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Politica
Si chiudono i refettori e si ritorna a parlare di ospedale
Intervento di Rino Negrogno (Sel) su mense e ospedale
Trani - martedì 17 giugno 2014
7.18
«Di tanto in tanto si torna a parlare di ospedale di Trani - Scrive Rino Negrogno, responsabile delle politiche sociali e del lavoro di Sel - e, guarda caso, si torna a parlarne ogni qualvolta si abbisogni urgentemente di consenso, sia che si tratti di consenso preelettorale, sia che si tratti di quello post sfacelo, per anestetizzare l'evidente sofferenza di un'amministrazione in lenta e inveterata agonia, di un'amministrazione che è ormai sempre più simile ad una nave senza nocchiero in gran tempesta. È facile intravedere il significato prettamente politico e propagandistico del comunicato stampa in cui il sindaco ci fa la sua tiritera sull'ospedale, basta soffermarsi sul primo capoverso, dove si sottolinea con veemenza l'alternarsi dei quattro assessori. Almeno lì gli assessori bene o male vanno e vengono. Così assistiamo alla parata surreale dei nostri amministratori che da una parte chiudono la refezione negli asili mostrando un atteggiamento contrito e sofferente e affermando che la responsabilità di questa chiusura non sia attribuibile a loro ma alla mancanza di soldi, dall'altra, con opportuno comunicato stampa, tirano fuori, dal loro cilindro della propaganda, l'ospedale, la casa del parto, la riabilitazione eccetera, dove i soldi ci devono essere a prescindere e poi si sa che l'argomento fa sempre un certo effetto, scalda i cuori e obnubila le menti».
«Sempre per rimanere in tema di contraddizioni - prosegue - se si parla di ospedale, ci si preoccupa giustamente della sua vulnerabilità a livello di sicurezza, se si parla invece di città, non si assumono vigili e la vulnerabilità è affidata ai volontari che, ex lege, non possono occuparsene, sempre perché, come per incanto, non ci sono i soldi. Insomma, quando la colpa è degli amministratori della città non ci sono soldi, quando la colpa è dello Stato o della Regione, si può fare propaganda e fare comunicati commoventi su ospedali salvatutto e, soprattutto, comunicati che servano innanzitutto a distrarre i cittadini dal biennale devastante immobilismo di questa amministrazione.
I nostri amministratori non considerano che lo stop alla refezione negli asili di Trani comporta tutta una serie di conseguenze gravi a danno dei bambini, dei loro genitori lavoratori e, cosa non meno importante, dei lavoratori destinati a quel servizio. Avremmo altri disoccupati che si aggiungerebbero a quelli delle coop per protestare al Palazzo di Città. Se le cose dovessero continuare così, bisognerà costruire un ponte levatoio al palazzo per proteggersi dalla disperazione. Sentirsi dire che non ci sono i soldi, benché con un'espressione contrita e triste e la premessa benevola "siamo mamme anche noi", sentirselo dire dopo aver assistito a manifestazioni, cerimonie ed inaugurazioni di ogni sorta, è quantomeno disdicevole. Evidentemente le esigue risorse sono state utilizzate troppe volte impropriamente. Evidentemente gli amministratori non sono stati capaci di indirizzarle nel modo giusto. Evidentemente e soprattutto, i nostri amministratori non hanno pensato di mettere al primo posto del loro programma la scuola, i bambini e il lavoro».
Conclude: «Ora è giunto il momento per chi ha trascinato la città in queste drammatiche condizioni di assumersi le proprie responsabilità e andare a casa in fretta».
«Sempre per rimanere in tema di contraddizioni - prosegue - se si parla di ospedale, ci si preoccupa giustamente della sua vulnerabilità a livello di sicurezza, se si parla invece di città, non si assumono vigili e la vulnerabilità è affidata ai volontari che, ex lege, non possono occuparsene, sempre perché, come per incanto, non ci sono i soldi. Insomma, quando la colpa è degli amministratori della città non ci sono soldi, quando la colpa è dello Stato o della Regione, si può fare propaganda e fare comunicati commoventi su ospedali salvatutto e, soprattutto, comunicati che servano innanzitutto a distrarre i cittadini dal biennale devastante immobilismo di questa amministrazione.
I nostri amministratori non considerano che lo stop alla refezione negli asili di Trani comporta tutta una serie di conseguenze gravi a danno dei bambini, dei loro genitori lavoratori e, cosa non meno importante, dei lavoratori destinati a quel servizio. Avremmo altri disoccupati che si aggiungerebbero a quelli delle coop per protestare al Palazzo di Città. Se le cose dovessero continuare così, bisognerà costruire un ponte levatoio al palazzo per proteggersi dalla disperazione. Sentirsi dire che non ci sono i soldi, benché con un'espressione contrita e triste e la premessa benevola "siamo mamme anche noi", sentirselo dire dopo aver assistito a manifestazioni, cerimonie ed inaugurazioni di ogni sorta, è quantomeno disdicevole. Evidentemente le esigue risorse sono state utilizzate troppe volte impropriamente. Evidentemente gli amministratori non sono stati capaci di indirizzarle nel modo giusto. Evidentemente e soprattutto, i nostri amministratori non hanno pensato di mettere al primo posto del loro programma la scuola, i bambini e il lavoro».
Conclude: «Ora è giunto il momento per chi ha trascinato la città in queste drammatiche condizioni di assumersi le proprie responsabilità e andare a casa in fretta».
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