazione in altre sedi.La colpa sta anche nel fatto di aver sprecato un anno per rendersi conto della inevitabilità del cambiamento e della necessità di contrattare con le istituzioni il futuro della sanità sul territorio tranese. È ovvio che vorrei riavere il mio ospedale, semmai più grande, più ricco e più bello ma in queste condizioni sarebbe colpevole perseverare in un atteggiamento di sterile vittimismo; credo sia giunto il momento di smettere di guardare con invidia e malanimo le città vicine che hanno saputo coltivare le loro realtà, rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare per riacquistare la stima e la fiducia dei cittadini nelle strutture sanitarie».
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