
Politica
Trani, l'azzardo di Bottaro: si sacrifica la competenza sull'altare della Realpolitik
Il rimpasto della "porta girevole": fuori Luca Lignola e Cecilia Di Lernia, dentro i nuovi alleati per la volata finale verso le elezioni
Trani - domenica 1 febbraio 2026
18.01
Trani, la scacchiera del potere. Il rimpasto di Bottaro tra sacrifici eccellenti, fuoco amico e la corsa affollata verso Palazzo Palmieri.
La politica tranese ha smesso da tempo di attendere eventi: oggi è nel pieno di una fase convulsa, densa di manovre, tensioni e calcoli. Il rimpasto di Giunta annunciato dal Sindaco Amedeo Bottaro non rappresenta un semplice "tagliando" di metà percorso amministrativo, ma una vera e propria operazione tattica, pensata per blindare il centrosinistra in vista dell'appuntamento elettorale della prossima primavera.
La logica che guida il rimpasto è duplice: da un lato il riequilibrio dei pesi interni alla maggioranza, dall'altro la necessità di ottenere una sorta di "benedizione regionale" attraverso nuovi ingressi funzionali a stabilizzare la coalizione. Lo stesso Bottaro, in una recente intervista, ha ammesso che le scelte sono state "condivise su un tavolo regionale", confermando come il centrosinistra tranese voglia presentarsi compatto, difendendo la continuità amministrativa e, soprattutto, evitando una sconfitta che il governatore Decaro – o chi per lui – considererebbe inaccettabile. Perdere Trani, città capoluogo di provincia, farebbe troppo rumore. In questa partita il Sindaco si gioca molto del suo futuro politico. Da undici anni è il vero deus ex machina della politica locale e non lo nasconde: "Con me a Palazzo Palmieri il centrosinistra a Trani non ha mai perso una tornata elettorale". L'obiettivo è chiaro: replicare a Trani il modello del cosiddetto "campo largo" regionale e, al tempo stesso, gestire con attenzione il delicato tema della successione del "dopo Bottaro".
Su questo punto il Sindaco è stato altrettanto esplicito: non conta che il candidato del centrosinistra sia interno o esterno, purché sia unitivo. Una dichiarazione che gli consente di non dover forzatamente convergere sui due nomi oggi più accreditati: Fabrizio Ferrante, convinto che il suo momento sia finalmente arrivato, e Giacomo Marinaro, attuale Presidente del Consiglio comunale, che dalla posizione più alta di Palazzo Palmieri ha tessuto relazioni trasversali in tutto l'arco consiliare e oggi le sta capitalizzando politicamente. Marinaro chiede a gran voce le primarie nel Partito Democratico, ma il PD, almeno per ora, "non ci sente", timoroso di ripetere lo scenario del 2010: le primarie furono vinte da Ferrante, la scelta finale del partito ricadde su Ugo Operamolla che non partecipò alle primarie stesse con il centrosinistra diviso consegnò, seppur di poco, la vittoria a Gigi Riserbato su un piatto d'argento. Al contrario, va ricordato per cronaca, che nel 2015 furono fatte le primarie PD fra Ferrante , Briguglio e Bottaro con un patto ben preciso che chi vinceva sarebbe stato il candidato Sindaco in pectore e chi perdeva l'avrebbe sostenuto candidandosi invece da consigliere comunale: vinse Bottaro che poi ha fatto il Sindaco per due mandati.
Ritornando sul fronte del rimpasto vero e proprio, Palazzo Palmieri in queste settimane assomiglia più a una porta girevole di un grande albergo che a una sede istituzionale. I nomi si rincorrono, tra assessori forse revocati altri dimissionari, con rientri e nuove uscite assessorili scritte e cancellate in liste che ricordano più prescrizioni mediche che organigrammi politici.
A chi lo accusa di usare il rimpasto per tenere in piedi la sua amministrazione, Bottaro risponde con fermezza: non ne ho bisogno. La sua amministrazione, dice, è ormai alle spalle e deve solo governare le ordinarie attività. L'operazione riguarda invece il fine mandato: una Giunta più politica, non costruita sullo schema del 2020 ma proiettata verso il futuro, pensata per il tavolo della coalizione che si presenterà alle elezioni di maggio. Un gesto di "generosità politica" verso una coalizione che il Sindaco vuole far vincere, replicando il modello Decaro, non la sua esperienza personale. Una Giunta che guardi al 2026, non al passato, con tre – forse quattro – nuovi assessori scelti tra chi oggi siede al tavolo della coalizione. Ed è proprio qui che si apre la riflessione più amara. A circa cento giorni dal voto, Bottaro si appresta a ridisegnare la Giunta con una manovra di pura geometria elettorale, sacrificando la competenza sull'altare degli equilibri politici: ma è davvero necessario?
Nel calcio esiste una regola non scritta: se stai vincendo o pareggiando una partita difficile, non togli i giocatori migliori al novantesimo, a meno che non siano infortunati. A Palazzo Palmieri, però, le regole dello sport cedono il passo alla spietata realpolitik. Il rimpasto imminente ha il sapore del sacrificio calcolato: un turnover che darà ai nuovi assessori una vita amministrativa brevissima, paragonabile alla data di scadenza di uno yogurt dimenticato in frigorifero. Poche settimane di operatività reale prima del silenzio elettorale e dell'ordinaria amministrazione. Chi entrerà in Giunta? Per correttezza istituzionale, non viene ancora indicato. Chi uscirà, invece, sì.
La rottura politica: l'addio a Cecilia Di Lernia
La prima vittima del "fuoco amico" è quella dell'avvocata Cecilia Di Lernia, assessora alla Polizia Locale. Non si tratta di una bocciatura sul piano amministrativo, ma del prezzo di una frattura politica insanabile. Di Lernia paga il posizionamento critico assunto dal suo riferimento politico, l'avvocato Sebastiano De Feudis, che ha ufficializzato la sua candidatura a Sindaco. Il gruppo "Con" esce dalla maggioranza e dal tavolo del centrosinistra, e l'assessora diventa la vittima sacrificale, nonostante i meriti ampiamente riconosciuti: dalla diffusione della cultura della legalità nelle scuole alla messa in sicurezza della città con il completamento del sistema di videosorveglianza.
Il sacrificio del "custode dei conti"
Ancora più sorprendente appare l'uscita del dottor Luca Lignola, assessore al Bilancio. Solo pochi giorni fa, in Consiglio Comunale, lo stesso Bottaro ne aveva tessuto le lodi. Lignola è stato per anni l'uomo di fiducia del Sindaco, il garante dei conti, colui che ha tenuto con rigore i cordoni della borsa. Eppure anche lui verrà "immolato" con un messaggio chiaro: il bilancio è in sicurezza, ora servono poltrone per i nuovi alleati, la competenza tecnica lascia spazio all'aritmetica delle liste.
Il mosaico della Giunta di fine corsa si completerà con un ulteriore ingresso che andrà a occupare la poltrona lasciata libera dal dimissionario Carlo Laurora, che "spintaneamente" lasciò gli "Affari Istituzionali" per una sfortunata avventura alle regionali, naufragata anche a causa del discusso patto tra Puglia Popolare e la Lega di Salvini. Il suo successore? Ancora qualche giorno di attesa, ma da Palazzo Palmieri filtrano voci di un "cavallo di ritorno", non lontano proprio da Puglia Popolare, rientrata nell'area del centrosinistra come se nulla fosse: abbiamo scherzato.
L'analisi finale: perché togliere i fuoriclasse al 90°?
La domanda resta sospesa nell'aria: è davvero necessario? Perché sostituire, nei minuti di recupero, consigliatura a termine, due figure come Cecilia Di Lernia e Luca Lignola, professionisti che da oltre dieci anni servono la città con competenza, discrezione e dedizione? Di Lernia ha gestito un settore delicatissimo come la Polizia Locale; Lignola ha garantito stabilità finanziaria. Togliere entrambi ora appare a molti un azzardo amministrativo giustificabile solo dalla fame di consenso, visibilità politica e questo "a molti non piace". I nuovi assessori, per quanto animati da buone intenzioni, non avranno il tempo materiale per incidere davvero: saranno figure di rappresentanza, bandierine piantate sullo scacchiere del potere per dire "noi ci siamo", una vittoria di Pirro della tattica sulla strategia, del posizionamento sulla gestione.
Amedeo Bottaro ha fatto una scelta legittima, forse necessaria per tenere insieme la coalizione, di cui si prenderà i meriti ed i demeriti in funzione dell'esito delle prossime elezioni amministrative di maggio, ma che lascia tuttavia un retrogusto amaro: la sensazione che anche i migliori amministratori siano, alla fine, pedine sacrificabili. Ai due assessori uscenti viene spontaneo dedicare, con malinconia, le parole di "Pietre" di Antoine: "Se lavori, ti tirano le pietre. Non fai niente e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai…". Ai nuovi che arriveranno a Palazzo Palmieri, invece, un in bocca al lupo veloce. Velocissimo. Proprio come la scadenza di quello yogurt.
La politica tranese ha smesso da tempo di attendere eventi: oggi è nel pieno di una fase convulsa, densa di manovre, tensioni e calcoli. Il rimpasto di Giunta annunciato dal Sindaco Amedeo Bottaro non rappresenta un semplice "tagliando" di metà percorso amministrativo, ma una vera e propria operazione tattica, pensata per blindare il centrosinistra in vista dell'appuntamento elettorale della prossima primavera.
La logica che guida il rimpasto è duplice: da un lato il riequilibrio dei pesi interni alla maggioranza, dall'altro la necessità di ottenere una sorta di "benedizione regionale" attraverso nuovi ingressi funzionali a stabilizzare la coalizione. Lo stesso Bottaro, in una recente intervista, ha ammesso che le scelte sono state "condivise su un tavolo regionale", confermando come il centrosinistra tranese voglia presentarsi compatto, difendendo la continuità amministrativa e, soprattutto, evitando una sconfitta che il governatore Decaro – o chi per lui – considererebbe inaccettabile. Perdere Trani, città capoluogo di provincia, farebbe troppo rumore. In questa partita il Sindaco si gioca molto del suo futuro politico. Da undici anni è il vero deus ex machina della politica locale e non lo nasconde: "Con me a Palazzo Palmieri il centrosinistra a Trani non ha mai perso una tornata elettorale". L'obiettivo è chiaro: replicare a Trani il modello del cosiddetto "campo largo" regionale e, al tempo stesso, gestire con attenzione il delicato tema della successione del "dopo Bottaro".
Su questo punto il Sindaco è stato altrettanto esplicito: non conta che il candidato del centrosinistra sia interno o esterno, purché sia unitivo. Una dichiarazione che gli consente di non dover forzatamente convergere sui due nomi oggi più accreditati: Fabrizio Ferrante, convinto che il suo momento sia finalmente arrivato, e Giacomo Marinaro, attuale Presidente del Consiglio comunale, che dalla posizione più alta di Palazzo Palmieri ha tessuto relazioni trasversali in tutto l'arco consiliare e oggi le sta capitalizzando politicamente. Marinaro chiede a gran voce le primarie nel Partito Democratico, ma il PD, almeno per ora, "non ci sente", timoroso di ripetere lo scenario del 2010: le primarie furono vinte da Ferrante, la scelta finale del partito ricadde su Ugo Operamolla che non partecipò alle primarie stesse con il centrosinistra diviso consegnò, seppur di poco, la vittoria a Gigi Riserbato su un piatto d'argento. Al contrario, va ricordato per cronaca, che nel 2015 furono fatte le primarie PD fra Ferrante , Briguglio e Bottaro con un patto ben preciso che chi vinceva sarebbe stato il candidato Sindaco in pectore e chi perdeva l'avrebbe sostenuto candidandosi invece da consigliere comunale: vinse Bottaro che poi ha fatto il Sindaco per due mandati.
Ritornando sul fronte del rimpasto vero e proprio, Palazzo Palmieri in queste settimane assomiglia più a una porta girevole di un grande albergo che a una sede istituzionale. I nomi si rincorrono, tra assessori forse revocati altri dimissionari, con rientri e nuove uscite assessorili scritte e cancellate in liste che ricordano più prescrizioni mediche che organigrammi politici.
A chi lo accusa di usare il rimpasto per tenere in piedi la sua amministrazione, Bottaro risponde con fermezza: non ne ho bisogno. La sua amministrazione, dice, è ormai alle spalle e deve solo governare le ordinarie attività. L'operazione riguarda invece il fine mandato: una Giunta più politica, non costruita sullo schema del 2020 ma proiettata verso il futuro, pensata per il tavolo della coalizione che si presenterà alle elezioni di maggio. Un gesto di "generosità politica" verso una coalizione che il Sindaco vuole far vincere, replicando il modello Decaro, non la sua esperienza personale. Una Giunta che guardi al 2026, non al passato, con tre – forse quattro – nuovi assessori scelti tra chi oggi siede al tavolo della coalizione. Ed è proprio qui che si apre la riflessione più amara. A circa cento giorni dal voto, Bottaro si appresta a ridisegnare la Giunta con una manovra di pura geometria elettorale, sacrificando la competenza sull'altare degli equilibri politici: ma è davvero necessario?
Nel calcio esiste una regola non scritta: se stai vincendo o pareggiando una partita difficile, non togli i giocatori migliori al novantesimo, a meno che non siano infortunati. A Palazzo Palmieri, però, le regole dello sport cedono il passo alla spietata realpolitik. Il rimpasto imminente ha il sapore del sacrificio calcolato: un turnover che darà ai nuovi assessori una vita amministrativa brevissima, paragonabile alla data di scadenza di uno yogurt dimenticato in frigorifero. Poche settimane di operatività reale prima del silenzio elettorale e dell'ordinaria amministrazione. Chi entrerà in Giunta? Per correttezza istituzionale, non viene ancora indicato. Chi uscirà, invece, sì.
La rottura politica: l'addio a Cecilia Di Lernia
La prima vittima del "fuoco amico" è quella dell'avvocata Cecilia Di Lernia, assessora alla Polizia Locale. Non si tratta di una bocciatura sul piano amministrativo, ma del prezzo di una frattura politica insanabile. Di Lernia paga il posizionamento critico assunto dal suo riferimento politico, l'avvocato Sebastiano De Feudis, che ha ufficializzato la sua candidatura a Sindaco. Il gruppo "Con" esce dalla maggioranza e dal tavolo del centrosinistra, e l'assessora diventa la vittima sacrificale, nonostante i meriti ampiamente riconosciuti: dalla diffusione della cultura della legalità nelle scuole alla messa in sicurezza della città con il completamento del sistema di videosorveglianza.
Il sacrificio del "custode dei conti"
Ancora più sorprendente appare l'uscita del dottor Luca Lignola, assessore al Bilancio. Solo pochi giorni fa, in Consiglio Comunale, lo stesso Bottaro ne aveva tessuto le lodi. Lignola è stato per anni l'uomo di fiducia del Sindaco, il garante dei conti, colui che ha tenuto con rigore i cordoni della borsa. Eppure anche lui verrà "immolato" con un messaggio chiaro: il bilancio è in sicurezza, ora servono poltrone per i nuovi alleati, la competenza tecnica lascia spazio all'aritmetica delle liste.
Il mosaico della Giunta di fine corsa si completerà con un ulteriore ingresso che andrà a occupare la poltrona lasciata libera dal dimissionario Carlo Laurora, che "spintaneamente" lasciò gli "Affari Istituzionali" per una sfortunata avventura alle regionali, naufragata anche a causa del discusso patto tra Puglia Popolare e la Lega di Salvini. Il suo successore? Ancora qualche giorno di attesa, ma da Palazzo Palmieri filtrano voci di un "cavallo di ritorno", non lontano proprio da Puglia Popolare, rientrata nell'area del centrosinistra come se nulla fosse: abbiamo scherzato.
L'analisi finale: perché togliere i fuoriclasse al 90°?
La domanda resta sospesa nell'aria: è davvero necessario? Perché sostituire, nei minuti di recupero, consigliatura a termine, due figure come Cecilia Di Lernia e Luca Lignola, professionisti che da oltre dieci anni servono la città con competenza, discrezione e dedizione? Di Lernia ha gestito un settore delicatissimo come la Polizia Locale; Lignola ha garantito stabilità finanziaria. Togliere entrambi ora appare a molti un azzardo amministrativo giustificabile solo dalla fame di consenso, visibilità politica e questo "a molti non piace". I nuovi assessori, per quanto animati da buone intenzioni, non avranno il tempo materiale per incidere davvero: saranno figure di rappresentanza, bandierine piantate sullo scacchiere del potere per dire "noi ci siamo", una vittoria di Pirro della tattica sulla strategia, del posizionamento sulla gestione.
Amedeo Bottaro ha fatto una scelta legittima, forse necessaria per tenere insieme la coalizione, di cui si prenderà i meriti ed i demeriti in funzione dell'esito delle prossime elezioni amministrative di maggio, ma che lascia tuttavia un retrogusto amaro: la sensazione che anche i migliori amministratori siano, alla fine, pedine sacrificabili. Ai due assessori uscenti viene spontaneo dedicare, con malinconia, le parole di "Pietre" di Antoine: "Se lavori, ti tirano le pietre. Non fai niente e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai…". Ai nuovi che arriveranno a Palazzo Palmieri, invece, un in bocca al lupo veloce. Velocissimo. Proprio come la scadenza di quello yogurt.

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