Apatheia

Le dieci dita

Un capodanno maledetto, dieci dita si lasciarono convincere da altre dita tristi...

C'erano dieci dita, erano alte e basse, affusolate, pieghevoli tra le falangi, con rosee unghie, adornate con anelli preziosi, affiatate, altruiste e corali. Infatti tutte insieme erano capaci di fare grandi cose ma anche volersi sempre divertire e per farlo danzavano sui tasti del pianoforte o sulle corde di una chitarra, stringevano le bacchette per far vibrare la pelle dei tamburi ed il bronzo dei piatti, amavano abbracciare penne pregiate per scrivere storie chimeriche e corteggiare matite colorate per dipingere paesaggi di sole, ma anche impugnare arnesi per intagliare il legno e lavorare il metallo o attrezzi per aggiustare lavatrici e curare persone. Ogni cosa non avrebbe potuto farla un dito solo mentre insieme nessuna impresa era mai stata ardua né irrealizzabile. Tra di loro Pollice Destro era il dito più socievole e premuroso, benché brevilineo e nerboruto amava far lunghe passeggiate tra le altre dita e le baciava affettuosamente tutte le volte che le incontrava. Grazie a Pollice, le altre dita potevano fare tutte queste belle faccende senza stancarsi troppo. Immaginate come sarebbe stato faticoso prendere una penna, anche la più esigua, per scrivere una fola oppure prendere una matita per progettare una casa o una nave o agguantare il frusto per separare il grano dalla pula o cacciaviti per avvitare in tutti i sensi, sbottonare bottoni per accarezzare i sogni. Pollice vi riusciva senza nessuna difficoltà raggiungendo, come sapeva fare, ciascun altro dito della mano.

A capodanno le dieci dita amavano fare strette forti ad altre mani intrecciandosi tripudianti, desiderose d'impugnare calici per tintinnare brindisi, danzare con Pollice, Indice e Medio tra forchette e coltelli d'argento e suoni di danze e balli gioiosi, fare abbracci e dopo la festa accarezzare la pelle bramosa sotto le coperte. Un capodanno maledetto, dieci dita si lasciarono convincere da altre dita tristi che per far festa l'ultimo giorno dell'anno fosse, se non indispensabile, quantomeno consueto e benaugurale sparare fuochi d'artificio. Le dieci dita non erano avvezze a solennizzare in cotal maniera San Silvestro ma provarono vergogna a titubare e per non far dir di loro che non ne erano all'altezza e che erano dita virili non si sottrassero alla malefatta. Le altre dita erano invece navigate a brigar di botti e micce ed ostentavano questa loro attitudine con parole e gesti e perfino con l'odore che emanavano. Si divertivano inverosimilmente finché ad un razzo si smorzò la miccia e non esplose. Le altre dita si avvicinarono per constatarne l'anomalia e le dieci dita espressero un sommesso dissenso all'arrischio ma la già descritta ostentazione ebbe l'ovvio sopravvento. L'aggeggio pirotecnico esplose mentre le altre dita lo passavano alle dieci dita provocando la lacerazione irrimediabile di Pollice Destro.

Rimasero in nove piangendo a dirotto ed ininterrottamente, pentendosi inutilmente di aver così barbaramente festeggiato. Non danzarono più sui tasti del pianoforte né tantomeno sulle corde della chitarra, provarono a tamburellare tamburi ma la bacchetta sovente sfuggiva alle quattro dita. Non scrissero più poesie né disegnarono paesaggi di sole, nessuno aveva un lavoro adatto per loro, restò solo e sempre un temporale di rabbia ed una tristezza infinita, un dolore forte, quel giorno, al posto di Pollice Destro ed un dolore per sempre alle altre dita, un dolore che rimbombava tra i botti, tutte le volte che finivano gli anni e ne cominciavano altri.
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La rubrica di Rino Negrogno

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