
Politica
De Simone | BAT e Trani, le domande che attraversano le istituzioni
Dal ruolo dei dirigenti alla qualità dei servizi pubblici, una riflessione sul funzionamento della macchina amministrativa
Trani - venerdì 19 giugno 2026
Comunicato Stampa
La vicenda amministrativa della Provincia BAT e del Comune di Trani degli ultimi anni non può essere letta come una sequenza di episodi isolati. È una storia che attraversa livelli istituzionali diversi, figure apicali dell'amministrazione pubblica e un tema ricorrente: il funzionamento effettivo delle strutture che governano il territorio.
Tutto parte dalla stagione politica della Provincia BAT guidata da Bernardo Lodispoto, rimasto in carica nonostante una crisi politica senza precedenti. La sua posizione è stata oggetto di forte contestazione dopo le dimissioni della quasi totalità dei consiglieri provinciali e la progressiva perdita di sostegno da parte di ampi settori dell'amministrazione locale.
Una permanenza in carica formalmente legittima, ma politicamente sempre più isolata, che ha aperto un tema più generale: quale sia il punto oltre il quale la legittimità formale non coincide più con la credibilità istituzionale.
In questo contesto si inserisce la vicenda di Vincenzo Guerra, dirigente della Provincia BAT successivamente coinvolto in procedimenti giudiziari e arrivato alla decisione di dimettersi, definendo la propria posizione anche attraverso il patteggiamento.
È in questa fase che emerge un passaggio amministrativo che merita attenzione.
Guerra è stato nominato commissario ad acta per il rilascio di alcuni permessi di costruire a Trani, in sostituzione dell'ufficio tecnico comunale ritenuto inadempiente.
Si tratta di atti amministrativi formalmente adottati nell'ambito delle procedure previste dalla normativa. Tuttavia restano alcune domande che riguardano la gestione complessiva del procedimento: quali furono le ragioni puntuali dell'intervento sostitutivo? Quali controlli successivi sono stati effettuati sugli atti adottati dal commissario? E soprattutto, il sistema dei controlli interni è stato adeguato alla delicatezza delle funzioni esercitate?
Parallelamente, Francesco Gianferrini ricopriva incarichi dirigenziali sia presso il Comune di Trani sia presso la Provincia BAT, operando quindi su due livelli amministrativi diversi ma strettamente connessi nella gestione del territorio.
Una concentrazione di ruoli che solleva interrogativi non tanto sulla legittimità formale degli incarichi, quanto sull'opportunità e sull'effettiva capacità dei sistemi di controllo di garantire separazione, trasparenza e vigilanza adeguata.
A questo quadro si aggiunge un elemento più recente.
I dati emersi dal questionario comunale sulla qualità dei servizi pubblici di Trani fotografano una città divisa tra settori che funzionano e altri che mostrano criticità evidenti. A fronte di una partecipazione molto limitata — 68 risposte su circa 55.000 abitanti — emergono giudizi positivi per anagrafe, servizi demografici e biblioteca, mentre risultano fortemente negativi i servizi legati alla mobilità, all'urbanistica e alla gestione del territorio: SUAP, SUE, trasporto pubblico, verde urbano, illuminazione e parcheggi.
Un dato che, pur nella sua rappresentatività ridotta, evidenzia una frattura netta tra servizi di base e funzioni strategiche della macchina amministrativa.
Ed è proprio qui che si apre la questione politica.
Perché funzionano alcuni servizi essenziali e altri no? Quali sono le ragioni strutturali di queste differenze? E soprattutto: quanto pesa, nella qualità complessiva dell'amministrazione, la continuità di determinati assetti dirigenziali e organizzativi nel tempo?
Le cronache giudiziarie degli ultimi anni hanno inoltre riportato vicende che hanno coinvolto esponenti dell'amministrazione provinciale, anche in relazione al settore dei rifiuti e delle discariche, un ambito da sempre considerato ad alta complessità gestionale e sensibile sul piano degli interessi economici in gioco.
In altri contesti pugliesi, vicende analoghe hanno portato all'attenzione dell'opinione pubblica fenomeni corruttivi e distorsioni amministrative. È sufficiente questo per trarre conclusioni su Trani o sulla BAT? No.
Ma è sufficiente per porre una domanda: quali verifiche sono state condotte nel tempo su un settore così delicato e quali garanzie esistono oggi per escludere zone d'ombra?
La differenza è sostanziale: non si tratta di formulare accuse, ma di pretendere trasparenza.
Alla luce di questo quadro resta infine un interrogativo politico che ritorna con forza: quale responsabilità assume chi guida un ente quando perde il sostegno della propria maggioranza amministrativa ma decide comunque di restare in carica?
La legge consente molte cose. La politica, però, si misura anche con la fiducia e con la capacità di interpretare il senso delle istituzioni.
Ed è proprio su questo confine tra legalità formale e credibilità sostanziale che la vicenda BAT continua a lasciare aperte domande che attendono ancora risposte chiare.
Trani, 18/06/2026
Prof. Giuseppe De Simone
Tutto parte dalla stagione politica della Provincia BAT guidata da Bernardo Lodispoto, rimasto in carica nonostante una crisi politica senza precedenti. La sua posizione è stata oggetto di forte contestazione dopo le dimissioni della quasi totalità dei consiglieri provinciali e la progressiva perdita di sostegno da parte di ampi settori dell'amministrazione locale.
Una permanenza in carica formalmente legittima, ma politicamente sempre più isolata, che ha aperto un tema più generale: quale sia il punto oltre il quale la legittimità formale non coincide più con la credibilità istituzionale.
In questo contesto si inserisce la vicenda di Vincenzo Guerra, dirigente della Provincia BAT successivamente coinvolto in procedimenti giudiziari e arrivato alla decisione di dimettersi, definendo la propria posizione anche attraverso il patteggiamento.
È in questa fase che emerge un passaggio amministrativo che merita attenzione.
Guerra è stato nominato commissario ad acta per il rilascio di alcuni permessi di costruire a Trani, in sostituzione dell'ufficio tecnico comunale ritenuto inadempiente.
Si tratta di atti amministrativi formalmente adottati nell'ambito delle procedure previste dalla normativa. Tuttavia restano alcune domande che riguardano la gestione complessiva del procedimento: quali furono le ragioni puntuali dell'intervento sostitutivo? Quali controlli successivi sono stati effettuati sugli atti adottati dal commissario? E soprattutto, il sistema dei controlli interni è stato adeguato alla delicatezza delle funzioni esercitate?
Parallelamente, Francesco Gianferrini ricopriva incarichi dirigenziali sia presso il Comune di Trani sia presso la Provincia BAT, operando quindi su due livelli amministrativi diversi ma strettamente connessi nella gestione del territorio.
Una concentrazione di ruoli che solleva interrogativi non tanto sulla legittimità formale degli incarichi, quanto sull'opportunità e sull'effettiva capacità dei sistemi di controllo di garantire separazione, trasparenza e vigilanza adeguata.
A questo quadro si aggiunge un elemento più recente.
I dati emersi dal questionario comunale sulla qualità dei servizi pubblici di Trani fotografano una città divisa tra settori che funzionano e altri che mostrano criticità evidenti. A fronte di una partecipazione molto limitata — 68 risposte su circa 55.000 abitanti — emergono giudizi positivi per anagrafe, servizi demografici e biblioteca, mentre risultano fortemente negativi i servizi legati alla mobilità, all'urbanistica e alla gestione del territorio: SUAP, SUE, trasporto pubblico, verde urbano, illuminazione e parcheggi.
Un dato che, pur nella sua rappresentatività ridotta, evidenzia una frattura netta tra servizi di base e funzioni strategiche della macchina amministrativa.
Ed è proprio qui che si apre la questione politica.
Perché funzionano alcuni servizi essenziali e altri no? Quali sono le ragioni strutturali di queste differenze? E soprattutto: quanto pesa, nella qualità complessiva dell'amministrazione, la continuità di determinati assetti dirigenziali e organizzativi nel tempo?
Le cronache giudiziarie degli ultimi anni hanno inoltre riportato vicende che hanno coinvolto esponenti dell'amministrazione provinciale, anche in relazione al settore dei rifiuti e delle discariche, un ambito da sempre considerato ad alta complessità gestionale e sensibile sul piano degli interessi economici in gioco.
In altri contesti pugliesi, vicende analoghe hanno portato all'attenzione dell'opinione pubblica fenomeni corruttivi e distorsioni amministrative. È sufficiente questo per trarre conclusioni su Trani o sulla BAT? No.
Ma è sufficiente per porre una domanda: quali verifiche sono state condotte nel tempo su un settore così delicato e quali garanzie esistono oggi per escludere zone d'ombra?
La differenza è sostanziale: non si tratta di formulare accuse, ma di pretendere trasparenza.
Alla luce di questo quadro resta infine un interrogativo politico che ritorna con forza: quale responsabilità assume chi guida un ente quando perde il sostegno della propria maggioranza amministrativa ma decide comunque di restare in carica?
La legge consente molte cose. La politica, però, si misura anche con la fiducia e con la capacità di interpretare il senso delle istituzioni.
Ed è proprio su questo confine tra legalità formale e credibilità sostanziale che la vicenda BAT continua a lasciare aperte domande che attendono ancora risposte chiare.
Trani, 18/06/2026
Prof. Giuseppe De Simone
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