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Politica
Trani, l'urlo silenzioso di Fabrizio Ferrante: «Non sono disposto a un ulteriore sacrificio senza chiarezza»
Il Vicesindaco del PD blinda il "Campo Largo" su questioni di metodo, ma Ferrante lancia l'aut aut: «O cambia il modo di governare, o faccio altro nella vita».
Trani - giovedì 26 febbraio 2026
10.58
In un passaggio politico tra i più delicati per la tenuta del centrosinistra tranese, la conferenza stampa tenuta stamane dal Vicesindaco Fabrizio Ferrante presso la segreteria del Partito Democratico ha assunto i contorni di una lezione di realismo istituzionale. Al centro del dibattito non vi è solo il nome del prossimo candidato sindaco – con la figura del Prof. Marco Galiano che attende ormai solo l'ufficializzazione – ma la sopravvivenza stessa di un modello di governo che Ferrante ha contribuito a edificare in quasi un ventennio di attività ininterrotta. Tuttavia...
Il "prezzo" del passo di lato e il j'accuse sulla discontinuità
Il fulcro dell'intervento di Ferrante è un attacco frontale a quella parte della maggioranza che ha cavalcato la richiesta del Movimento 5 Stelle. Se per i pentastellati la "discontinuità" è un valore identitario coerente con dieci anni di opposizione, per Ferrante vederla brandita da chi ha governato con lui per due mandati è un atto di, lo interpretiamo, di «codardia politica».
«Hanno strumentalizzato i 5 Stelle per togliermi dal campo», ha scandito il Vicesindaco, denunciando la mancanza di "spina dorsale" di chi non ha avuto il coraggio di dirgli in faccia: «Fabrizio, non ci piaci». Ferrante rivendica i suoi "no", quelli che hanno garantito la tenuta legale e amministrativa del Comune in vent'anni senza un avviso di garanzia, trasformando la sua "antipatia" nel sigillo di garanzia per la città.
Abbiamo chiesto al Vice Sindaco: Che PD sarebbe il PD senza di lei? "Dovrebbe chiederlo, non a me, io so che in questi anni ho dato parecchio, non mi fate dire che ho dato troppo perché sarebbe ingiusto nei confronti di tanti. Ho dato quello che mi sentivo di dare che secondo me è tanto in termini di contributo, di esperienza anche di quelle competenze che ho maturato nel corso di questi anni .Amministrare non è una semplice ripartizione di incarichi, è nell'attività quotidiana che devono emergere le competenze devono emergere tutte le qualità da mettere a disposizione io aspetto queste risposte dove farò le mie valutazioni in maniera molto serena molto tranquilla. Non c'ho con nessuno, non sono arrabbiato con nessuno assolutamente . Il ruolo? Il ruolo non lo so - ha continuato Ferrante - quello che deciderà la coalizione, quello che deciderà il futuro sindaco. Io ho interpretato qualunque ruolo nel migliore dei modi, credo mi si è sempre riconosciuta una forte personalità all'interno della macchina amministrativa è così, la macchina amministrativa la conosco benissimo la conosco sia dal punto di vista dell'azione sia dal punto di vista dei singoli dipendenti ho sempre avuto un rapporto con loro immedesimandomi nelle loro difficoltà non soltanto manifestando le mie. Credo che questo livello di conoscenza che non si improvvisa, che si acquisisce nel corso di tanti anni io sono entrato la prima volta nel comune nel 2007 sono stato entrato la prima volta ho fatto il capogruppo del PD, poi ho fatto il Presidente del Consiglio otto anni poi ho fatto il vice sindaco sei, credo che la presenza proprio fisica là dentro comparabile alla mia non ci sia, quindi questo bagaglio sarebbe ingiusto disperderlo perché poi non è un bagaglio a servizio della propria parte politica - ha concluso Ferrante - è un bagaglio a servizio della cittadinanza, fra le cose che si possono fare, penso ai tanti cantieri, quando dicono i cantieri sono fermi c'è come se noi volessimo mantenerli fermi, i cantieri vanno completati sapere da dove cominciare per arrivare a finirli è importante."
Il metodo prima del nome: l'ombra di Marco Galiano
Nonostante il nome del Prof. Marco Galiano aleggi pesantemente nella stanza (definito «un amico per cui nutro stima»), Ferrante chiarisce che la partita non è chiusa. Il punto non è il "chi", ma il "come". Il Vicesindaco chiede al PD un protocollo metodologico ed etico che metta fine alle «scorribande delle bande istituzionali». La sua è una critica feroce alla gestione politica degli ultimi tempi: attacca le logiche dei singoli consiglieri-padroni di uffici o ripartizioni e accende un faro sulle criticità delle partecipate, citando le difficoltà di Amet rispetto al modello virtuoso di Amiu. La richiesta è chiara: leadership del PD e fine dei veti incrociati. Senza queste garanzie, Ferrante è pronto a lasciare la politica attiva, mettendo sul piatto un bagaglio di esperienza che parte dal 2007: «Sarebbe ingiusto disperdere questa conoscenza, ma non sono disposto a pagare un prezzo di facciata. Faccio politica da oltre 20anni non ho mai ricevuto un solo avviso di garanzia, ci sarà un motivo».
Il "punto debole": la diversabilità come impegno sociale
L'unico momento in cui la corazza del politico lascia spazio all'uomo è quando Ferrante parla di "diversabilità" e fragilità, l'abbiamo viso sinceramente commosso. Lo definisce il suo «punto debole», l'unico motivo che lo spingerebbe a rimanere nel "treno in corsa" dell'amministrazione. È qui che Ferrante sposta l'asse dalla poltrona al servizio: la paura che, senza un ruolo istituzionale, le risposte alle famiglie fragili possano affievolirsi.
Le nostre considerazioni politiche e prospettiche
La conferenza di Fabrizio Ferrante segna uno spartiacque decisivo per il centrosinistra tranese. Politicamente, Ferrante ha fatto saltare la narrazione di una "successione indolore". Ponendo questioni di metodo prima ancora che di nomi, ha messo il Partito Democratico con le spalle al muro:
Il "prezzo" del passo di lato e il j'accuse sulla discontinuità
Il fulcro dell'intervento di Ferrante è un attacco frontale a quella parte della maggioranza che ha cavalcato la richiesta del Movimento 5 Stelle. Se per i pentastellati la "discontinuità" è un valore identitario coerente con dieci anni di opposizione, per Ferrante vederla brandita da chi ha governato con lui per due mandati è un atto di, lo interpretiamo, di «codardia politica».
«Hanno strumentalizzato i 5 Stelle per togliermi dal campo», ha scandito il Vicesindaco, denunciando la mancanza di "spina dorsale" di chi non ha avuto il coraggio di dirgli in faccia: «Fabrizio, non ci piaci». Ferrante rivendica i suoi "no", quelli che hanno garantito la tenuta legale e amministrativa del Comune in vent'anni senza un avviso di garanzia, trasformando la sua "antipatia" nel sigillo di garanzia per la città.
Abbiamo chiesto al Vice Sindaco: Che PD sarebbe il PD senza di lei? "Dovrebbe chiederlo, non a me, io so che in questi anni ho dato parecchio, non mi fate dire che ho dato troppo perché sarebbe ingiusto nei confronti di tanti. Ho dato quello che mi sentivo di dare che secondo me è tanto in termini di contributo, di esperienza anche di quelle competenze che ho maturato nel corso di questi anni .Amministrare non è una semplice ripartizione di incarichi, è nell'attività quotidiana che devono emergere le competenze devono emergere tutte le qualità da mettere a disposizione io aspetto queste risposte dove farò le mie valutazioni in maniera molto serena molto tranquilla. Non c'ho con nessuno, non sono arrabbiato con nessuno assolutamente . Il ruolo? Il ruolo non lo so - ha continuato Ferrante - quello che deciderà la coalizione, quello che deciderà il futuro sindaco. Io ho interpretato qualunque ruolo nel migliore dei modi, credo mi si è sempre riconosciuta una forte personalità all'interno della macchina amministrativa è così, la macchina amministrativa la conosco benissimo la conosco sia dal punto di vista dell'azione sia dal punto di vista dei singoli dipendenti ho sempre avuto un rapporto con loro immedesimandomi nelle loro difficoltà non soltanto manifestando le mie. Credo che questo livello di conoscenza che non si improvvisa, che si acquisisce nel corso di tanti anni io sono entrato la prima volta nel comune nel 2007 sono stato entrato la prima volta ho fatto il capogruppo del PD, poi ho fatto il Presidente del Consiglio otto anni poi ho fatto il vice sindaco sei, credo che la presenza proprio fisica là dentro comparabile alla mia non ci sia, quindi questo bagaglio sarebbe ingiusto disperderlo perché poi non è un bagaglio a servizio della propria parte politica - ha concluso Ferrante - è un bagaglio a servizio della cittadinanza, fra le cose che si possono fare, penso ai tanti cantieri, quando dicono i cantieri sono fermi c'è come se noi volessimo mantenerli fermi, i cantieri vanno completati sapere da dove cominciare per arrivare a finirli è importante."
Il metodo prima del nome: l'ombra di Marco Galiano
Nonostante il nome del Prof. Marco Galiano aleggi pesantemente nella stanza (definito «un amico per cui nutro stima»), Ferrante chiarisce che la partita non è chiusa. Il punto non è il "chi", ma il "come". Il Vicesindaco chiede al PD un protocollo metodologico ed etico che metta fine alle «scorribande delle bande istituzionali». La sua è una critica feroce alla gestione politica degli ultimi tempi: attacca le logiche dei singoli consiglieri-padroni di uffici o ripartizioni e accende un faro sulle criticità delle partecipate, citando le difficoltà di Amet rispetto al modello virtuoso di Amiu. La richiesta è chiara: leadership del PD e fine dei veti incrociati. Senza queste garanzie, Ferrante è pronto a lasciare la politica attiva, mettendo sul piatto un bagaglio di esperienza che parte dal 2007: «Sarebbe ingiusto disperdere questa conoscenza, ma non sono disposto a pagare un prezzo di facciata. Faccio politica da oltre 20anni non ho mai ricevuto un solo avviso di garanzia, ci sarà un motivo».
Il "punto debole": la diversabilità come impegno sociale
L'unico momento in cui la corazza del politico lascia spazio all'uomo è quando Ferrante parla di "diversabilità" e fragilità, l'abbiamo viso sinceramente commosso. Lo definisce il suo «punto debole», l'unico motivo che lo spingerebbe a rimanere nel "treno in corsa" dell'amministrazione. È qui che Ferrante sposta l'asse dalla poltrona al servizio: la paura che, senza un ruolo istituzionale, le risposte alle famiglie fragili possano affievolirsi.
Le nostre considerazioni politiche e prospettiche
La conferenza di Fabrizio Ferrante segna uno spartiacque decisivo per il centrosinistra tranese. Politicamente, Ferrante ha fatto saltare la narrazione di una "successione indolore". Ponendo questioni di metodo prima ancora che di nomi, ha messo il Partito Democratico con le spalle al muro:
- Il Peso del PD: Ferrante chiede al suo partito di esercitare la leadership, non solo di subirla per fare piacere ai nuovi alleati. Se il PD non otterrà le garanzie richieste al tavolo della coalizione, rischia di presentarsi al voto senza il suo uomo più esperto, perdendo una memoria storica amministrativa difficilmente sostituibile in pochi mesi.
- La fragilità del Campo Largo: L'ingresso dei 5 Stelle e la fuoriuscita di pezzi della vecchia maggioranza (da Ferrante definita «imminente», il riferimento è al Presidente del Consiglio Comunale avv. Giacomo Marinaro) stanno ridisegnando una geografia politica instabile. La "discontinuità" rischia di essere un contenitore vuoto se non viene riempito da quel "protocollo metodologico" invocato dal Vicesindaco.
- Prospettive: Se Galiano sarà il candidato, dovrà necessariamente passare per le "forche caudine" delle condizioni poste da Ferrante. Il rischio per il centrosinistra è duplice: vincere le elezioni ma trovarsi il giorno dopo in balia dei soliti veti, oppure perdere pezzi da novanta lungo la strada, frammentando ulteriormente un elettorato già tentato dal civismo.
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