Apatheia

La processione ed il muro

Salve o Trani

Ieri ho visto passare la processione. Lo so, un infedele non dovrebbe parlare troppo di religioni ma mi viene di farlo perché ritengo che le religioni, tutte, abbiano non poche responsabilità, a volte subdole, altre volte spudorate se non interessate, sulle cose del mondo, anche del mondo non religioso e che di religioni non vuole saperne. La processione, lenta, nell'assordante bisbigliare degli astanti percorreva le vie come uno spartiacque tra la folla, i fieri portatori di gonfalone si susseguivano ravvicinati con i loro colori, i confratelli distratti, assorti nei loro pensieri, ad ogni sosta riprendevano i discorsi dei loro fatti quotidiani sospesi nella sosta precedente e poi s'incamminavano con un'espressione solenne che di lì a poco si sarebbe tramutata in un saluto sorridente e sonoro agli amici tra la folla, i preti con le loro cantilene monotono che, propriamente, non fanno presagire nulla di buono, le divise luccicanti e gli sguardi severi dei militari, la borghesia, le autorità impettite, le candele, l'incenso e poi, solo, il cristo morto. Morto, morto, morto perché deve restare morto come monito per il popolo, perché ognuno non creda di essere lui stesso il più sofferente ma c'è il cristo, perché ognuno non abbia troppa fame, troppa miseria, troppo freddo, troppa morte perché c'è il cristo che ha più fame, più miseria, è nudo, è morto, morto, morto.

Ma perché non portare in processione il cristo risorto? Ameno, sorridente, vivo. Per suggerire ad ognuno che si può anzi si deve esser beati ma perché giulivi e non perché tormentati, ricattati e sottomessi ad altri gaudenti. Ai gaudenti di turno non conviene, meglio un popolo sofferente che ritenga la sua sofferenza non sia la peggiore. E cosa potrà esserci di peggio della nostra fame, della nostra miseria se non la morte ingiustificata di un dio innocente? Un dio che perdona, che paga per gli altri e che, quindi, lascia qualcuno impunito e, igitur, non è una tragedia lasciare gli impuniti, i colpevoli dove sono. I gaudenti, il nostro dio o il nostro io, non lo faranno risorgere mai.

Dietro la processione, tra il santo e la banda, camminavano degli uomini con abiti eleganti, eleganti da municipio di Trani, (lo so, prima quando incontravi un amico ben vestito gli chiedevi sorpreso se dovesse recarsi ad un matrimonio, ora si è soliti domandare se ha bisogno di un certificato) uno di loro parlava imperterrito al suo cellulare coprendosi la bocca come fanno le persone importanti. Ma era elegante, poteva entrare in municipio e cristo se ne stava morto ma molto morto e solo nella sua processione.

Giovanni Bovio parlò molto bene di noi in un suo famoso inno che vi ripropongo, non solo per scaldare i vostri cuori ma anche perché, via "e-mind" mi ha inviato un breve ma significativo ed un po' risentito post scriptum dopo che gli hanno murato la porta di casa per non farci entrare altri poveracci che non ne abbiano una. Tutti i padri vorrebbero una stanza colorata e piena di sogni per i figli o anche una stanza incolore o anche una casa, mi diceva. Mi spiegava che non era tanto il muro, visto che può attraversarlo leggiadro da un pezzo, a lasciarlo basito ma il fatto che, di questi tempi, ci siano ancora delle persone che non abbiano una casa, una casa popolare, una casa da povero, da cristo morto. Ecco a voi:

Salve o Trani!
Quella tua lingua di terra entro il
mare con un monastero alla punta
è come una vedetta sull'avvenire la
torre del tuo duomo si slancia nel
cielo azzurro come un ideale i due
moli del tuo porto s'incurvano come
braccia che stringono una civiltà
Il tuo orto pubblico manda un
Saluto floreale all'oriente.
Il tuo popolo pulsa la terra che
non è arida se si veste di pampini i
tuoi uomini sono forti perché sono
tolleranti le tue donne ricordano
il profilo pelagico smentiscono la
leggenda della nostra inferiorità di
razza.

Salve o Trani!
Nel 1799 generasti i martiri che sui
patiboli consacrarono la libertà
dopo il 1848 empisti di galantuomini
le galere nel 1860 salvasti la
libertà irrompente da Quarto a
Marsala salve per le tue memorie
romane per le tue tavole marittime
per gli antichi sedili per la giovinezza
onde ti rimoderni nella
civiltà salve per l'avvenire
salve mater se la tua antichità
traduci in una giovinezza perfetta.

P.S.
Salve o Trani!
Nel 2012 edificasti un muro
sulla mia casa natale
dimentica della tua tolleranza
quella degli uomini forti
e che i muri si abbattono
non si ergono
e che i popoli evoluti
s'innalzano innalzando
case per tutti i cittadini.

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La rubrica di Rino Negrogno

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