
Eventi e cultura
Eterne, iconiche, straordinarie: tra teatro e arte le donne nel racconto di Luigi Bucci
Lo spettacolo del poliedrico artista tranese ha incantato il pubblico nello spettacolo a San Magno
Trani - mercoledì 18 marzo 2026
18.55
Se uno spettacolo dichiaratamente al femminile — nel momento musicale, nella scelta dell'universo evocativo di "Quello che le donne non dicono" — era affidato alla voce di un uomo, e se a concepirlo, scriverlo, animarlo, dirigerlo, vestirlo e rivestirlo d'arte era ancora un uomo, allora la forza di ciò che è accaduto in scena si è andato amplificando, si moltiplicando, raggiungendo una profondità rara.
È stata questa la sensazione che ha attraversato il pubblico domenica scorsa, a Trani, nell'Auditorium mons. Pichierri a San Magno, dove Luigi Bucci — artista poliedrico e versatile — ha portato in scena "Racconto lungo 100 donne".
Su quel palco lungo e ampio ha preso vita una vera e propria galleria di icone femminili. Una dopo l'altra, accompagnate da brevi frame musicali che le evocavano e le raccontavano, sono arrivate Simone de Beauvoir, Janis Joplin, Marlene dietrich, Frida Kahlo, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Madre Teresa di Calcutta, Carmen miranda, la Regina Vergine, Lady Diana, Maria Callas, Evita Peron.
Ogni apparizione è stata un quadro e ogni quadro ha rappresentato un mondo, un epoca, una affermazione di sè e delle propie idee ognuna a proprio modo.
La cifra artistica di Luigi Bucci si è rivelata con forza nella cura minuziosa di ogni dettaglio: gli abiti, innanzitutto, autentiche opere d'arte capaci di restituire l'identità di ciascuna donna. Dal meraviglioso abito della scena delle corse di "My Fair Lady", che valse l'Oscar ai costumi, ha riportato in vita Audrey Hepburn con eleganza iconica al celebre abito plissé di Marilyn Monroe in "Quando la moglie è in vacanza", luoghi hollywoodiani ormai memoria collettiva; dai colori e i fiori di Frida Kahlo, esplosi in una presenza intensa e pittorica alla apparizione di Maria Callas vestita da Medea, tragica e solenne.
E poi l'abito di Madre Teresa di Calcutta, tra i momenti più toccanti: improvvisamente il palco si è popolato di bambini che le si sono stretti accanto, mentre lei ha distribuito loro una matita. Quella matita con cui amava definirsi: "una matita nelle mani di Dio". Un'immagine semplice e potentissima, capace di attraversare lo spettatore.
Nulla è stato lasciato al caso. Ogni elemento ha contribuito a costruire un racconto stratificato: la musica, le immagini, i costumi, le luci, i corpi. Anche l'inserto teatrale che ha fatto irruzione sulla scena — una donna tra due uomini — ha aggiunto una tensione contemporanea, portando in superficie stereotipi ancora presenti e una resistenza viva, ostinata, contro ogni forma di riduzione dei sogni a bisogni.
Le interpreti, donne di ogni età non professioniste scelte con attenzione anche nella loro fisicità ed espressività, sono riuscite in pochi istanti a restituire l'anima delle figure rappresentate. Sono entrate, hanno attraversato la scena, hanno lasciato un segno preciso per intensità, immedesimazione, senso di responsabilità per chi erano state chiamate a rappresentare. A dare corpo e voce a queste donne — diverse, potenti, irripetibili — sono state Elvira, Luisa, Silvana, Tata, Lucia, Nadia, Rossella, Micaela, Francesca, Ezia, Laura, Sabrina, Marina, Mara, Annabella, insieme alla presenza scenica di Francesco, Angelo e Davide.
Il pubblico ha riempito l'Auditorium San Magno e ha seguito con partecipazione crescente, con applausi a scena aperta che hanno accompagnato ogni quadro, ogni apparizione. La musica è diventata chiave di accesso emotiva: il travolgente "Tico Tico" ha acceso l'energia di Carmen Miranda, mentre le note di "Cry Baby" hanno riportato la voce graffiata e inconfondibile di Janis Joplin, tra i refrain che hanno riportato la memoria a lady Diana, Evita, Lili Marlene e tutte le altre .
Attraverso pittura, musica, danza, recitazione, carità, letteratura — come nel caso di Simone de Beauvoir — queste donne hanno inciso il mondo. Lo spettacolo le ha raccolte e richiamate, rimesse in circolazione tutte insieme in una adunanza comune, come fossero sedute in un salotto a commentare tra loro, scavalcando epoche e secoli, cosa il mondo volesse da loro e cosa invece abbiano scelto di essere, grazie alla penna delicata e allo stesso tempo aggressiva di Luigi Bucci
E mentre questo racconto ha preso forma, ha iniziato già a farsi spazio un nuovo monologo, in gestazione, destinato a entrare nel prossimo allestimento, e non solo scritto ma anche interpretato dallo stesso Bucci come naturale prosecuzione di questo viaggio dentro l'universo femminile.
È stata questa la sensazione che ha attraversato il pubblico domenica scorsa, a Trani, nell'Auditorium mons. Pichierri a San Magno, dove Luigi Bucci — artista poliedrico e versatile — ha portato in scena "Racconto lungo 100 donne".
Su quel palco lungo e ampio ha preso vita una vera e propria galleria di icone femminili. Una dopo l'altra, accompagnate da brevi frame musicali che le evocavano e le raccontavano, sono arrivate Simone de Beauvoir, Janis Joplin, Marlene dietrich, Frida Kahlo, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Madre Teresa di Calcutta, Carmen miranda, la Regina Vergine, Lady Diana, Maria Callas, Evita Peron.
Ogni apparizione è stata un quadro e ogni quadro ha rappresentato un mondo, un epoca, una affermazione di sè e delle propie idee ognuna a proprio modo.
La cifra artistica di Luigi Bucci si è rivelata con forza nella cura minuziosa di ogni dettaglio: gli abiti, innanzitutto, autentiche opere d'arte capaci di restituire l'identità di ciascuna donna. Dal meraviglioso abito della scena delle corse di "My Fair Lady", che valse l'Oscar ai costumi, ha riportato in vita Audrey Hepburn con eleganza iconica al celebre abito plissé di Marilyn Monroe in "Quando la moglie è in vacanza", luoghi hollywoodiani ormai memoria collettiva; dai colori e i fiori di Frida Kahlo, esplosi in una presenza intensa e pittorica alla apparizione di Maria Callas vestita da Medea, tragica e solenne.
E poi l'abito di Madre Teresa di Calcutta, tra i momenti più toccanti: improvvisamente il palco si è popolato di bambini che le si sono stretti accanto, mentre lei ha distribuito loro una matita. Quella matita con cui amava definirsi: "una matita nelle mani di Dio". Un'immagine semplice e potentissima, capace di attraversare lo spettatore.
Nulla è stato lasciato al caso. Ogni elemento ha contribuito a costruire un racconto stratificato: la musica, le immagini, i costumi, le luci, i corpi. Anche l'inserto teatrale che ha fatto irruzione sulla scena — una donna tra due uomini — ha aggiunto una tensione contemporanea, portando in superficie stereotipi ancora presenti e una resistenza viva, ostinata, contro ogni forma di riduzione dei sogni a bisogni.
Le interpreti, donne di ogni età non professioniste scelte con attenzione anche nella loro fisicità ed espressività, sono riuscite in pochi istanti a restituire l'anima delle figure rappresentate. Sono entrate, hanno attraversato la scena, hanno lasciato un segno preciso per intensità, immedesimazione, senso di responsabilità per chi erano state chiamate a rappresentare. A dare corpo e voce a queste donne — diverse, potenti, irripetibili — sono state Elvira, Luisa, Silvana, Tata, Lucia, Nadia, Rossella, Micaela, Francesca, Ezia, Laura, Sabrina, Marina, Mara, Annabella, insieme alla presenza scenica di Francesco, Angelo e Davide.
Il pubblico ha riempito l'Auditorium San Magno e ha seguito con partecipazione crescente, con applausi a scena aperta che hanno accompagnato ogni quadro, ogni apparizione. La musica è diventata chiave di accesso emotiva: il travolgente "Tico Tico" ha acceso l'energia di Carmen Miranda, mentre le note di "Cry Baby" hanno riportato la voce graffiata e inconfondibile di Janis Joplin, tra i refrain che hanno riportato la memoria a lady Diana, Evita, Lili Marlene e tutte le altre .
Attraverso pittura, musica, danza, recitazione, carità, letteratura — come nel caso di Simone de Beauvoir — queste donne hanno inciso il mondo. Lo spettacolo le ha raccolte e richiamate, rimesse in circolazione tutte insieme in una adunanza comune, come fossero sedute in un salotto a commentare tra loro, scavalcando epoche e secoli, cosa il mondo volesse da loro e cosa invece abbiano scelto di essere, grazie alla penna delicata e allo stesso tempo aggressiva di Luigi Bucci
E mentre questo racconto ha preso forma, ha iniziato già a farsi spazio un nuovo monologo, in gestazione, destinato a entrare nel prossimo allestimento, e non solo scritto ma anche interpretato dallo stesso Bucci come naturale prosecuzione di questo viaggio dentro l'universo femminile.














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