Violenza
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Cronaca

15enne accerchiata e pestata da un gruppo di coetanee in pieno centro a Trani: nessuno interviene

La rabbia del "branco"pare scatenato da una chat WhatsApp

Aggressione violenta a Trani: erano circa le 20,30 quando una ragazza di 15 anni, insieme a un'amica, stava passeggiando lungo via San Giorgio, una delle strade più centrali e frequentate della città, già addobbata per le festività natalizie nella sera della vigilia dell'Immacolata.
Le due adolescenti sono state improvvisamente accerchiate da un gruppo di coetanee. L'aggressione era mirata a una delle due, ritenuta responsabile di aver creato e condiviso in una chat WhatsApp un meme raffigurante una delle ragazze poi coinvolte nel pestaggio.
Secondo la ricostruzione, il meme — una foto modificata in tono ironico — era stato inviato in una chat condivisa dalle due amiche con altri due ragazzi coetanei. Sarebbe stato uno di questi ultimi a diffonderlo ulteriormente, scatenando la rabbia della ragazza ritratta nell'immagine. La vittima dell'aggressione nei giorni precedenti, avrebbe persino chiesto scusa alla conoscente coinvolta, ma il gesto non è bastato a placare gli animi: un piano per una spedizione punitiva era evidentemente già in atto.

L'aggressione avvenuta ieri sera è stata descritta come "a dir poco brutale". La 15enne sarebbe stata trascinata per i capelli, schiacciata con il volto contro il terreno che riempiono le fioriere che costeggiano via San Giorgio, colpita con calci, pugni e perfino sputi. La giovane, scioccata e in lacrime, avrebbe tentato disperatamente di chiedere e urlare richieste di aiuto, ma secondo il racconto non una sola persona sarebbe intervenuta.
A soccorrerla è stata una parente, titolare di un negozio da cui la ragazza si era rifugiata subito dopo l'aggressione. Avvisata telefonicamente, la madre è corsa disperata sul posto insieme al figlio, per poi trasportare immediatamente la giovane al pronto soccorso.
Il referto medico parla chiaro: tumefazioni al volto, lividi diffusi, escoriazioni, un sopracciglio gonfio, e un forte stato d'ansia. "Le ho sempre detto: se ti succede qualcosa, urla, chiedi aiuto, non avere paura", ha raccontato la madre, ancora scossa. "Invece nessuno ha ascoltato le sue richieste"., e questa indifferenza appare come il lato più oscuro di tutta la vicenda . Le ragazze sarebbero state soccorse ma solo alla fine dell'aggressione e non durante.

La madre ha spiegato che la figlia è molto timida e ha iniziato a uscire da sola soltanto dall'estate scorsa, sempre insieme alla sua amica e sempre, in una routine controllata e condivisa, pensata per garantire sicurezza, prelevate dai genitori della famiglia di una o dell'altra per rientrare a casa alle 21,30.

L'episodio solleva ancora una volta interrogativi sul ruolo distorto che le dinamiche digitali possono avere nelle relazioni tra giovanissimi. Chat di gruppo, meme condivisi, contenuti diffusi senza controllo: elementi del mondo virtuale capaci di riversarsi nella realtà con conseguenze devastanti.
Il mondo dei ragazzi è drogato da queste dinamiche di un bullismo che potremmo chiamare 2.0 perché legato sempre più spesso ai social, e basta un contenuto sbagliato per innescare una violenza assurda. Le vittime di tutto questo continuano a essere i giovani, sempre più: la ragazza aggredita, è vero, che va aiutata e supportata. Ma supportate evidentemente anche le ragazze che hanno immaginato questa spedizione punitiva, aggressione di dieci contro una: gli interrogativi su questa adolescenza sono tanti, e impongono interventi di supporto sociale profondi.
"Mi sembra il titolo di uno di quei servizi che sento al telegiornale o ai programmi di cronaca , ma accerchiata e picchiata da un branco è stata proprio mia figlia. Ci sembra di vivere un incubo".
Restano un paio di occhiali rotti sull'asfalto e tanta, tanta paura. Il tempo lenirà, ma magari, con un po' di buona volontà, sarebbe auspicabile uno scenario di mitigazione degli animi da parte delle famiglie di vittima e aggressori anziché di istigazione alla rabbia.








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